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Rwanda 20 anni bastano!

di Françoise Kankindi

Immagine di Cristina Carli per Gariwo

Immagine di Cristina Carli per Gariwo

Sembra ieri quell'aprile sanguinoso che portò via un milione del mio popolo, invece sono passati 20 anni! Sento sempre più il peso delle domande che mi tormentano da sempre: Cosa rimane dell’eccidio dei Tutsi in Rwanda? Il mondo si è dotato degli strumenti per evitare che succeda di nuovo? I negazionisti hanno smesso di infangare la memoria delle vittime  ed i sopravvissuti hanno ricevuto una minima riparazione? Il grido che risuona spontaneo è che vent'anni bastano

Questa pagina oscura dell’umanità dev'essere scolpita nella pietra e ciò che, seppur tardivamente, l’Onu e la comunità internazionale hanno riconosciuto non può essere ignorato. Se all’epoca i media italiani si sono allineati alla versione dei fatti fornita dalla Francia complice dei genocidi, oggi pretendiamo un passo in avanti, una vera contro-informazione che tenga conto delle indagini e delle verità giuridiche stabilite dal Tribunale Internazionale di Arusha, dalle tante inchieste e dai libri scritti da studiosi animati dalla voglia di sapere cosa sia veramente successo in Rwanda.

Mi ripeto continuamente che non devo solo piangere quando ricordo quei momenti terribili. Quelle immagini del '94, che evocano fiumi straripanti di corpi inermi della mia gente, dove l’acqua era il loro sangue, bisogna trovare un antidoto per cancellarle. E questo non può prescindere dal pretendere che la verità venga fuori nella sua interezza. Occorre ritornare sui fatti e cancellare le affermazioni, come quella di Francois Mitterand che alla fine del ’94 esclamò: "quale genocidio, quello degli Hutu contro i Tutsi o quello dei Tutsi contro gli Hutu?" Chi avrebbe mai osato, dopo la Shoah, mettere sullo stesso piano gli ebrei e i nazisti? Invece noi assistiamo impotenti alla sovrapposizione delle nostre vittime con i propri carnefici. Continuo a leggere ovunque del genocidio rwandese eppure, quando timidamente chiedo di precisare, vedo smarrimento ed approssimazione.

Allora mi dico che c’è ancora molto lavoro da fare, che la nostra storia deve essere raccontata, aggiustata e puntualizzata! Sento che diventa impellente comunicare il nostro punto di vista. Per questo mi è uscito dalle viscere il mio primo libro appena pubblicato: “Rwanda, la cattiva memoria”. Perchè non possiamo più tollerare che chi ha fermato il genocidio della nostra gente possa essere infangato come quello che ne è responsabile! Ora è arrivato il momento di ottenere giustizia per le vittime. Perché ogni genocidio, ovunque venga commesso, colpisce l’umanità intera e non può essere ignorato. Se è troppo tardi per salvare il milione di uomini, donne e bambini ruandesi che sono stati violati, torturati e sterminati nella notte tra il 6 e il 7 aprile e fino al 18 luglio 1994; non sarà mai tardi per raccontarne la storia. 

Françoise Kankindi, presidente Bene Rwanda

Analisi di Françoise Kankindi, presidente Bene Rwanda

4 aprile 2014

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