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Mai più muri

Pregiudizi e rabbia nel ritorno della dottrina della paura

Pubblichiamo di seguito l'intervento di Andrea Barzini all'incontro MAI PIÙ MURI Pregiudizi e rabbia nel ritorno della dottrina della paura, a un anno dall'uscita del suo libro "Il fratello minore" (Solferino Libri) e in occasione della pietra di inciampo per Ettore Barzini. All'incontro hanno partecipato anche Gabriele Nissim, Marco Garzonio, Milena Santerini, Ferruccio de Bortoli, Alberto Mattioli, Nello Scavo, Marco Steiner.

L’incipit del manifesto di Ventotene è da tenere in mente, nella sua semplicità, quando ci accingiamo a ricordare il sacrificio di tanti patrioti morti durante la Resistenza. Al centro c’è il principio di libertà, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma autonomo centro di vita. Prima dell’infausta parentesi del nazi-fascismo, era già in atto, in Europa e negli Stati Uniti, pur fra mille contraddizioni, un processo storico che voleva che lo Stato fosse messo a tutela della libertà dei cittadini, tutti i cittadini. Un processo che ha continuato a camminare dopo la guerra, e dobbiamo ricordare come abbia modificato e migliorato tutti gli aspetti della vita sociale. Libertà di associazione, di stampa, di opposizione, tutela del lavoro e della salute, istruzione per tutti.

Dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione, una delle più avanzate, complete e illuminate. Ma gli uomini che si richiamavano a Ventotene, testimoni dei guasti tragici del nazionalismo, avevano una visione ancora più ampia: guardavano all’Europa unita. Piano piano, ci stiamo arrivando. 

I nostri padri sono morti per quella idea. Purtroppo la parola sacrificio è logora, ma giova ricordare questo gesto: per combattere contro qualcosa che non ci sembra giusto, si fa una scelta morale e politica che può portare anche alla morte. In un tempo, quello attuale, di straordinario egoismo, e pochissima voglia di andare verso l’altro, tempo in cui persino una mascherina, per molti, è una minaccia al loro benessere, pensare a questi uomini è salutare. Sapendo di essere condannati, hanno discusso di politica e del bene comune fino all’ultimo giorno della loro vita.

Da qualche anno l’idea di un mondo che garantisca i diritti di tutti, viene spesso offuscata. Rinascono i nazionalismi, rinasce l’egoismo di parte, si prendono a pretesto le indubbie manchevolezze della costruzione europea per negare in toto il sogno dei nostri padri. Ricordando mio zio Ettore, resistente, morto a Mauthausen, modesta pedina di un’organizzazione politica diretta da pensatori e politici importanti, mi ritrovo a scoprire che i meccanismi che resero possibile il nazi-fascismo sono gli stessi che una certa propaganda sta mettendo in atto. Come Hitler e Mussolini, si fa leva sull’irrazionale, la paura, paura di perdere quanto acquisito, paura dell’altro, che diventa antagonista. Chi punta a veicolare rabbia e rancore lo fa per accrescere il proprio potere. Ecco che tornano i muri. Non troppo diversi da quelli che hanno separato i territori del mondo durante l’ultima guerra, e chiuso nei campi di concentramento milioni di persone. Muri difesi militarmente, l’obbiettivo è tenere fuori l’altro, e tutelare la propria identità. Dietro c’è un’idea sinistra, “voi siete pericolosi, non vogliamo contagi.” Che siano ebrei, migranti, oppositori politici, diversi di qualsiasi tipo, non importa. Fuori.

L’esempio della Resistenza ci spinge a trovare soluzioni per disarmare chi specula per farci tornare indietro. Smascherare i meccanismi, oggi facilitati dagli algoritmi e dai social, evidenziarli, denunciarli mostrandone la falsità e l’assurdo, ogni volta che si presentino è già un primo compito. Tocca anche ragionare per scegliere nuovi fronti di lotta. Il compito dei nostri padri era più semplice. Oggi viviamo in un mondo immateriale, ma già le prime conseguenze della rivoluzione globale sono sotto gli occhi. Partecipazione, indipendenza nel lavoro, identità delle persone, radici storiche, insegnamento scolastico, libera iniziativa imprenditoriale, ambiente, sono sotto minaccia da strutture multinazionali che hanno un solo obbiettivo: l’omologazione completa dell’uomo per farne un docile lavoratore e un solido consumatore. Ecco, teniamoci saldo il primato e il diritto della critica, come erano critici i resistenti. In un paesaggio mutato, e davanti a nuove minacce, è ancora e sempre l’uomo che pensa con la sua testa il primo garante del bene comune.

Andrea Barzini

Analisi di

17 gennaio 2022

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