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Prendere sul serio il negazionismo per educare alla memoria nel mondo arabo

di Gabriele Nissim

donna velata riceve l’elemosina alla spianata delle moschee di Gerusalemme

donna velata riceve l’elemosina alla spianata delle moschee di Gerusalemme foto di Gabriele Nissim

Venerdì scorso il canale arabo Al-Jazeera ha postato sui suoi social un video negazionista della Shoah realizzato da due suoi giornalisti. Un video di sette minuti, alquanto raffinato nella sua formulazione, che immediatamente ha raccolto un grande consenso. Nel giro di poche ore il video ha ricevuto infatti più di un milione di like su Facebook e Twitter; la redazione di Al-Jazeera lo ha poi rimosso sostenendo che non corrispondeva ai suoi criteri editoriali e che i due autori erano stati sospesi. Vale la pena però di osservare come nessuna critica sia apparsa sul sito in merito ai contenuti del filmato, che comunque continua a girare su differenti canali nel mondo arabo. La mancanza di una presa di posizione chiara e articolata rende quindi molto debole il passo indietro fatto dalla più importante rete televisiva del mondo arabo.

La prima reazione di fronte a questo video sconcertante potrebbe essere quella di considerarlo come il solito "attacco anti-israeliano" degli ambienti che mettono in discussione la legittimità dello Stato ebraico. Non è però sufficiente indignarsi e dire che si tratta della "solita propaganda". Dobbiamo invece prendere molto sul serio i suoi contenuti, perché sono un condensato di pregiudizi molto radicati nel mondo arabo che testimoniano come la riflessione sulla Shoah e sui genocidi non sia mai stata elaborata. È quindi molto urgente un grande lavoro di educazione nei Paesi arabi e nelle nostre scuole, dove cresce il numero degli studenti che provengono da questi luoghi. La comprensione dello stesso concetto di genocidio e della specificità della Shoah non è soltanto importante per affrontare nel modo giusto il conflitto israeliano palestinese (in cui la sottile negazione della Shoah impedisce il dialogo con gli israeliani e con gli ebrei), ma anche per individuare nel mondo arabo gli anticorpi contro i regimi genocidari in tanti conflitti che attraversano la regione, dai crimini dell’Isis alla Siria, o in dichiarazioni di intenti genocidari, come accade oggi in Iran nei confronti di Israele.

Soffermiamoci allora con attenzione sugli argomenti del video per comprendere quale sia il lavoro migliore per disinnescare questi pregiudizi: una lettura che dovrebbe diventare importante per affrontare in modo mirato l’antisemitismo che si manifesta in tanti quartieri delle città francesi con una grande percentuale di immigrati arabi. 

Nel video si afferma che gli ebrei hanno "distorto" i crimini e i numeri del nazismo, poiché i tedeschi non hanno annientato solo gli ebrei, ma anche gli zingari, i disabili, gli omosessuali, gli arabi e i cristiani. Perché gli ebrei parlano solo delle loro vittime, si chiedono gli autori, quando il numero dei morti del genocidio sarebbe di venti milioni? 

Nonostante già qui sia evidente una raffinata distorsione, perché è noto che la soluzione finale era progettata in primo luogo per gli ebrei, i reporter individuano due motivi principali. Innanzitutto, i sionisti avrebbero raccontato solo le sofferenze degli ebrei per giustificare la conquista della Palestina ai danni degli arabi. Inoltre, poiché sono ricchi, potenti e controllano i media, avrebbero avuto la capacità, già durante la Seconda guerra mondiale, di condizionare l’opinione pubblica. 

Dietro a questo discorso, che apparentemente riconosce le vittime ebraiche del nazismo, c’è la rimozione (o totale ignoranza) che l’obiettivo fondamentale di Hitler durante la guerra sia stata la distruzione degli ebrei in ogni parte del mondo. Poiché il dittatore li considerava come i nemici fondamentali dell’umanità, concepì la guerra e l’espansione imperialista della Germania come il tramite attraverso cui si sarebbe realizzata la soluzione finale in ogni angolo della terra. Invece, i giornalisti autori del video non solo negano la specificità della Shoah come genocidio universale di un popolo, ma riprendono gli stessi argomenti di Hitler, considerando gli ebrei come i dominatori del mondo, che erano potenti ieri e sono potenti oggi nell'opera di disinformazione. In questo modo, si lascia il dubbio che il nazismo qualche ragione dovesse averla nella persecuzione degli ebrei e si fa pensare che l’umanità dovrebbe ancora difendersi da loro. 

Il tema dei Protocolli di Sion (i complottisti ebrei che manovrano le leve politiche ed economiche) alla base dell’hitlerismo ha dunque una validità per gli autori. Il loro è un modo sofisticato del negare il nocciolo concettuale della Shoah ed avvallare le costruzioni ideologiche del nazismo. Con questa lettura della Seconda guerra mondiale, difficilmente un arabo proverà simpatia e compassione per gli ebrei e potrà capire il meccanismo mostruoso del genocidio ebraico.

Chi ascolta il video viene poi invitato a pensare che gli ebrei, dimenticandosi di ricordare le altre vittime (zingari, omosessuali, disabili), siano un popolo sordo alle sofferenze altrui, poiché si pongono come razza superiore ed eletta. Naturalmente attorno alla Shoah ci sono state altre vittime che vanno ricordate, ma gli autori così disumanizzano gli ebrei, togliendo loro la prerogativa della pietas umana. E non è tutto. Il nazismo così reso meno colpevole nei confronti degli ebrei (per la loro predisposizione alla manipolazione e al dominio), ma invece crudele ed efferato verso le altre vittime, continua a vivere oggi in Israele nella persecuzione dei palestinesi. Per dimostrare questa visione, nel video si ricorda che dopo l’ascesa al potere di Hitler ci furono delle trattative tra il Führer e i sionisti per il trasferimento degli ebrei in Palestina. Non si dice che il nazismo, nella prima metà degli anni 30, pensava all’espulsione e alla ghettizzazione degli ebrei e solo con la conferenza di Wannsee del 20 gennaio del 1942, progettò la soluzione finale nei campi di concentramento. Di fronte ai primi segni di ciò che il nazismo avrebbe prodotto, alcuni degli ebrei tedeschi più avveduti, come Hannah Arendt e Lola Landau (la prima moglie di Armin Wegner), pensarono fosse utile per la propria sopravvivenza lasciare il Paese e organizzare l’esodo degli ebrei in Palestina. Avevano avuto ragione: avevano intuito la catastrofe imminente.

Con questa distorsione storica, che non riconosce che la Palestina avrebbe potuto diventare una via di fuga per gli ebrei perseguitati (nessuno li voleva) gli autori affermano invece un legame tra sionismo e nazismo. I sionisti si sarebbero accordati con i nazisti perché avevano lo stesso spirito di persecuzione nei confronti degli altri popoli. Dunque sono diventati gli eredi del nazismo perché avrebbero applicato in Palestina gli stessi principi della Germania di Hitler con la creazione di uno Stato etnico puro, libero dalla contaminazione araba. Così, un duro, complesso e violento conflitto nazionale tra due popoli si trasforma in una politica genocidaria. Tutto si può dire e discutere sul conflitto in Medio Oriente, ma una cosa è evidente e certa, come ha riconosciuto Gideon Levy, il giornalista più critico della politica israeliana: nonostante conflitti e scontri, gli arabi e gli ebrei continuano a vivere assieme sulle due rive del Giordano ed è inimmaginabile che un popolo possa distruggere l’altro poiché entrambi sono “condannati” a condividere la stessa terra.

Israele viene poi presentato nel video come il grande beneficiario di una narrazione artefatta dell’Olocausto: esagerando le sofferenze degli ebrei e negando le altre vittime, avrebbe così trovato la giustificazione morale per l’oppressione dei palestinesi. Trasformandosi nel popolo vittima per eccellenza, si pone nella posizione di poter giustificare di fronte al mondo ogni forma di prevaricazione nei confronti dei palestinesi. A questo punto, paradossalmente, la distruzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale diventa la forza diabolica dello Stato d’Israele. A nessuno degli autori viene però il dubbio che i sei milioni di ebrei scomparsi siano ancora oggi la maggiore debolezza dello Stato ebraico. Con un numero di ebrei maggiore nel mondo,  infatti, ci sarebbero probabilmente più ebrei in Palestina. Ancora oggi, nonostante l’aumento demografico, come ricorda il sociologo Sergio Della Pergola, la popolazione ebraica nel mondo è infatti inferiore di 3 milioni di unità rispetto al 1939.

Quali conclusioni trarre da questo video che è stato concepito come atto di accusa e delegittimazione di Israele con argomenti sì negazionisti, ma anche che riflettono una grande ignoranza attorno allo stesso concetto di genocidio e alle dinamiche della Shoah?

Certamente la soluzione del conflitto israeliano palestinese potrebbe aprire nel mondo arabo una maggiore comprensione della Shoah e delle sofferenze ebraiche, ma è anche vero che senza questa comprensione sarà sicuramente difficile raggiungere la pace in Medio Oriente, perché la memoria della Shoah è legata alla storia di Israele, e chi la manipola e la stravolge, come gli autori di questo video, si propone di togliere ogni legittimità morale allo Stato ebraico. Negare e distorcere la Shoah, per un israeliano ma anche per un ebreo che vive in Europa, significa distruggere la sua identità. Se i palestinesi vogliono riuscire nel loro percorso di autodeterminazione dovrebbero essere i primi a capirlo, per comprendere in profondità l’anima di Israele. L’ignoranza e la manipolazione rappresentano la loro più grave debolezza. 

Naturalmente la memoria della Shoah può anche aiutare gli israeliani a riflettere sulla loro politica e sulla necessità di salvaguardare il loro spirito morale. Ma se indaghiamo in profondità, ci accorgiamo che in Israele sono i più sensibili alla memoria della Shoah a mostrare le maggiori aperture alla causa palestinese. Un esempio fra tutti è il professore Yair Auron, grande studioso della Shoah e anima del villaggio di Neve Shalom Wahat-al-Salam, dove convivono ebrei israeliani e arabi palestinesi.

La memoria razionale, scientifica e compassionevole aiuta la pace. La distorsione e il negazionismo portano alla violenza e alla sconfitta. È quanto non hanno capito gli autori del video. Nel modo arabo esiste uno spirito di compassione, che si vede nella foto che ho scattato alcuni giorni fa alla spianata delle moschee a Gerusalemme, dove una donna velata riceve l’elemosina da due donne che non voltano la testa dall’altra parte. Ma perché questo spirito non può manifestarsi verso i sopravvissuti della Shoah che vivono in Israele? È un enigma della condizione umana.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

21 maggio 2019

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