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Un libro per capire meglio passato e presente e chiedersi una volta di più come affrontare il futuro

Recensione di Rebecca Ricci Bossi

La recensione è apparsa originariamente sul sito dell'Unione Internazionale della Stampa Francofona

Gabriele Nissim, scrittore, giornalista, presidente e co-fondatore di GARIWO (la Foresta dei Giusti di tutto il mondo) creata per ricordare coloro che hanno difeso la dignità umana contro ogni sorta di genocidio, è l’autore del recente libro “Auschwitz non finisce mai” edito da Rizzoli. 

Il saggio è disponibile in libreria dall’inizio di marzo, a ridosso del decimo anniversario della Giornata europea dei Giusti (riconosciuta dal Parlamento Europeo il 10 maggio del 2012 e celebrata ogni 6 marzo), accompagnato da un imprevedibile vento di guerra che rende le sue tematiche ancor più attuali di quanto l’autore stesso avrebbe potuto forse immaginare. 

Sottotitolo del libro “La memoria della Shoah e i nuovi genocidi”; tratta infatti della Shoah dal suo difficile riconoscimento fino al concetto di “genocidio”, coniato dal polacco Raphael Lemkin, un termine che la ingloba senza togliere nulla alla sua specificità.

Nissim attraverso i pensieri, gli interrogativi di personaggi come Simone Veil, Primo Levi, Yehuda Bauer, Avraham Burg, Spinoza e Raphael Lemkin ci porta a riconoscere il valore universale della Shoah.

La sua singolarità, e -non unicità- fa sì che la Shoah, un “genocidio senza precedenti” come la definisce lo studioso Bauer possa diventare chiave di lettura e monito per evitarne di nuovi, una lente di ingrandimento per metterne a fuoco l’orrore, riconoscerlo e cercare di combatterlo.

“Unicità significa che la Shoah non si potrà mai più ripetere……, e per questo Bauer osserva ironicamente che possiamo quindi stare tranquilli per il futuro e anche dimenticarcene, perché non ci riguarderà più.

Lo studioso israeliano preferisce utilizzare l’espressione genocidio senza precedenti”, che mette in evidenza come contro gli ebrei ne sia attuato uno con caratteristiche di nuovo tipo.

Compito degli Stati e degli uomini contemporanei fare l’analisi di somiglianze e differenze con le atrocità del passato per “impedire che l’Olocausto da “non precedente” si trasformi in un precedente di una catena che continua”.

Non si può fare una gerarchia del dolore, una graduatoria dei genocidi. Il loro comune denominatore è “l’intenzionalità di annientare un gruppo usando ogni forma di violenza e di brutalità che disumanizza gli individui destinati allo sterminio. È questa la continuità. Ciò che invece rappresenta un non precedente nella storia dei genocidi è che la Shoah è stato un genocidio con caratteristiche “universali”, perché i nazisti non si proponevano di eliminare gli ebrei all’interno di un territorio, come per esempio è avvenuto per gli armeni, ma di procedere nella soluzione finale in ogni parte del mondo.  Se Bauer e con lui l’israeliano Avraham Burg colpiscono per il loro modo di mettere in discussione l’unicità della Shoah e il paragone con gli altri genocidi, è il giurista polacco Lemkim che risalta nel saggio di Nissim per il suo ruolo fondamentale e l’opera svolta.

Una parte importante del libro gli è infatti riservata: a lui, alla sua storia, al suo percorso alla sua ostinazione senza fine per riuscire a fare approvare dalle Nazioni Unite nel 1948 la prima legge internazionale contro i genocidi, resi possibili come analizza il giurista polacco anche grazie all’indifferenza: “Non era colpevole solo chi li stava compiendo, ma seppure con una responsabilità diversa, anche chi avallava la cospirazione del silenzio.” E lo scopo di Lemkin al di là della punizione dei colpevoli è la prevenzione di questi crimini per il futuro dell’umanità… “Non c’è genocidio che non si ripercuota su tutta l’umanità”. Agire dunque non perché spinti solo da “ragione di umana compassione”, ma per un mondo comune da preservare.  Nelle sue memorie scrive che “un intellettuale non deve avere solo buone idee, ma deve accompagnarle nella vita per realizzarle”, proprio quello che lui farà senza appunto mai demordere, e la storia delle sue tante battaglie dalle pagine di Nissim risulta quanto mai avvincente.La memoria della Shoah prende un nuovo cammino; piuttosto che rimanere ancorati al passato, serve impegnarsi alla costruzione di un futuro migliore. E il “mai più” di Lemkim mira appunto alla costruzione di una nuova società in grado di mettere al bando ogni sorta di genocidio. Come nota l’autore, l’opera di Lemkim, al pari di quella di Socrate, stimola la nascita di una nuova coscienza con il suo continuo “questionnement”. Che non risparmia nessuno, lettore incluso. Un lettore che non potrà esimersi dal porsi a sua volta non una ma tante domande e dal rimettersi in discussione Gabriele Nissim dipana il suo “racconto”, inframezzandolo con ricordi e riflessioni personali che lo rendono ancora più vivo. 

Un libro per capire meglio il passato, il presente e chiedersi una volta di più come affrontare il futuro.

Analisi di

25 maggio 2022

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