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La zona grigia

di Andrea Barzini

La riflessione di Andrea Barzini - autore de "Il fratello minore" (Solferino Libri) in cui racconta la storia dello zio Ettore Barzini (antifascista che aiutò famiglie ebree e ricercati politici a passare il confine) - in occasione dell'evento al Teatro Fondazione CARICIV di Civitavecchia "Il Giardino dei Giusti. La Memoria e i Giusti: patrimonio dell'Umanità". Un incontro in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio e coordinato da Antonella Maucioni. Interventi di Massimo Magnano, responsabile della Comunità di Sant'Egidio, Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, Andrea Barzini, scrittore e regista. 

Il 13 ottobre 2022 a Civitavecchia, davanti a una platea di ragazzi di tre licei, riuniti grazie alla passione di Antonella Maucioni, Gabriele Nissim ha esordito, più o meno, con queste parole: “Questi sono gli anni che cambieranno la vostra vita, ogni discorso, ogni libro, ogni insegnante, ogni esperienza, vi segneranno”.

In quel momento mi sono ricordato di quello che mi aveva detto mio padre ai miei 16 anni. Quando è venuto il mio turno, l’ho riferito ai ragazzi che mi fissavano indecisi se sonnecchiare: “Litigavo come un pazzo con papà, ero un ribelle, e quando gli dissi che avrei voluto finire i miei studi a Milano (vivevamo a Roma), da una zia, mi disse: “Vai dove ti pare, ma ricordati, la tua vita dipende dalle scelte fatte ora, non la buttare via.”

Ho proseguito ammettendo che il discorso paterno non lo avevo capito, cosa c’era di diverso fra i 16 e, per dire, i 30? Ogni età ha le sue esperienze. Mi rimase però la spada di Damocle di quel monito, e ogni tanto mi domandavo: la sto buttando via, la vita? Un altro ragionamento paterno al momento rigettai: disse che, invece di andarmene, avrei dovuto stare al suo fianco perché mi avrebbe passato le sue esperienze, diviso memorie e qualche lettura, discusso. Era il 1969 e condividere qualcosa con mio padre non mi interessava. Non sapeva nulla di Bob Dylan, di rivoluzione, di motociclette, della Londra dove volevo andare in vacanza, dei film di Godard. “Anche di questo ho dovuto ricredermi,” ho detto ai ragazzi, “molto più tardi, praticamente da vecchio, scrivendo Il fratello minore”, una storia che affonda nella memoria della mia famiglia, ho scoperto che ogni generazione non è sola al mondo, ma è attaccata a quella che la precede, traumi, ferite, gioie e conquiste incluse. Si chiamano radici. E vi passo questa mia scoperta. Dobbiamo sapere, dobbiamo condividere le storie di chi ci ha preceduto, ci aiuterà a vivere meglio. La memoria, parola abusata, è questo, serve a vivere.”

La platea, lo confesso, continuava a sonnecchiare. Erano le 10 del mattino e molti di loro erano lì invece di andare a scuola e giocherellavano con i cellulari. Così decisi di dargli una svegliata, e introdussi l’argomento che ho imparato leggendo Nissim: “la zona grigia”. È un tema che ora mi porto sempre dietro e dentro: “Andai a Milano, e dal momento che avevo rifiutato ogni guida, pur non essendo cattivo, attraversai spesso il confine della legalità. Per esempio la notte uscivo di nascosto e rubavo macchine con cui giravo fino all’alba.” La confessione parve interessarli. Puntai al tema: “Ecco, la mancanza di regole, che non era criminale, ma nemmeno positiva, si chiama zona grigia, una specie di limbo dove viviamo senza seguire un principio. Questa zona grigia ha molte sfaccettature, ma la riconosci perché quando ci vivi dentro non pagheresti nessun prezzo, non faresti nessun sacrificio per rimanere coerente ai tuoi principi, per la semplice ragione che questi principi sono flessibili. La zona grigia, per intenderci, è quella che ha permesso a milioni di persone in Europa di girarsi dall’altra parte quando gli ebrei venivano deportati.”

A questo punto ho chiesto se nell’aula qualcuno aveva avuto esperienza personale di questo genere di comportamento e ha alzato la mano una ragazza di colore con una bellissima faccia di donna forte e tranquilla: “A scuola ci sono bulli e razzisti. Qualche giorno fa hanno picchiato un ragazzo. Abbiamo denunciato la cosa al nostro professore dicendo che volevamo andare dal preside e lui ce lo ha sconsigliato: 'Ma che, vi mettete a fare la spia? Date retta, lasciate perdere'”.

Nota amara. Che nelle nostre scuole insegnino professori del genere non dovrebbe accadere. La cosa più triste era che la ragazza raccontava l’episodio senza neanche un pizzico di stupore, l’indignazione se la teneva per sé. Il resto, era roba di tutti i giorni.

Analisi di

14 ottobre 2022

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