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Qualcosa è già cambiato nell’antropologia umana

di Pietro Barbetta

Una scena dal film "Conspiracy"

Una scena dal film "Conspiracy"

Ieri ho avuto modo di guardare un trasmissione televisiva. Mi capita molto raramente, evito di farlo per proteggermi dalle ventate emotive, per prendermi cura di me. Ma ieri non ho potuto fare a meno di ascoltare un corretto discorso di un Magistrato in pensione. Diceva che il gesto del sequestro di una nave piena di bambini e adulti, da parte di un ministro, se non perseguito, creerebbe un precedente grave: la possibilità di compiere un gesto contro i diritti umani e civili per una necessità “superiore”. Come noto, tuttavia, la salvaguardia dei diritti umani è considerata il più alto tra i livelli legislativi, dunque nessuna ragione può giustificarlo perché nessuna ragione può essergli superiore.

Ieri abbiamo visto un primo effetto: un maestro elementare costringe un bambino nero, e la sorellina in un altro momento, a girarsi verso la finestra mentre esorta i suoi compagni a non guardarlo perché brutto - altro vero e proprio sequestro. Il maestro lo ha fatto per un esperimento sociale, il ministro per la salvaguardia del territorio italiano. Se non ricordo bene, Martha Nussbaum racconta di quel signore che, avendo visto una coppia di donne fare l’amore nel bosco, le ha massacrate a fucilate perché disgustato. Naturalmente l’uomo è stato condannato, ma la filosofa americana analizza le ragioni da lui accampate. La forma logica è la stessa, è una forma in cui i principi fondamentali della protezione umana non sono più elevati, in gerarchia, delle leggi correnti, le pratiche giuridiche, le pratiche sociali, i gusti personali, ecc.

Questa è l’epoca post-moderna, dove tutto va bene, dove un singolo soggetto si arroga il diritto di agire secondo principi svincolati dal legame sociale: penso di avere il diritto, in virtù del mio disgusto, di assassinare due donne, penso di avere il diritto, in virtù di un esperimento sociale, di umiliare due bambini, penso di avere il diritto in virtù della salvaguardia del “mio” territorio, di sequestrare su una nave donne e bambini: io ho il diritto di fare quello che mi pare e, come nelle parole di Luigi Tenco, se non vi va, giratevi, come con il bambino “brutto”. Il fatto è che Tenco, quando cantava “ognuno è libero di fare quello che gli va”, lo faceva con amara ironia.

L’ironia consiste nel fatto che questa gente prende il potere promettendo di ristabilire la legge e di mettere ordine nella società, è una vecchia storia: in Albania, durante il regime comunista di Enver Hoxa, si raccoglievano le elemosine per i bambini poveri degli Stati Uniti, si deportavano le famiglie dei bambini che conoscevano “Sono un italiano vero”, si raccontava che la droga non entrava, ma la gente che moriva di fame veniva nascosta.

Cosa succede quando si prende il potere in nome dell’ordine, un ordine contro la legge.

Di recente ho rivisto Conspiracy, di Frank Pierson, ispirato alla conferenza di Wansee sulla “soluzione finale”. Ho sentito dire che i dialoghi sono tratti in gran parte dalle registrazioni stenografiche della riunione. A un certo punto del film Heydrich introduce una parola chiave: “evacuazione”. Tutti gli altri capi nazisti presenti all’incontro chiedono l’esatto significato del termine e, in un certo senso, tutta la pellicola non è altro che un tentativo di ognuno di dare un senso alla parola. Come in un trattato del Logico tedesco Gottlob Frege, tutti conoscono il significato del termine, ma nessuno, almeno all’inizio, conosce il senso in cui questo termine viene usato dalle più alte gerarchie naziste.

Ognuno chiede: “vorrei capire in che senso la parola ‘evacuazione’ viene qui usata”. Verso la fine del film, Heydrich svela fino in fondo il senso con cui il nazismo intendeva usare questo termine: si trattava di un progetto industriale di produzione dello sterminio degli ebrei. Questo progetto prevedeva l’eliminazione di oltre 20 milioni di ebrei. Questo il senso del termine “evacuazione”. Nel film si vedono alti gerarchi nazisti, profondamente antisemiti, scossi da questa impresa, i bagni, presso i quali molti di loro si recano a vomitare, le espressioni di sgomento, di paura. E anche lì, alcuni giudici, peraltro ultra-corrotti, che avevano stabilito le norme per la segregazione degli ebrei, per la loro eliminazione, anche fisica, dalla società “ariana”, sostenevano che questa “evacuazione” avrebbe creato dei precedenti mostruosi. Di fatto, tutti costoro si trovavano davanti a un fatto che era già in atto. Eichmann si prende l’incarico di spiegare l’uso dell’ossido di carbonio per lo sterminio dei bambini e delle donne disabili e dei primi esperimenti compiuti in alcuni campi contro gli ebrei con un nuovo gas.

Meditare su quanto è già accaduto

Si chiede alla legge di giustificare a posteriori quanto già sta accadendo. Ovvio che, se in quell’incontro ci fossero oppositori, di loro non si saprebbe più nulla, ma le minacce di Heydrich erano tali che, per paura, il voto a favore di quanto già stava accadendo fu unanime. Ma questo è solo il fondo di un processo in cui, se i maestri elementari non si fossero comportati come il signore delle cronache, allora sarebbero stati puniti, mentre se avessero fatto esperimenti sociali simili a quelli di questo signore, sarebbe stati promossi a direttore della scuola. Dunque, meno male che il Ministro dell’Istruzione non la pensa come il Ministro dell’Interno, e speriamo non cambi idea.

Qualcuno dirà: “ma che esagerato!”. Lo dicevano in molti fino al 1938, e oggi sembra stia accadendo la stessa cosa, seppure con qualche piccola differenza, anche sul piano culturale. Sembra che il 40 per cento degli italiani abbia smesso di meditare, e sia tornato a sostenere un tiranno. Bene, a tutti i signori che si comportano come il Ministro e il Maestro voglio dedicare questi versi di Primo Levi:

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Pietro Barbetta, direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia

Analisi di Pietro Barbetta, direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia

25 febbraio 2019

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