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L’ultimo grido di dolore del Paese dei Cedri

Editoriale di Hafez Haidar



L’attentato del 19 ottobre 2012 ha provocato la morte di Wissam al-Hassan (11 Aprile 1965 - 19 Ottobre 2012), capo dell’intelligence dei servizi segreti libanesi, e di altri 7 concittadini; ha causato il ferimento di 80 civili inermi e ha riportato il Paese dei Cedri nel caos e nella disperazione, facendolo ripiombare nel clima della guerra civile durata 15 anni.
Tale conflitto, iniziato il 13 Aprile 1975 e terminato il 13 ottobre 1990, causò la morte di 150.000 civili, il ferimento di 200.000 persone, il crollo dell’economia e la fine della pacifica convivenza multiconfessionale e multietnica.
L’attentato ordito dagli uomini di Damasco è stato compiuto con un ordigno piazzato sotto un’auto parcheggiata in una strada molto affollata nel noto quartiere cristiano di Ashrafiye, nel cuore  di Beirut. Il luogo prescelto è vicino al quartier generale della coalizione “14 Marzo” di Saad Hariri, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, figlio dell’ex capo del Governo libanese ucciso il 14 febbraio 2005 dagli uomini dei servizi segreti del presidente siriano. 
Wissam al-Hassan è stato eliminato atrocemente, come al-Hariri, per aver commesso un gesto ritenuto sleale dal regime di Damasco: l’arresto dell’ex ministro Michel Samaha, accusato di aver organizzato una campagna di violenza sponsorizzata dalla Siria contro personalità anti-siriane. 
Bashar al-Assad, conosciuto come il nuovo Nerone siriano, ha sferrato un altro spietato attacco contro il Libano, nel tentativo di dare il colpo di grazia al piano elaborato negli ultimi decenni da America e Unione Europea per sottrarlo alla devastazione, riportandolo ad essere uno stato sovrano e democratico.
Bashar al-Assad ha cercato in tutti i modi di minare la stabilità e l’unità nazionale libanese, nella speranza di riportare la guerra al di fuori dei confini siriani e nel tentativo di salvare, almeno in parte, la sua immagine associata ormai al massacro di migliaia di concittadini innocenti.
Salvare il Libano, per l’Europa e l’America, significa salvare un luogo di convivenza tra cristiani, musulmani ed ebrei, rendendo saldo il ponte per il dialogo e rafforzando lo scambio di cultura tra Oriente e Occidente. 
Papa Benedetto XVI, durante la recente visita in Libano (14 settembre -16 settembre 2012), ha ripetuto che il Paese è un modello di convivenza religiosa e civile per Oriente e Occidente.
Oggi i libanesi sanno che tanti altri patrioti antisiriani sono nel mirino dei servizi segreti siriani e temono che un’ondata di nuovi attentati faccia serpeggiare nuovamente il terrore e la paura. 
Vista l’importanza di Wissam al-Hassan nello scenario politico orientale, da ogni parte del mondo sono giunte decise prese di posizione contro l’uccisione del capo dell’intelligence dei servizi segreti libanesi.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato: “Condanniamo con forza quello che appare chiaramente essere un atto terroristico”, mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato con fermezza "l’atto terroristico invitando i libanesi all’unità nazionale e a non cedere alle provocazioni”. 
Il Ministro dell’informazione siriano al-Omran Zohbi ha replicato in tono ironico agli attacchi della stampa mondiale, esprimendo il proprio dispiacere per quanto accaduto, mentre il Ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato: “I veri colpevoli sono i nemici della regione, sono coloro che cercano di aumentare l’insicurezza per realizzare i loro obiettivi malvagi”.
La Siria e l’Iran continuano a giocare con la vita altrui, mentre il Libano si trova sul baratro di un nuovo profondo precipizio. I profughi siriani attualmente in Libano dove andranno a finire? A chi spetta l’ultima parola?

Hafez Haidar, scrittore libanese

Analisi di

29 ottobre 2012

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