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Testimonianza di Liliana Segre

al Giardino dei Giusti di Milano

La Senatrice Liliana Segre al Giardino dei Giusti di Milano

La Senatrice Liliana Segre al Giardino dei Giusti di Milano

Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto dalla Senatrice a vita Liliana Segre in occasione dell'inaugurazione del Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano dopo la riqualificazione. Le sue parole di quel giorno risuonano ancora più forti oggi, dopo l’astensione di tutto il centrodestra sulla mozione per la creazione di una Commissione su razzismo e antisemitismo da lei presentata in Senato, e a qualche giorno dalla scomparsa del testimone della Shoah Alberto Sed. 

Cosa dire di fronte agli amici che vengono a inaugurare oggi questo luogo, il Giardino dei Giusti. Quando sento parlare dei Giusti - quelli ricordati a Yad Vashem, quelli che vengono onorati per il loro operato - purtroppo, non posso non accostarli agli ingiusti, che sono una quantità enorme nei miei ricordi. Io sono una di quelle anziane signore che magari non si ricorda, giustamente, che cosa ha fatto ieri, ma che ha il passato così perfettamente presente, con i colori, gli odori, le voci, le fisionomie, in questo caso quelle degli ingiusti. E quando parlo di questi ricordi passati, sono solita riprendere le parole di Primo Levi che, nella prima pagina de La Tregua - libro importantissimo -, dice che negli occhi dei quattro soldati sovietici, non ufficiali ma militi di estrazione contadina, che aprirono le porte di Auschwitz (non liberarono, perché i tedeschi erano già andati via) e trovarono tutti quei disperati, quei morti, quei feriti, quei malati che non avevano potuto obbedire, come feci io, alla marcia della morte, si leggeva tutto lo stupore per il male altrui. Mi ricordo che quando ho letto queste parole ero adulta, non ero più quella ragazzina che c’era stata, e qualcosa si è aperto nella mia mente, tanto da farmi dire: "Ecco di che cosa io ho anche sofferto in modo indimenticabile, lo stupore per il male altrui". Un male personificato in atti indicibili, mi rifaccio sempre a Primo Levi con questa espressione. Se lui, maestro come è stato della descrizione antiretorica di Auschwitz, ha usato infatti la parola indicibile, vuol dire davvero che quel male, anche etimologicamente parlando, non è dicibile. In effetti i testimoni non siamo solo noi che siamo tornati, noi sappiamo una parte di quell'orrore, indicibile appunto. I veri testimoni sono quelli che non sono tornati a raccontare, che hanno varcato la porta di quella camera a gas, organizzata scientificamente da anni - qui la differenza tra la Shoah ed altri orribili genocidi, il fatto che fosse stato preparata prima a tavolino. 

Ecco che allora, avendo provato quando ero una ragazzina lo stupore per il male altrui, che devo dire non mi ha mai abbandonata, con una gioia e una felicità diverse, con dei colori nuovi, con un’espressione e una me stessa differenti, ho sempre onorato i Giusti. Ma chi sono questi Giusti? Possono essere delle persone semplicissime, umili, non degli eroi declamati a cui si dedica una via o un premio particolare. I Giusti facevano la scelta, uscivano dalla massa degli indifferenti. 

Ho voluto, e per fortuna sono stata aiutata in questo, mettere sul muro grigio davanti all’ingresso del Memoriale della Shoah - dove si sarebbe potuto scrivere pace, libertà, mai più -  la parola INDIFFERENZA. Un termine che ha colpito allora e colpisce oggi, poiché è molto più facile essere indifferenti, non fare la scelta, dire "la cosa non mi riguarda", voltare la faccia dall’altra parte, dire "io non so, non c’ero, non ho visto". Non ho visto il bambino arrestato per la colpa di essere nato, non ho visto oggi l’adulto che dà un calcio alla pancia di un bambino nero che si è avvicinato a una carrozzina solo per dare una carezza a una neonata - ma lui è diverso.

Dove sono i Giusti? Sono pochi è vero ma sono straordinari, meravigliosi. Sono quelli che hanno osato aiutare un ebreo quando voleva dire essere fucilati, quelli che hanno aperto le loro case, hanno aperto quelle porte, che sono state per la maggior parte chiuse non tanto per una cattiveria dimostrata o esibita, ma per l’indifferenza. I Giusti non sono e non sono stati mai indifferenti, e quindi bisogna pensare a loro come a un dono che ha ricevuto l’umanità intera. Così, con tutto lo stupore per il male altrui, dobbiamo ammirarli, non essere stupiti, ma accettare la felicità che ci siano stati e che continuino ad esserci, i Giusti.

Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e Senatrice a vita

Analisi di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e Senatrice a vita

4 novembre 2019

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