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​L’inquietudine che spaventa

di Antonio Ferrari

Il mio amico Gabriele Nissim, fondatore di Gariwo, chiedendomi questo commento, ha deciso di sfidarmi. Accetto la sfida, perché alle sfide non sono capace di sottrarmi, nonostante sia pervaso da dubbi. Non in quello che credo - la libertà, la democrazia, i diritti umani, che per me sono i pilastri della vita -, ma sulla mia capacità di spingere la gente a pensare.

Quanto vedo nel mondo, e oggi anche nella mia amata Italia, non è soltanto agghiacciante. È la rinuncia a tutto. Ci sono quelli che dicono di seguire il volere del popolo, e non sanno - gli asini, mi scusino nobili animali -, che non si può confondere il popolo con il populismo. Ci sono altri, con un discusso pedigree accademico, che spiegano di poter dimostrare l’indimostrabile perché sono professori. Ho il privilegio di essere sposato con una professoressa greca, ma per fortuna lei è uno spirito critico, non un interessato arbitro, che preferirei definire al costante servizio di due padroni.

Oggi il mio stato d’animo è un vascello nella tempesta in preda al dubbio. L’unica certezza è che so che cosa voglio, la mia Europa, la mia libertà, la mia seppur imperfetta democrazia, la mia dignità, il mio totale rispetto dei diritti umani. Cosa posso fare in concreto? Poco, pochissimo. Però posso resistere, almeno salvando la mia coscienza. Non pretendo risultati, ma almeno la certezza di contare qualcosa, di esistere, come tanti altri.

Da giornalista, oggi sotto il tiro degli ignoranti sensali dell’imbecillità, dovrei vivere da assediato. Mi rifiuto. Resisto.
Nella mia vita, dove l’anagrafe comincia a pesare, credo di avere studiato molto e visto molto, persino troppo. I giovanotti asini che mi fanno la lezione politica forse ignorano che ho seguito prima di loro il fascino segreto della bufala da diffondere. Io, quando ho denunciato quella bufala o fake news, sono stato messo all’indice, e quando si è dimostrato che avevo ragione, il danno era stato fatto. È quanto succede oggi, nel mondo. Trump racconta balle che verranno credute e digerite dal popolo per alcuni anni, e quando si dimostrerà inequivocabilmente che erano balle sarà troppo tardi. Lo stesso fanno Putin, Erdogan e il leader cinese: “Vendere oggi quel che verrà ritenuto spazzatura domani”.

Per la mia Italia, mi sconvolge il combinato tra arroganza e ignoranza. Condivido con Nissim che l’Italia non è e non sarà mai un Paese razzista, anche se le iniziative del Ministro dell’Interno che finge di camminare come un dittatore sono difficili da sopportare. Ma più che quelle di Salvini, mi impressionano le mosse ignoranti e ridicole del bulletto Luigi Di Maio. Lo capisco, povero figliuolo della Napoli depressa che si ritrova per esultare allo stadio, servita in tribuna dal piacente camerierino. Ma gli attacchi alla stampa per il poco più che trentenne ministro sono figli dell’ignoranza più che della malafede. Che ne sa Giggino della stampa libera? È mai stato nell’Est comunista? Ha mai visto, all’alba, le code di disperati e affamati? Povero cocco, non conosce e non ha letto nulla.

“Giornali servi, giornalisti che succhiano le sovvenzioni dallo Stato”. Taccia, Giggino, taccia. Non parliamo poi degli attacchi indiretti e diretti all’Euro. Ma lo sa, Di Maio, che una trentina di anni fa la nostra lira non la voleva nessuno? Che anche noi, vituperati giornalisti “nemici”, dovevamo imbottirci di dollari per pagare le spese di una trasferta? Lui cita Soros, ma non sono sicuro che lo conosca davvero.

Caro Nissim, questo commento di resistenza morale, di chi crede che il futuro, soprattutto per i più giovani, tornerà a sorriderci, è solo un piccolo contributo di chi rimane inguaribilmente ottimista in questa nostra Italia, che adesso appare disastrata.

Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Analisi di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

8 ottobre 2018

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