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Noi armeni, portatori della memoria di un genocidio non riconosciuto dagli eredi dei perpetratori

di Tsovinar Hambardumyan

Pubblichiamo di seguito la riflessione dell'Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia, Tsovinar Hambardumyan, in occasione del quinto incontro di GariwoNetwork "Prevenire i genocidi con l'esempio di Giusti". 

Per me è un onore essere qui oggi, alla quinta edizione del GariwoNetwork, e avere la possibilità di rivolgere un saluto a questo autorevole pubblico. L’incontro di oggi è dedicato a un tema molto importante: la prevenzione dei genocidi. Il titolo della stessa Convenzione dell’ONU sul genocidio del 9 dicembre 1948 parla della prevenzione e della repressione del delitto di genocidio, piuttosto che della punizione per il male è già compiuto. Oggi, possiamo constatare che Gariwo, attraverso la diffusione della Memoria del bene, sta svolgendo un’attività fondamentale nel campo della prevenzione dei genocidi.

Una missione estremamente importante, poiché, oggi come ieri, purtroppo, il concetto della prevenzione è rimasto un concetto astratto. Dopo il genocidio armeno, c'è stato l'Olocausto degli ebrei, i genocidi in Cambogia, Ruanda, Darfur... E più recentemente, il genocidio degli Yazidi perpetrato dallo Stato Islamico. Dobbiamo allora passare questo importante messaggio: MAI PIÙ, i crimini come questi non devono accadere mai più.

Vorrei sottolineare che le attività di Gariwo hanno dato visibilità in Italia anche al genocidio del popolo armeno. Mi riferisco, in particolare, al lavoro svolto nelle scuole, nelle istituzioni e alla fondazione dei Giardini dei Giusti in Italia e nel mondo, dove si onorano, tra gli altri, i Giusti per gli Armeni. Nel corso di questi vent’anni, Gariwo ha ricordato e ha reso omaggio, in Italia e all’estero, anche ai Giusti per gli armeni, i testimoni della verità e coloro che hanno salvato vite umane. Solo per ricordare, citerei alcuni di loro: lo scrittore tedesco Armin Wegner, il Console italiano a Trebisonda Giacomo Gorrini, l’incaricato della Lega delle Nazioni per i profughi norvegese Fridtjof Nansen, il giornalista armeno Hrant Dink, la missionaria danese Karen Jeppe, e tanti altri.

Come sapete, nel 2015, l'Armenia e gli armeni del mondo hanno commemorato il centesimo anniversario del genocidio degli armeni durante l'Impero ottomano. La commemorazione si è svolta sotto quattro direttrici principali: la memoria, la gratitudine, la lotta internazionale e, infine, la rinascita. Questo bellissimo evento di oggi si inserisce pienamente nella logica della seconda direttrice, quella della gratitudine. La gratitudine a tutte le persone, alle istituzioni, ai popoli, agli Stati che hanno aiutato noi armeni durante questa calamità. Il concetto del Giusto si è allargato e include non solo chi ha salvato vite umane, ma anche chi ha testimoniato la verità, facendola arrivare fino ai nostri giorni. E oggi Gariwo fa suo - il concetto di “Giusto dell’Umanità”.

Per quanto l'evento di oggi sia dedicato ai genocidi, lo definisco bello, perché è dedicato ai Giusti che stanno rendendo bella la vita e l’umanità, senza l’esistenza e le attività dei quali oggi avremmo un mondo completamente diverso. Sono i Giusti che emanano luce nel buio e, nelle tenebre del genocidio, risvegliano tutto ciò che è positivo, danno forza alla lotta internazionale contro questo male, e ci danno la possibilità di rinascere.

Recentemente ho avuto l’occasione di partecipare, sempre sull’iniziativa di Gariwo, ad un altro imporatane evento, all’inaugurazione del Viale dei Giusti della Farnesina. Un evento che fa riflettere sulla “diplomazia del bene”. Noi armeni siamo portatori della memoria di un genocidio fino ad oggi non riconosciuto da parte degli eredi dei perpetratori. Come affermava Elie Wiesel, un popolo che ha subito un genocidio non riconosciuto può più facilmente andare incontro ad un secondo genocidio. Un’affermazione oggi confermata dalle parole di Erdogan, pronunciate pochi mesi fa, in presenza del suo alleato azero Aliev a Baku, quando ha letteralmente detto: “Porteremo al termine l’opera cominciata cento anni fa”.

Tsovinar Hambardumyan, Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia

Analisi di

23 novembre 2021

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