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Lettera aperta a insegnanti e studenti

di Anna Maria Samuelli per la Commissione didattica Gariwo

Una visita al Giardino di Milano

Una visita al Giardino di Milano

Cari insegnanti e cari studenti,

Gariwo sta lavorando come sempre, anzi con rinnovate energie, per preparare gli eventi in programma.
Sappiamo che siete a casa. Nel Giardino dei Giusti del Monte Stella c’è silenzio, e lo Spazio del dialogo sembra dilatato, sino a comprendere l’Anfiteatro.

Ci mancate. Nel Giardino mancano i vostri volti, le vostre domande, il vostro sorriso.
Gli insegnanti della Commissione didattica che tante volte vi hanno accompagnati e vi accompagneranno a scoprire che esiste un luogo dove vivono i Giusti di tutto il mondo, vi invitano a tenere aperto il dialogo con le tante figure straordinarie di donne e uomini che grazie ai Giardini in Italia e nel mondo hanno preso vita e sono diventati amici di tutte le persone che vogliono salvare il futuro con atti quotidiani di responsabilità e con il loro impegno.

Approfittiamo di questo tempo che ci è dato e che ci costringe a casa per riflettere sul fatto che quando il male che appare lontano, si avvicina e cresce la paura, sono necessari esercizi di pensiero, una messa a punto delle priorità, la presa di coscienza del fatto che spesso abbiamo allontanato da noi tanti altri fattori di rischio - a partire da quello ambientale e dalla diffusione, sottovalutata, dell’individualismo che minaccia la solidarietà e il valore che ci costituisce: il nostro essere in relazione.

“…la conoscenza avviene con il confronto con l’altro, senza il quale non potremmo porci quegli interrogativi che ci guidano. È un percorso che si fa in compagnia, con quelle persone che attirano il nostro cuore; un viaggio fatto di contatti, sintonie, condivisione di esperienze, vissute da entrambi o da uno solo, che sono la fine, il risultato, di tutto quello che siamo. Come tali, come punto di arrivo, suscitano il desiderio di capire da dove nascono, risalire alla fonte, che consiste nell’addentrarsi ancora più a fondo. Tutto questo con la parola, i gesti, gli sguardi: un modo di comunicare che permette di condividere la vita con l’altro affinché questo ci accompagni e si faccia accompagnare nella ricerca di sé. L’uomo ha bisogno di questo contatto, di trovare sintonia, intesa per affrontare il viaggio, dentro di sé, nell’altro, e lungo la vita. C’è bisogno di affezionarsi, di far dipendere dall’altro la nostra felicità, la nostra soddisfazione, la nostra completezza. Da soli non ci bastiamo. Servono evasioni, novità, improvvisazioni che rompano la monotonia delle giornate e dello stare soli con noi stessi. Serve ascoltare, guardare, percepire, osservare, per farci guidare, per lasciare che l’altro tiri fuori da sé quello che ha vissuto, lo condivida, lo capisca, lo affronti, e lo faccia suo e nostro. Così “conoscersi” è fatto di vita vissuta mia, e vita vissuta dell’altro, e dell’altro e di tutti i “sé” che ci accompagnano e che ascoltiamo.

Spesso sono esperienze che non abbiamo vissuto, ma con le parole dell’altro che cercano di descrivere un ricordo fatto d’immagini, sensazioni, profumi, paure, egli ce le presenta, è come se potessimo vederle anche noi, come se fossimo lì con lui, e facciamo domande, per vedere meglio, e nello stesso tempo guidare l’altro nel trovare le parole che possano renderci partecipi al meglio. Tant’è che quando si ascolta nel tentativo di capire, poi si ricordano le parole dette, soprattutto lo sguardo, concentrato, quasi assente dell’altro, come se non fosse più sé: uno sguardo vuoto, ma pieno di un ricordo che non si vede, perso, ma attento, come se entrambi fossimo estranei a quello che c’è fuori, ma chiusi, insieme, in un ricordo, che l’uno osserva da fuori, con immagini sue, perché non l’ha vissuto, e l’altro da dentro. E c’è come una sintonia che permette di seguire il percorso dell’altro, senza perdersi nella sua descrizione. E la grandezza deriva dalla capacità che abbiamo di capire esattamente quello che l’altro vuole dire, consiste nell’ascoltare le parole che usa per guidarci, inevitabilmente diverse da quelle che avremmo usato noi, ed è questo il bello, l’inspiegabile: imparare a conoscere l’altro attraverso le sue parole, che hanno dentro di sé tutto il vissuto e la rielaborazione che ha fatto dell’episodio di cui ci sta rendendo partecipi. Ascoltare vuol dire apprezzare le sfumature, intuire dove si vuole arrivare, empatia, sintonia”. (Silvia Osimo, "Conoscersi, non preoccuparsi di sé. Prendersi come punto di partenza, non come meta". p.50, Esercizio di pensiero sulla lettura di M. Buber, "Il cammino dell’uomo", pro manuscripto, 2009)

I Giusti diventano così i nostri compagni di strada, anche nelle asperità della vita.

La violenza esercitata sull’ambiente ci ricorda oggi la nostra fragilità e l’epidemia di Covid-19 che costringe interi paesi e gruppi umani all’isolamento ci riporta a considerare che la nostra è una identità personale tessuta di relazioni sociali, costituite anche in quelle istituzioni frutto della lotta e dell’amore della libertà dei nostri padri. Istituzioni democratiche cui siamo legati e che, proprio nelle emergenze, ci chiedono di avere comportamenti solidali. E ci difendono dalle regressioni egoistiche.

La “cittadinanza attiva” non sembra più un tema astratto. In una società in cui tutti siamo esposti al rischio, la memoria dei giusti che incarnano il principio di solidarietà e che hanno scelto di assumersi il carico della fragilità dell’altro, della sua esposizione al male, anche rischiando la propria vita, è fonte di energia e di speranza per noi tutti. A questi esempi accostiamo anche i comportamenti di tanti impegnati oggi in prima persona a gestire l’epidemia e a reggere la trama della compagine civile cui apparteniamo. E’ sotto i nostri occhi il fatto che hanno messo al primo posto il senso di umanità che ci è stato donato.

Cari insegnanti cari studenti, continuiamo nel nostro impegno di scoprire le storie dei Giusti, adottiamone tanti, e ritorneremo in classe arricchiti di un bene prezioso. Noi di Gariwo ci siamo e vi aspettiamo.

Anna Maria Samuelli per la Commissione didattica di Gariwo

Analisi di Anna Maria Samuelli per la Commissione didattica di Gariwo

27 febbraio 2020

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