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Le note che tornano

di Viviana Kasam

La prova del primo concerto della Palestine Orchestra

La prova del primo concerto della Palestine Orchestra Foto concessa da Harvey Sachs

Il 22 gennaio alle ore 12 sarà dedicato un albero di sughero al Maestro Arturo Toscanini all'Auditorium Parco della Musica di Roma, che il 27 gennaio ospiterà il concerto per il Giorno della Memoria "Toscanini: il Coraggio della Musica". 

Pubblichiamo di seguito l'editoriale di Viviana Kasam, giornalista, comparso sul numero di gennaio di Pagine Ebraiche.

Toscanini fu un uomo eccezionale. Nelle qualità e nei difetti. Grandissimo musicista, creò l’immagine divistica del direttore d’orchestra che è entrata nel nostro immaginario collettivo. Come la Callas, è diventato un mito, e le sue interpretazioni sono considerate insuperabili.

Aveva però un pessimo carattere, irascibile, litigioso, aggressivo. Era quello che oggi si direbbe un maniaco sessuale, e se fosse vissuto nel XXI secolo sarebbe probabilmente finito come Strauss Kahn. Ma era anche uomo di grandissimi ideali e principi etici, e utilizzò il carisma della sua immagine per opporsi platealmente a fascismo e nazismo. Dante avrebbe definito il suo “il gran rifiuto” ma in accezione positiva: rifiutò infatti per ben due volte di suonare “Giovinezza” in apertura di un concerto a Bologna nel 1931, nonostante la pressante richiesta di Galeazzo Ciano, sottosegretario agli Interni e presente in sala. Questo gli valse un pestaggio delle camicie nere, e la confisca del passaporto da parte di Mussolini, che dovette però prontamente restituirglielo a causa delle proteste internazionali. Appena rientrato in possesso del documento, Toscanini si autoesiliò in America, giurando che non sarebbe è più tornato a suonare in Italia fino alla caduta del fascismo. Non solo. Rifiutò anche di inaugurare nel 1933 il Festival di Bayreuth, il più prestigioso evento musicale al mondo, nonostante avesse un contratto firmato con Furtwangler; e non valse a smuoverlo dalla sua decisione una lettera personale di Hitler.

Amico di Einstein, Toscanini si definiva “ebreo onorario”, e amava ripetere che forse il suo nome, toponimo della regione Toscana, aveva radici ebraiche. E sua figlia Wanda si era sposata con il pianista ebreo Vladimir Horowitz.

Fin qui la storia che tutti conoscono. Meno nota invece, se non a qualche musicologo, un’altra pagina delle sua vita, quella che lo vide protagonista della operazione di salvataggio di un centinaio di musicisti ebrei, ideata dal violinista Bronislaw Huberman. Huberman, considerato il massimo virtuoso del suo tempo, si convertì al sionismo dopo aver suonato in Palestina e aver constatato la passione per la musica della popolazione ebrea residente, di tutte le classi sociali.

Avendo assistito impotente al licenziamento dei musicisti ebrei dalle orchestre del Reich (ne rimasero in carica solo alcuni che suonavano con i Berliner, per insistenza di Furtwangler), e prevedendo che le persecuzioni si sarebbero inasprite, ebbe l’idea di costituire una orchestra di sommi musicisti ebrei e trasferirla in pianta stabile in Palestina, aggirando, grazie al prestigio dell’iniziativa e al nome di Toscanini, le difficoltà che il Mandato Britannico opponeva alla concessione di visti per gli ebrei, per via delle proteste degli arabi e dei frequenti incidenti tra le due popolazioni residenti. Toscanini aveva promesso a Huberman che, se fosse riuscito nel suo intento, avrebbe diretto gratis il primo concerto, trasformandolo in un evento mondiale. Così fu. Quell’orchestra, la Palestine Orchestra (PO), che sarebbe divenuta la Israel Philharmonic Orchestra (IPO) alla fondazione dello Stato di Israele, divenne subito famosa grazie al nome del direttore italiano e a quello di Einstein, che ne fu nominato presidente onorario e che si coinvolse personalmente nella levata di fondi in America. Un centinaio di musicisti e le loro famiglie ebbero così salva la vita (i pochi che per un motivo o per l’altro tornarono in Europa morirono tutti durante la Shoah).

Da anni ho il desiderio di fare qualcosa con questa bellissima storia e il desiderio si è intensificato negli ultimi tempi, perché Toscanini e Huberman ci danno un esempio di idealismo e di impegno e un messaggio di speranza più che mai necessari in questo momento. Ho pensato perciò di replicare quel concerto per il Giorno della Memoria, con una orchestra che di Arturo Toscanini porta il nome, e un direttore, Yoel Levi, che è il primo israeliano ad essere stato nominato Principal Guest Conductor della Israel Philharmonic Orchestra e che ne tiene alta l’eredità di eccellenza.

A ottant’anni da quella serata del 1936 replicheremo il programma del concerto di Toscanini, e saranno simbolicamente presenti tre musicisti della IPO, uno dei quali, il contrabbassista Gaby Vole, è il nipote di uno dei musicisti che Toscanini diresse allora.  L’attore Umberto Orsini racconterà la storia di Toscanini, e avremo anche un filmato di clip e fotografie d’epoca, realizzato per noi da Josh Aronson, regista e produttore americano, autore del film Orchestra of exiles che ricostruisce la vicenda (di Aronson sta per uscire per i tipi di Penguin Random House anche l’omonimo libro, scritto insieme a Denise George).

A Toscanini dedicheremo anche, grazie all’associazione Gariwo, un albero di sughero e un cippo che ricorderà il suo impegno per salvare gli ebrei nel giardino dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, perché il suo gesto sia si perenne memoria. Dopo aver organizzato per il Giorno della Memoria del 2014, insieme a Marilena Citelli Francese e in collaborazione con l’UCEI, il concerto “I violini della speranza”, in ricordo degli strumenti che contribuirono a tener viva la spiritualità dei perseguitati in fuga e dei prigionieri, e nel 2015 “Tutto ciò che mi resta”, una raccolta di musiche scritte nei campi di concentramento, mi sembra che “Toscanini: il potere della musica” chiuda il ciclo con un messaggio oggi estremamente importante: e che cioè ognuno di noi può fare qualcosa, che non siamo necessariamente oggetti passivi del terrorismo, ma che possiamo opporci con il nostro impegno e dare un esempio di coraggio e di dignità. È importante ricordare le vittime della ferocia nazista e fascista. Ma, come ho spesso discusso con il mio maestro, Haim Baharier, bisogna cercare di sottrarsi alla retorica, che finisce per imbalsamare la storia, ed evitare la tendenza a focalizzare l’identità ebraica in quella di vittime.

Vittima è una accezione passiva, e mortifica l’identità identità culturale e spirituale del nostro popolo. Insieme al ricordo delle vittime, dobbiamo, credo fermamente, ribadire la nostra creatività, il nostro pensiero, la nostra visione del mondo.

Con i tre concerti per il Giorno della Memoria ho cercato di ridare la voce e l’identità culturale a coloro cui la persecuzione ha cercatodi toglierla: agli strumenti destinati a tacere per sempre, alle musiche che si è cercato di cancellare, uccidendo chi le scriveva e chi leinterpretava, e impedendone l’esecuzione pubblica. Ora, con questo concerto, spero di contribuire a diffondere la consapevolezza che si può resistere al Male, che si possono avere e realizzare grandi sogni anche nelle avversità, e che ognuno di noi ha il dovere di far proprio l’esempio di Toscanini e di Huberman e difendere la dignità umana e la vita di tutti coloro che sono vittime di persecuzioni e discriminazioni.

Viviana Kasam, giornalista

Analisi di Viviana Kasam, giornalista

15 gennaio 2016

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