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Per Maria Teresa Grassi, amica dei Giusti

di Cristina Miedico

Maria Teresa Grassi

Maria Teresa Grassi

Una Persona seria, ma capace di grandi risate, attenta agli altri e al mondo, una Studiosa appassionata e irrefrenabile, una Maestra coinvolgente e gratificante.

Sabato 25 gennaio 2020 la notizia si è diffusa tra colleghi e conoscenti, archeologi e non solo, ognuno di noi ha ricevuto e inviato decine di messaggi, tutti sconvolti e increduli. Maria Teresa, una lottatrice caparbia, non ce l’ha fatta: ci aspettavamo che sarebbe tornata in aula da un giorno all’altro, e invece. Ha combattuto tanto con la sua consueta dignità, ironia, forza e riservatezza, ma, purtroppo, non sempre è possibile vincere il Male, in qualsiasi forma si manifesti.
Saperci inermi e fragili non attutisce la rabbia e lo sconcerto, troppo giovane e con tanto ancora da insegnare a tutti noi.

Professoressa di Archeologia romana e delle Province romane presso l’Università degli Studi di Milano, direttrice degli Scavi di Bedriacum e della Missione Archeologica Italo-Siriana di Palmira, eccezionale divulgatrice scientifica, come pochi accademici al pari suo.
Chi l’ha conosciuta ne ha sicuramente sperimentato la disponibilità, pur sapendo che per lavorare con lei dovevi guadagnarti la sua fiducia. Considerava fondamentale saper lavorare in équipe e infatti, quando si arrabbiava - perché ogni tanto eccome se si arrabbiava! - il rimprovero più frequente era proprio 'io vorrei sapere da chi avete imparato a NON lavorare in squadra, perché sicuramente non lo avete imparato con me!'. Dava tanto e pretendeva giustamente un pari impegno, ma sapeva ridere (tanto) e festeggiare e anche per questo era ben voluta da tutti.
Gli abitanti di Calvatone le erano grati e affezionati e l’attento lavoro nel paesino del cremonese, dove hanno fatto esperienza di scavo centinaia di Studenti della Statale, portò il Comune a conferirle la cittadinanza onoraria ‘per la dedizione dimostrata nei confronti della nostra comunità, per aver reso Calvatone ed in particolare il sito archeologico di Bedriacum un centro culturale e di studio riconosciuto, sia a livello nazionale che internazionale. Per il prestigio dalla stessa conseguito in Italia e all’estero attraverso l’insegnamento e l’incessante opera di studio che le hanno permesso, anche per merito delle sue doti umane e di propensione verso i giovani, di raggiungere risultati di assoluto rilievo scientifico e culturale’.
Queste sono solo alcune delle motivazioni per cui ora siamo tutti tanto arrabbiati, increduli, tristi. Troppo presto. Ai suoi cari mancherà sicuramente l’amore e la presenza fisica, al mondo accademico mancherà una gamba, nel lungo percorso ancora da compiere insieme a lei, a Gariwo mancherà una testimone sincera e meticolosa dei crimini contro il Patrimonio nei territori in stato di guerra, in Siria, in Libia e non solo. Maria Teresa Grassi conosceva bene quei luoghi e le persone che vi lavoravano, che dedicavano la vita alla loro salvaguardia, anche in contesti di estremo pericolo individuale, e ha sempre sentito forte la Responsabilità individuale di raccontare, denunciare, far sapere cosa stesse accadendo.

La Professoressa Grassi è stata sempre, anche per me, un fondamentale riferimento scientifico, come allieva della Statale, poi come curatrice del Civico Museo Archeologico di Angera, città dove aveva mosso i primi passi da archeologa, alla quale ha dedicato la propria tesi di laurea e per la quale il suo contributo in mostre e pubblicazioni è stato importantissimo.
Quando nell’agosto del 2015 fu trucidato Khaled al Asaad abbassammo la bandiera a lutto, la prima persona che cercai per parlarci di lui e di Palmira fu proprio Maria Teresa, e generosamente si rese subito disponibile a tornare ad Angera a raccontarci cosa stesse accadendo in Siria. Ricordo con grande ammirazione, oltre al dettaglio scientifico e alla chiarezza coinvolgente del suo narrare, la commovente attenzione con cui parlò delle Persone, amici e colleghi, con cui aveva lavorato alla Missione Archeologica italio-siriana: mostrò i loro volti, pronunciò i loro nomi, descrisse il loro carattere e la vita quotidiana in tempo di pace, trasferì anche a noi le sue angosce: di molti di loro non aveva più notizie. La vita, la passione, la sensibilità, che espresse quella sera resero evidenti a tutti, anche a coloro che la incontrarono per la prima volta, la profondità e la saldezza dei suoi valori Umani, oltre che accademici. Quella sera rimase memorabile nel cuore di ognuno e cambiò nei presenti l’immagine lontana e asettica di quanto stesse accadendo in Siria. Ricordo ancora, con sempre maggiore stima e reverenza, le sue parole, pronunciate in tante occasioni, lezioni, inaugurazioni e conferenze, in merito alla ricerca in territori complessi, alla archeologia libica e siriana e nei confronti di Khaled al Asaad, Giusto dell’Umanità, onorato nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano e in moltissimi Musei del Mondo.
Le sue parole, frutto di ricerche serie, meticolose e innovative, erano capaci di infiammare i colleghi, gli allievi e ogni tipologia di pubblico; ascoltarla faceva venir voglia di partire, di entrare a suo modo nell’anima delle cose e delle persone, di avere ancora tempo per imparare, per sentirla raccontare, per avere qualche consiglio. Vorremmo ancora tutti quel tempo, che non c’è più.

Che la terra ti sia lieve, Maria Teresa, tu che tante volte hai tolto terra e polvere dalla Memoria, resterai nella nostra; ti immaginiamo da qualche parte a chiacchierare con Khaled e a proteggere ancora Palmira, la Siria, Calvatone e le Persone a te care.

Cristina Miedico, Curatrice del Civico Museo Archeologico e Diffuso di Angera

Analisi di Cristina Miedico, Curatrice del Civico Museo Archeologico e Diffuso di Angera

27 gennaio 2020

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