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Razan e Ghiath, due Giusti dalla Siria

di Shady Hamadi

Ghiath Matar

Ghiath Matar

Tutte le dittature ammazzano nel silenzio. Non vogliono creare simboli, eroi. Nonostante ciò, alcune storie riemergono dalla censura di regime. È importante raccontarle al maggior numero di persone per dare l’esempio, per dimostrare che gesti straordinari vengono da persone comuni che hanno fatto una scelta: non rimanere in silenzio di fronte alla crudeltà. Il mio pensiero vola in Siria, a un Paese dimenticato. Dal dramma di un massacro che non riesce a scandalizzare il mondo, due esempi straordinari illuminano i miei pensieri. Due figure, un uomo e una donna, hanno le caratteristiche dei Giusti. Il loro impegno civile, la scelta di protrarre il loro pacifismo nonostante la guerra e l’odio, sono per me d’ispirazione, e spero possano ispirare anche voi.

Ghiath Matar era un ragazzo di 26 anni, nato e cresciuto a Daraya, sobborgo di Damasco. Nel marzo 2011, appena comincia la Rivoluzione, sceglie, come milioni di siriani e siriane, di scendere in piazza a manifestare contro il regime, chiedendo “Dignità, libertà e pari diritti”. Entra nel movimento pacifista, allora molto forte. Comincia a distribuire acqua e fiori ai soldati fedeli al regime che hanno il compito di reprimere le manifestazioni. Crede, ne è convinto, che quei soldati venuti a massacrare i manifestanti possano, attraverso il suo gesto, riscoprirsi fratelli e ascoltare la loro coscienza. Diversi pacifisti siriani cominciano a copiare Ghiath Matar. A Daraya e in altre città la gente regala fiori e acqua ai soldati.

È qualcosa di surreale. I servizi di sicurezza siriani vengono  a conoscenza di quello che accade. Bisogna dare l’esempio. Il 6 settembre del 2011, Ghiath Matar viene arrestato insieme a Yahya Shurbaji – esponente del movimento pacifista, ancora oggi in carcere. Quattro giorni dopo, il corpo di Ghiath Matar è riconsegnato alla sua famiglia. Gli agenti dei servizi scaricano il corpo davanti alla porta di casa e dicono ai genitori “fatene carne per shawarma”.

Ghiath lasciava una moglie incinta.

Matar ha consegnato un lascito importante ai giovani siriani che acquista ancora più significato oggi che la guerra miete centinaia di vittime ogni giorno nel silenzio mondiale. Forse, in futuro, il suo esempio servirà ai giovani che avranno il compito di costruire la Siria del domani per intraprendere la strada della riconciliazione.

Razan Zaitouneh, avvocatessa di 37 anni, è stata rapita nel dicembre 2013 a causa del suo impegno. Razan ha documentato le violazioni dei diritti umani in Siria per conto dei Comitati Locali di Coordinamento: dava un nome e un volto ai morti in Siria. Grazie a lei sapevamo quante persone morivano ogni giorno in Siria (dalla sua scomparsa l’Onu ha smesso di contare i morti). Sin dal 2005, Razan aveva cominciato a documentare le violazioni dei diritti umani ed era entrata a far parte del “Comitato di supporto per le famiglie dei prigionieri politici in Siria”. Allo scoppio della Rivoluzione, nel 2011, è stata tra le fondatrici dei Comitati di Coordinamento Locali. A causa del suo attivismo il marito viene arrestato dai servizi segreti siriani e lei è costretta a vivere da latitante.

Razan è una donna che ammiro e che ancora in pochi, purtroppo, conoscono.

Credo che ricordare Razan e Ghiath come Giusti sia un passo importante per riconoscere il valore di due figure che, nel buio dell’oppressione e dell’indifferenza, hanno saputo accendere una luce di speranza e insegnare tanto al popolo siriano.

Shady Hamadi, scrittore e attivista siriano

Analisi di Shady Hamadi, scrittore e attivista siriano

14 febbraio 2014

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