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"Non dimentichiamo i coraggiosi giornalisti russi"

l'intervento di Zoja Svetova al Giardino dei Giusti per la Giornata della libertà di stampa 2022

Il 3 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della libertà di stampa. Una festa per giornalisti, corri­spondenti, pubblicisti, editorialisti. Per tutti coloro che scrivono sulla stampa cartacea o su internet. Per tutti coloro che si considerano giornalisti. Ci si potrebbe chiedere se una festa simile si celebri anche in Russia. Più no che sì. Certo i giornalisti amano festeggiare, bere, fare discorsi e brindisi. Ma in generale, pre­feriscono lavorare, ottenere informazio­ni, correre ad aiutare, descrivere le si­tuazioni drammatiche più difficili in modo che ci sia risonanza. Loro, i giorna­listi, preferiscono non festeggiare, ma cambiare le vite, cambiare il mondo. Questo è quello che ha sempre fatto Novaja Gazeta, il giornale in cui ha la­vorato Anna Politkovskaja, in onore della quale è stato eretto un cippo commemorativo in questo giardino. Per molti anni ho collaborato con Novaja Gazeta, uno dei giornali indi­pendenti russi più famosi, giornale in cui sono stati uccisi diversi giornalisti che scrivevano della guerra, della cor­ruzione russa ai massimi livelli del po­tere russo.

Ho scritto molti articoli per Novaja Gazeta, ho sempre scritto del sistema giudiziario russo, del sistema carcera­rio russo, della società russa, della vio­lazione dei diritti umani in Russia. So­no diventato un membro della redazio­ne il 1 marzo del 2022. Il 2 marzo i redattori di Novaja Gazeta hanno annunciato che avrebbero sospeso la pubblicazione del giornale fino al termine dell'operazione spe­ciale in Ucraina, poiché le autorità russe ci esortano a chiamare così ciò che sta accadendo in Ucraina.

Dopo il 24 febbraio, è stata sostan­zialmente introdotta la censura milita­re in Russia. E in poche settimane tutti i media indipendenti sono stati chiusi.

Ekho Mosky, Tv Rain e infine Novaja Gazeta hanno ricevuto un avvertimen­to da Roskomnadzor, l'agenzia statale, che ha avvertito i giornali che sareb­bero stati bloccati, cioè sostanzialmente distrutti. Così la reda­zione ha deciso di sospendere i lavori delle versioni cartacea e online, affin­ché il giornale non venisse del tutto smantellato. 

Ma i media indipendenti venivano intimiditi e fermati anche prima dell'operazione speciale, nel periodo tra il 2021 e il 2022. Più di quaranta organi dí stampa stranieri accreditati in Russia sono stati riconosciuti come agenti stranie­ri; più di cento giornalisti sono stati ri­conosciuti come agenti stranieri; di­verse pubblicazioni indipendenti so­no state riconosciute come organizza­zioni indesiderabili (e la partecipazio­ne a tali media comporta la reclusio­ne) e bloccate. I giornalisti riconosciu­ti come agenti stranieri hanno iniziato a lasciare la Russia anche prima dell'inizio dell'operazione speciale e il direttore della Novaja Gazeta, Muratov, ha parlato dell'aereo dei giornalisti quando ha ricevuto il Pre­mio Nobel per la pace. I giornalisti di Novaja Gazeta non possono pubblica­re in Russia e sperano davvero che il giornale venga pubblicato di nuovo quando la situazione in Russia cam­bierà.

Centinaia di giornalisti che hanno lasciato la Russia negli ultimi due me­si non sono rimasti inattivi, i giornalisti di Dozhd trasmettono quotidiana­mente su YouTube, che non è ancora bloccato in Russia, Ekho Moslmy tra­smette su YouTube, i canali Live di Navalny (e lo stesso Navalny è in pri­gione a scontare la sua condanna a no­ve anni) hanno 6 milioni di visualizza­zioni, equivalenti alle visualizzazioni del Primo canale, uno dei principali canali di propaganda russa. La guerra del governo russo contro i giornalisti è iniziata dopo il 2014, dopo l'annessio­ne della Crimea. Prima di allora, il giornalismo in Russia era una profes­sione pericolosa, i giornalisti veniva­no ammazzati: Dmitri Kholodov, Yuri Shchekochilchin, Paul Khlebnikov, Anna Politkovskaja, Alexei Domai­kov, Natalya Estemirova. I giornalisti venivano picchiati, la Russia occupa­va un posto significativo nella classifi­ca dei paesi pericolosi secondo la clas­sifica di "Reporter senza frontiere". Nel giugno 2019, un giornalista inve­stigativo di Meduza, Ivan Golunov, è stato arrestato a Mosca con false accu­se. E' stato accusato di spaccio di dro­ga, un'accusa completamente falsa. Era la vendetta dei funzionari per le sue inchieste. Le accuse e l'arresto di Golunov hanno avuto l'effetto di far esplodere una bomba. Grazie a un'azione di solidarietà senza prece­denti di centinaia, migliaia di giornali­sti e media russi, che esistevano anco­ra. Tre importanti giornali sono usciti contemporaneamente con la coperti­na "Siamo Ivanov Golunov". Dopo cinque giorni il giornalista è stato rila­sciato ed è riuscito a ottenere una con­danna contro ì poliziotti che hanno fabbricato il suo caso. Fu allora che il governo russo dichiarò guerra ai gior­nalisti. Sono passati tre anni e nel giu­gno del 2021 Ivan Safronov, noto gior­nalista militare del quotidiano Kom­mersant, il cui proprietario è l'oligarca russo Alisher Usmanov, è stato arre­stato. Safronov è stato accusato di tra­dimento, e di aver passato informazio­ni a funzionari della Nato. Rischia fino a 20 anni di prigione. E' in corso a Mo­sca il processo contro di lui, a porte chiuse. Dalle informazioni pubblicate nelle lettere dalla prigione è evidente che Safronov è perseguitato per la sua attività di giornalista e per i suoi arti­coli sulla guerra. Il giornalista Vladi­mir Kara-Murza è stato arrestato il 22 aprile scorso in base alla legge sulle fa­ke news. Questa legge è stata approva­ta all'inizio di marzo e diverse persone sono già state arrestate. Vladimir Ka­ra-Murza rischia fino a 10 anni. E' stato accusato di aver parlato in America della diffusione di informazioni deli­beratamente false sulle azioni delle forze armate russe in Ucraina. Vladi­mir Kara-Murz a ha due cittadinanze, una russa e una dell'Irlanda del nord. In questi due mesi di operazione spe­ciale in Ucraina diversi giornalisti so­no già morti, tra cui uno russo.

Uno dei giornalisti morti sotto i bombardamenti a Kiev era Oksana Badino, una mia collega e redattrice a Mbk Media. Aveva solo quarantadue anni. Molti giovani giornalisti, forti e professionali, giornalisti investigativi, militari, che scrivono oggi sul genocidio, sulle violazioni dei diritti umani, come prima di loro Anna Politkovska­ja, oggi lottano per la verità e per un futuro migliore per il loro paese, Ia Russia, come ha fatto l'accademico Andrei Sakharov, e i loro nomi saran­no scritti nella storia, come quello di Vasili Grossman. Oggi in questo Giar­dino dei Giusti ricordiamo tutti i morti e tutti i giornalisti coraggiosi in Rus­sia, che lavorano sia in Russia sia in al­tri paesi.

Zoja Svetova, Novaja Gazeta

Analisi di

10 maggio 2022

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