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Un'azione che supera i confini del dovere di servizio allo Stato

onore al Corpo della Guardia Costiera Italiana

Mi chiamo Pietro Kuciukian. Sono il console onorario della Repubblica di Armenia, figlio di un sopravvissuto al genocidio degli armeni.

Consentitemi una premessa che riguarda la mia storia personale.

Da anni mi occupo della storia del mio popolo. Le immagini del genocidio del 1915 mi hanno perseguitato per molto tempo. Ma non ne sono stato sopraffatto.
Ho intrapreso un percorso diverso grazie alla scoperta di una pagina di diario di mio padre che raccontava come la famiglia del nonno fosse stata salvata da un turco che non ha voluto stare dalla parte dei carnefici.

Sono andato alla ricerca delle figure esemplari dei Giusti per gli armeni e ne ho trovate tante. Quando le carovane dei deportati destinati al nulla del deserto attraversavano i villaggi, le porte si chiudevano al loro passaggio. Erano carovane di gente affamata, assetata, cenciosa, con i piedi piagati, affetta da terribili malattie. Gente di tutte le estrazioni sociali; molte le persone una volta abbienti, colte; ora tutte simili a fantasmi. Un turco a quella vista si è gettato fra loro porgendo del pane, ma un gendarme l’ha scacciato colpendolo con il fucile.

Un armeno della carovana della morte ha gridato “ Questo è un gesto che riscatta il popolo turco!”

Il turco buono ha visto, ha agito .

Con questi esempi si è aperta per me la pagina della memoria del Bene, sempre mescolato al male. Vedere con i propri occhi il perseguitato, il profugo, la vittima, induce all’azione, l’azione del Giusto.

La contemporaneità ci presenta ancora una volta ferite profonde. Guerre, terrorismo, persecuzioni. Assistiamo a una emergenza umanitaria: profughi, rifugiati in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame che cercano disperatamente di raggiungere le nostre coste.

Oggi rendiamo onore alle donne e agli uomini del Corpo della Guardia Costiera Italiana.

Onorarli nel giardino dei Giusti di tutto il mondo, sorto qui nel cuore della Valle dei Templi, significa dire grazie a figure esemplari che ci aiutano ad aprire gli occhi sulla nostra realtà. Essi si trovano di fronte a migliaia di esseri umani, trattati peggio degli schiavi, su barconi che fanno naufragio e nelle cui stive perdono la vita uomini, donne, bambini, imbrattati di petrolio e coperti di piaghe.

Le donne e gli uomini della Guardia Costiera vedono, intervengono, salvano, soccorrono.

La loro azione supera i confini del loro dovere di servizio allo Stato: vedono e i loro occhi si riempiono di lacrime; moltiplicano gli sforzi sino al limite del possibile. Vedono e diventano dei resistenti morali, dei Giusti. L’azione di salvare la vita in mare mette a rischio la loro stessa vita. Per noi, che viviamo sicuri nelle nostre case, si tratta di immagini. Possiamo distogliere lo sguardo. Questi servitori dello Stato toccano con mano che la vita di un altro dipende dalla loro azione.

I giardini, che assieme a Gabriele Nissim stiamo creando in Italia e nel mondo (in Italia sono più 50), assolvono a questo scopo: il male esiste, non si può ignorare , ma dentro la vicenda del male facciamo luce sulle tante testimonianze di bene.

Qui ad Agrigento, grazie alla sensibilità della popolazione, delle autorità, delle istituzioni culturali che ringrazio e onoro, con questa nuova cerimonia al giardino si vuole far comprendere che si può sempre dire un si o un no e che c’è chi tenta di interrompere col suo no, seguito dall’azione, la catena del male.

E questo è un grande esempio.

Tutti possono assumersi un impegno rispetto al presente, compiere delle scelte, intraprendere un cammino, diventare Giusti, resistenti morali, testimoni di verità. Tutti noi se vogliamo, possiamo non chiudere le porte delle nostre case, possiamo vedere e agire. Se lo vogliamo è sufficiente sapere, conoscere per passare all’azione, per riscattare un popolo, come ha fatto quel Giusto turco buono che offriva il pane ai deportati.

Un grazie riconoscente alle Donne e agli Uomini della Guardia Costiera e grazie a tutti i presenti che hanno voluto essere qui con noi per onorarli.

Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica di Armenia

Analisi di Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica di Armenia

28 novembre 2016

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