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Le responsabilità di Netanyahu e Kagame

di Yair Auron

Pubblichiamo di seguito l'intervento dello storico israeliano ed esperto di studi sull'Olocausto Yair Auron sull'incontro - avvenuto il 24 gennaio 2018 al World Economic Forum di Davos - tra il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente Ruandese Paul Kagame - il tema è la deportazione dei rifugiati da Israele verso il Ruanda.

Secondo i media, il "meeting al vertice" tra il Primo Ministro israeliano e il Presidente del Ruanda a Davos ha suscitato maggior interesse degli incontri di Netanyahu con il Cancelliere tedesco, il Presidente francese e persino il Presidente degli Stati Uniti.

I due leader stanno cercando di "appianare i contrasti" e “chiudere l’accordo" che consentirebbe la continua espulsione dei rifugiati da Israele verso il Ruanda, a volte fino alla loro morte, altre volte fino a quello che loro definiscono l”inferno in terra”.

Sembra inconcepibile che ciò venga portato avanti da due popoli che hanno recentemente vissuto l’esperienza del genocidio - noi negli anni '40 (gli ultimi sopravvissuti all'Olocausto sono ancora tra di noi) e i Tutsi nel 1994. Il più rapido genocidio della storia non è stato fermato dalla Comunità Internazionale, ma dalle forze Tutsi che provenivano da fuori, guidate, tra gli altri, dal Presidente ruandese in carica. Circa un milione di persone - il numero effettivo potrebbe non essere mai conosciuto - sono state assassinate in soli cento giorni; cioè circa 10.000 esseri umani al giorno, 416 all’ora. E ancora, sette esseri umani come me e te, sono stati uccisi ogni minuto. E il mondo sapeva, ha visto e ha taciuto, ha voltato le spalle senza fare niente.

Noi, in Israele, abbiamo visto e taciuto. Abbiamo attrezzato un ospedale da campo per salvare vite umane, ma allo stesso tempo abbiamo anche inviato armi per uccidere, mentre il genocidio è andato avanti, e lo abbiamo fatto consapevolmente e coscientemente. Anche se non conosciamo i numeri esatti del massacro, abbiamo sicuramente visto le centinaia di corpi galleggianti lungo il fiume - sui due canali TV che avevamo in quel momento. Le armi sono state inviate dal governo di Israele al governo “assassino” Hutu, non da commercianti di armi private. E sì, il governo israeliano a quel tempo era purtroppo la coalizione Rabin-Peres-Meretz.

La Corte Suprema "di sinistra" ha ripetutamente rifiutato la nostra richiesta di esporre documenti che lo Stato ammette siano in suo possesso, il che prova inequivocabilmente il crimine commesso in base al Diritto israeliano e internazionale. Quel crimine è, di fatto, una complicità nel genocidio. L’avvenuto invio di armi al Ruanda durante il genocidio non è così diverso da quello alla Germania nazista durante l'Olocausto. Si tratta di affermazioni difficili da fare, ma devono essere fatte.

Il Presidente ruandese, un tutsi figlio di sopravvissuti al genocidio, lo sa molto bene. Ma questo non gli ha impedito di venire in Israele per le celebrazioni del 90° compleanno del defunto presidente Shimon Peres; come non gli ha impedito di ricevere Netanyahu al Genocide Museum di Kigali, tacendo sui crimini di Israele durante il genocidio. I suoi ministri di governo hanno persino cercato di negare che ci siano mai stati, perché la menzione di tali accordi sulle armi potrebbe mettere a repentaglio l'attuale accordo sugli armamenti tra i due governi, che continuano a commerciare in grandi quantità.

Gli alti funzionari ruandesi stanno negando qualsiasi accordo riguardante la deportazione dei rifugiati, ma, con un'attenta analisi, le dichiarazioni ufficiali rivelano forti contraddizioni, ed è lecito ritenere siano molte le false informazioni divulgate.

Due popoli che hanno vissuto un genocidio, per il quale il genocidio è forse la componente più importante della loro identità, stanno ora inviando i rifugiati al loro orribile destino. E tale destino è documentato da numerose prove e testimonianze di sopravvissuti, che spesso, dicono, preferirebbero morire piuttosto che scegliere quella via.

Va detto: entrambi i governi sono coinvolti in questa tratta di esseri umani. Non c'è altra definizione per questo tipo di rapporti: il governo di Israele paga una somma (forse $ 5.000 "pro capite") per ogni rifugiato che il Ruanda accetta di far passare per i propri confini. Entrambi i popoli - israeliano e ruandese - devono aver imparato una lezione disastrosa: che ci sono esseri umani - membri del proprio gruppo - che valgono di più, e ce ne sono altri, che valgono meno, e poi ci sono quelli che non valgono nulla. Non ci sono restrizioni morali e ai sopravvissuti è concesso tutto, con impunità.

Tutto ciò accade di fronte ai nostri occhi proprio mentre si celebra il Giorno della Memoria Internazionale dell'Olocausto (27 gennaio). Quando penso a questo, so che il male, ogni tipo di male, è ancora possibile. È vero, questo non è né l'Olocausto ebraico né il genocidio ruandese, ma è abbastanza orribile, abbastanza inconcepibile e profondamente scoraggiante …

Eppure la mobilitazione nelle ultime settimane di pubblici ampi e variegati nella società israeliana, che si stanno "risvegliando" per protestare, è un'iniezione di speranza che ci costringe a continuare a farci sentire fino all'annullamento del decreto di deportazione.

Yair Auron, storico e docente alla Open University d'Israele

Analisi di Yair Auron, storico e docente alla Open University d'Israele

29 gennaio 2018

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