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Quando l'istruzione fa paura

Boko Haram e le ragazze rapite

È passato ormai un mese dal giorno del rapimento delle 276 ragazze nigeriane, cadute nelle mani dei ribelli di Boko Haram. Era infatti il 14 aprile quando le studentesse sono state prelevate dal liceo femminile di Chibok, nel nordest del Paese.

Le giovani sono comparse pochi giorni fa in un video registrato dai guerriglieri. Nel filmato si vedono circa 130 di loro, vestite con l'hijab e con tuniche scure lunghe fino ai piedi, mentre recitano versi del Corano. Poi arriva la minaccia del leader di Boko Haram Abubakar Muhammad Shekau, che tuona: “Non verranno mai rilasciate fino a quando non rilascerete i nostri fratelli incarcerati”.

In seguito alla diffusione di queste immagini, il governo nigeriano ha dichiarato di voler aprire una trattativa con gli estremisti per la liberazione delle ragazze, mentre gli Stati Uniti hanno inviato dei droni per aiutare la task force di ricerca e soccorso.

Ancora una volta la Nigeria si presenta come un luogo in cui vengono commesse violenze e atrocità senza che il governo sia in grado di combatterle. Un anno fa il Presidente Goodluck Jonathan aveva dichiarato lo stato di emergenza nel Paese nelle aree di Borno, Yobe e Ademawa, ma questo non ha fermato le violenze dei fondamentalisti.

Ciò che colpisce in questa vicenda non è solo la brutalità con cui i ribelli hanno trattato le ragazze, ma è anche il valore simbolico di questo rapimento. Purtroppo non è la prima volta che si verifica un’azione di questo tipo nei confronti delle studentesse nigeriane - negli ultimi tre anni sono infatti state rapite migliaia di giovani, ma poiché sono state catturate a piccoli gruppi, il fenomeno è rimasto sconosciuto alle cronache internazionali. L’attacco alle scuole non è casuale, ma è invece il simbolo della barbarie dei fondamentalisti islamici, per cui l’istruzione femminile costituisce un male da estirpare.

L’educazione è la più forte arma contro Boko Haram e contro simili movimenti estremisti. Lo ha ricordato mesi fa Malala Yousafzai, la giovane pakistana aggredita dai talebani per la sua battaglia in favore del diritto all’educazione, durante un discorso ad Harvard: “Quando nessuno parla e tutto il mondo resta in silenzio - ha dichiarato la ragazza - anche una voce sola assume una grande forza. Ricordiamoci che anche un solo libro, una sola penna, un solo insegnante possono cambiare il mondo”.

Ecco quindi che l’atto di violenza compiuto da Boko Haram sulle studentesse è anche un atto di paura. L’istruzione permette di emanciparsi, di sfuggire al controllo degli estremisti ribellandosi alla strategia di terrore. È per questo motivo che Boko Haram - il cui nome si può tradurre come “l’educazione occidentale è un peccato” - vuole fermare sul nascere il percorso educativo di queste ragazze, per paura delle donne che potrebbero diventare.

Solo una nazione in cui le giovani abbiano accesso all’istruzione può far crescere un popolo in grado di sottrarsi al dominio dei fondamentalisti e di contenere il potere e la forza di questi movimenti.

Non lasciamo sole queste ragazze. #BringBackOurGirls

Martina Landi, Redazione Gariwo

Analisi di Martina Landi, Redazione Gariwo

15 maggio 2014

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