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Prima di fare paragoni, imparate cos'è l'Olocausto

di Craig Palmer

"L'olocausto è realmente accaduto?" Questa domanda, che mi fu posta venti anni fa da uno studente universitario, mi scioccò e mi convinse che una maggiore istruzione sull'Olocausto fosse un’urgente necessità. Venti anni dopo, dando sguardo superficiale ai titoli delle notizie di questi giorni possiamo notare un uso frequente delle parole "Olocausto", "nazista", "campo di concentramento", "Gestapo" e "Hitler". Ciò potrebbe dare l'impressione che la necessità di insegnare l'Olocausto negli Stati Uniti sia stata soddisfatta. Sfortunatamente, una simile conclusione è del tutto ingiustificata, dal momento che un recente studio ha scoperto che “vi sono lacune critiche sia nella consapevolezza delle nozioni base che nella conoscenza dettagliata dell'Olocausto”[1]. Ad esempio, "…due terzi dei millennial (66%) non sono in grado di identificare cosa sia Auschwitz”[3] come antidoto all’odiosa propaganda che, in entrambi i lati del dibattito politico statunitense, ha sostituito prove e ragioni.

Un po’ di cultura è cosa pericolosa[4]

Separare i termini dell'Olocausto dai fatti che ne hanno comportato la definizione riduce queste parole a meri sinonimi di male. In questo modo, negli Stati Uniti le parole associate all'Olocausto si limitano a essere l’insulto peggiore che entrambi gli schieramenti politici degli Stati Uniti possono scagliare contro le politiche e i sostenitori degli oppositori. In assenza di una conoscenza dettagliata del loro significato, l’arma dei termini legati all'Olocausto è particolarmente efficace perché è facile applicarli a quasi ogni evento, organizzazione, persona o nazione. Politici, giornalisti e altri definiscono “nazisti” i membri di un partito politico nel momento in cui etichettarli "fascisti" perde il suo potere di innescare rabbia e disgusto. Chiamano un avversario politico "Hitler" quando accusarlo di essere un "dittatore" non cattura più l'attenzione dei media. Etichettano un'agenzia governativa come “Gestapo” quando descriverla come “organizzazione terroristica” diventa innocuo. Si riferiscono a “campi di concentramento” quando affermare che le condizioni di vita sono "disumane" lascia indifferenti. Infine, entrambe le parti accusano l'altra di spingere il mondo verso il prossimo "Olocausto" quando il dibattito sul boicottaggio di una nazione straniera raggiunge una situazione di stallo. Lungi dall'essere segno di un'adeguata educazione sull'Olocausto, il recente uso politico dei termini dell'Olocausto è semplicemente la dimostrazione del livello raggiunto dalla “cultura del nemico e del disprezzo”3 negli Stati Uniti.

Fare riferimenti all'Olocausto come arma contro gli avversari politici, indipendentemente dalla propria ideologia, porta a conseguenze non intenzionali e indesiderate. Ad esempio, applicare un termine legato all'Olocausto a un evento attuale che non è così orribile come quelli accaduti durante l'Olocausto oscura l'orrore reale dell'Olocausto stesso. In questo modo diminuisce la capacità di far apprendere alle persone i veri orrori dell'Olocausto per dissuaderle dal ripeterli. D'altra parte, oppositori politici possono screditare una politica potenzialmente giusta di un partito semplicemente sottolineando che la sua presentazione conteneva un confronto con l’Olocausto grossolanamente inaccurato.

Riferimenti all'Olocausto e discorsi d’odio

Anche se la conseguenza più pericolosa dell'uso contemporaneo dei termini dell'Olocausto come armi politiche può non essere intenzionale, di certo è ironica. Coloro che fanno paragoni con l'Olocausto spesso sostengono che in questo modo si evita di aumentare il livello dei "discorsi d’odio", che potrebbero condurre a un altro Olocausto. Eppure, sebbene l’obiettivo del paragonare all’Olocausto possa essere il desiderio sincero di mettere in guardia le persone dai pericoli dei discorsi d'odio, la maggior parte dell'utilizzo politico dei termini dell'Olocausto è di per sé discorso d'odio. In effetti, i politici e altri usano i termini dell'Olocausto perché tra le forme di discorso a disposizione sono quelle più odiose per infiammare l'ostilità verso una categoria di persone (e quindi i propri avversari politici). Questo utilizzo dei termini legati all'Olocausto non dissuade le persone dal ricorrere a discorsi d'odio; al contrario, accelera un ciclo sempre più intenso di incitamento all'odio e, quindi, rende più probabili la violenza e persino gli atti di genocidio.

L'educazione all'Olocausto e il messaggio dei Giusti

Una maggiore educazione all'Olocausto può migliorare la situazione attuale, ma solo se si evita la tentazione di trasformarla in indottrinamento politico a favore di una delle estremità dello spettro politico. "Contrastare l'odio attraverso l'educazione"3 richiede informazioni accurate e dettagliate sull'Olocausto che consentano alle persone di valutare, anziché accettare alla cieca o rifiutare, i paragoni tra l'Olocausto e gli eventi attuali fatti dai politici. Ad esempio, una volta appresi gli scopi e gli obiettivi dei vari tipi di campi nazisti, le persone possono giudicarne le somiglianze e le differenze rispetto agli alloggi per migranti lungo il confine meridionale degli Stati Uniti e, quindi, basare le loro azioni politiche su queste prove. È anche importante che all’interno dell’educazione sull’Olocausto vengano incluse informazioni accurate sui Giusti perché le loro azioni rappresentano l'antitesi alla propaganda cieca che incoraggia l'odio verso una categoria di persone. Non è chiaro quale percentuale dell’opinione pubblica abbia mai sentito parlare dei Giusti tra le Nazioni, ma i dati fallimentari evidenziati dal recente sondaggio sull'efficacia dell'educazione sull'Olocausto suggerisce che potrebbe non essere molto elevata. Nel colmare questo vuoto, l'educazione all'Olocausto deve sottolineare che l'obiettivo dei Giusti non era solo salvare vite umane, ma anche salvare vite umane che politiche propagandistiche avevano decretate malvagie e meritevoli di morte. Il coraggio di resistere alle chiamate all'odio, anche a rischio di perdere la propria vita, è il messaggio dei Giusti. Questo messaggio può anche aiutare a trasformare le politiche di ignoranza e inimicizia in politiche di conoscenza e cooperazione, in grado di risolvere i problemi sociali contemporanei ed evitare futuri genocidi.

[1] Holocaust Knowledge & Awareness Study http://www.claimscon.org/what-we-do/allocations/red/holocaust-study/

[2] Shoen Consulting Report http://www.claimscon.org/wp-content/uploads/2018/04/Holocaust-Knowledge-Awareness-Study_Executive-Summary-2018.pdf

[3] “Il messaggio dei Giusti”, di Gabriele Nissim https://it.gariwo.net/editoriali/il-messaggio-dei-giusti-19647.html

[4] A Little Learning”, di Alexander Pope, 1709 https://www.poetsgraves.co.uk/Classic%20Poems/Pope/a_little_learning.htm

Craig Palmer, antropologo

Analisi di Craig Palmer, antropologo

6 settembre 2019

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