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Non dimentichiamo Alexander Langer

di Simone Zoppellaro

DA STERZING/VIPITENO - Alcune piccole pietre, secondo l'uso ebraico, poggiano alla base della croce posta sulla tomba di Alexander Langer e dei suoi genitori, Artur e Elisabeth, nel piccolo cimitero di Telves, in Sudtirolo. Ci arrivo insieme ad alcuni amici, Giovanna, Gerhard e Luca, partendo dalla cittadina natale del più europeo dei nostri politici del Novecento, che ha il doppio toponimo di Sterzing e Vipiteno. Qui si rinnova, in questa terra di confine ricca di suggestioni naturalistiche, culturali e storiche, la memoria di un uomo che i confini li ha voluti e saputi abbattere.

Per giungere qui, affrontiamo un breve percorso in auto a tratti un po' comico (ci perdiamo in un paio d'occasioni) in cui si mischiano la stanchezza per il lungo viaggio appena concluso e, soprattutto, una grande emozione, taciuta con leggerezza. In questo giorno il politico e attivista sudtirolese, di cui fra pochi mesi ricorreranno i 25 anni dalla morte, avrebbe compiuto 74 anni.

Per chi, come Giovanna e Gerhard, ha avuto il privilegio della sua amicizia, ma anche per coloro che, al pari di me e Luca, sono troppo giovani per averlo conosciuto, Langer rappresenta ancora oggi un riferimento umano e politico (come scindere questi aspetti, in lui?) imprescindibile, che ha pochi eguali nella recente storia italiana. Un “esile mito”, come scriveva Fortini di Sereni, capace ancora oggi di incidere, motivare e far riflettere generazioni anche molte lontane, per età e appartenenza geografica. Torniamo un po' tardi, con la lieve vergogna tipica degli scolaretti in ritardo (cui si unisce, nel mio caso, quell’ansia congenita da immigrato italiano in Germania che mi fa arrivare in scandaloso anticipo a quasi tutti i miei appuntamenti), alla prosecuzione dei lavori della Fondazione Langer, ente che porta avanti, grazie all'impegno di molte persone di valore, la sua memoria.

Vipiteno è un luogo magico, non solo per le memorie langeriane che racchiude, per la bellezza delle sue vie e del paesaggio che la circonda. Situata a appena una decina di chilometri dal Brennero, nei due giorni che vi trascorro sento parlare attorno a me tedesco, italiano e persino ladino, in un'armonia che – in un'epoca segnata dall'avanzare di un falso neologismo, il sovranismo, che richiama memorie assai dolorose – è ancora più apprezzabile. Pochi luoghi in Italia, in fondo, sono così intimamente europei come la piccola Vipiteno e quel Sudtirolo che tanto Langer e il suo impegno hanno contributo a trasformare e plasmare, superando l'odio e la violenza.

Festeggiare il compleanno di Alex nella sua cittadina natale per inaugurare il venticinquennale della sua scomparsa è un'idea toccante, poetica e – a giudicare dal grande successo dell'iniziativa pubblica a lui dedicata a Vipiteno – assai efficace, che si deve in primo luogo a una persona, Edi Rabini, amico e collaboratore storico di Langer. Edi è, per chi non ha potuto conoscere Langer di persona, la prova vivente della sua umanità straordinaria, della sua capacità di prendersi cura e, insieme, motivare chi gli è intorno. Cosa per nulla scontata in questi tempi in cui persino l'attivismo, a volte, si riduce a un semplice dispiegarsi di narcisismo, a una sfilata di solitudini parallele.

Tratto ancora meno scontato, a ben guardare, per un personaggio di rottura come Langer, che con le sue azioni e i suoi scritti, assai poco accomodanti, ha sempre – nei luoghi e i contesti più diversi – perseguito con determinazione cambiamenti sociali, politici e culturali radicali. Niente di più lontano dal santino, buono per tutte le stagioni, in cui cercano invano di inquadrarlo alcuni in tempi recenti, come si fa sovente con personaggi scomodi del nostro passato (basti pensare a un Pasolini). Nulla di più lontano, infine, dalla furia ideologica dei tanti che, ieri come oggi, vorrebbero somministrarci verità asfittiche, come merci confezionate e pronte per l'uso.

Perché Langer, a ben guardare, si muove in tutt'altra direzione: un (esile) mito dell'età dell'ermeneutica, lo definivo tempo fa in un articolo, che non smette mai di interrogare se stesso e noi, senza timore di affrontare nel modo più immediato e diretto la complessità del suo e del nostro mondo. Il filosofo Mauro Bozzetti, autore di un notevole saggio su di lui, ha ben ragione a evocare Socrate e la maieutica. Per questo, e per lo spirito profetico con cui ha anticipato le questioni fondamentali del nostro tempo (dall’ecologia alla convivenza, dal pericolo dei nuovi nazionalismi alla imprescindibile necessità dell'Europa), Alexander Langer è ancora fra noi. Sulle sue spalle, al pari di quelle di quel San Cristoforo in cui ha intuito un simbolo della conversione ecologica, abbiamo attraversato il guado che ci ha condotti al nuovo millennio.

Langer vive anche nell'opera instancabile della Fondazione che porta il suo nome. Dalle migrazioni alla scuola, dalla cultura alle iniziative editoriali, dalla cura del suo archivio fino al premio Alexander Langer, sono tantissimi gli ambiti in cui questa rete di volontari è impegnata. Una rete che si estende anche fuori dall'Italia, con particolare attenzione a quello spazio balcanico che fu al centro dell'impegno di Langer nell’ultima fase della sua esistenza.

Non dimenticare Langer significa forse, in primo luogo, proprio questo: proseguire, come fanno Edi e i suoi sodali, sulle tante orme tracciate – da Vipiteno al mondo – dal politico sudtirolese. Senza mai farsi abbattere: contro quel “rompiscatole” di Alex usarono di tutto, anche l’antisemitismo, data l'origine famigliare (il padre era un medico ebreo nato e cresciuto a Vienna). Rileggere Langer oggi, sforzarsi di declinarlo nel nostro presente, conoscere e interrogare chi ha fatto un tratto di strada con lui – breve o lungo che sia – è un’esperienza che non ha prezzo.

Langer, questo Giusto che ha anticipato forse più di chiunque altro il mondo in cui viviamo – con la sua umanità e il suo esempio, ma anche con le sue domande sempre pregnanti e le tante sfide aperte – è ancora qui accanto a noi, un nostro compagno di cammino.

Buon compleanno, Alex!

Simone Zoppellaro, giornalista

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

25 febbraio 2020

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