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Una lezione dai Giusti per chi lotta contro il cambiamento climatico

di Craig Palmer

Lastre di ghiaccio ricoprono le strade a Fremont, Nebraska, 14 marzo 2019, dopo che il fiume Platte coperto di ghiaccio ha esondato

Lastre di ghiaccio ricoprono le strade a Fremont, Nebraska, 14 marzo 2019, dopo che il fiume Platte coperto di ghiaccio ha esondato (Nati Harnik via AP)

Possiamo tutti imparare molto dai Giusti.1 Per esempio, mentre leggevo le storie ispiratrici di coloro che sono stati riconosciuti da Gariwo come i Giusti per l’Ambiente,2mi sono reso conto di una caratteristica fondamentale dei Giusti, che li contraddistingue rispetto ai numerosi politici e celebrità che sono diventati attivisti politici nella lotta al cambiamento climatico.3 Forse possiamo tutti imparare una lezione da questa differenza, che può contribuire a trasformare l’ambientalismo spesso controproducente e moralista, che al momento serve solo ad alimentare la “cultura dell’inimicizia e del disprezzo”4 in una risposta molto più efficace al cambiamento climatico.

Per caso, la prima volta che ho vissuto quella che considero la caratteristica fondamentale delle storie sui Giusti che attribuisce loro un potere così unico d’influenzare il nostro comportamento, è stato durante quella che generalmente viene definita catastrofe naturale. Alcuni anni fa un tornado ha devastato una piccola città nel cuore degli Stati Uniti, dove avevo appena tenuto una serie di conferenze. Pochi giorni dopo la tragedia stavo leggendo un elenco delle vittime per verificare se riconoscevo i nomi di una delle persone che avevo incontrato durante la mia breve visita. Il nome di ciascuna delle vittime era accompagnato da un breve resoconto delle circostanze in cui erano mancate, come un albero caduto sulla loro casa o il fatto che fossero state colpite dai detriti trasportati dal vento. Tutte queste brevi descrizioni hanno contribuito a comporre un ritratto fortemente intriso di tristezza e sofferenza umana. Ciononostante, alcune delle brevi descrizioni contenevano alcune parole che evocavano una sensazione diversa e ulteriore alla sconcertante tristezza che accomunava tutte le storie. Il solo menzionare che una persona aveva perso la vita a causa dei detriti mentre faceva scudo con il proprio corpo per proteggere altre persone che sono poi sopravvissute, oppure che una persona era mancata lasciando il proprio rifugio sicuro per aiutare un vicino, mi hanno fatto provare un morso alla gola e brividi nel petto, cosa che le altre descrizioni non avevano provocato. Sono venuto poi a sapere che gli psicologi hanno etichettato questa sensazione come “elevazione morale”5 e hanno scoperto che è legata sia ad una maggiore preoccupazione per il benessere degli altri sia alla tendenza a impegnarsi in atti altruistici a loro beneficio. Anni dopo, ho riconosciuto subito la stessa sensazione quando ho iniziato a leggere le storie dei Giusti tra le Nazioni. In effetti era difficile immaginare che qualcuno potesse leggere le storie dei Giusti senza trarre neanche un po’ d’ispirazione all’emulazione del loro comportamento altruistico nei confronti di chi li circonda.

Di recente ho notato alcune somiglianze e differenze tra i criteri dello Yad Vashem per attribuire a qualcuno il titolo di Giusto Tra le Nazioni e il comportamento e il messaggio di molte delle figure pubbliche che cercano di guidare la lotta al cambiamento climatico. La prima somiglianza è l’importanza riposta nell’azione del salvare. I Giusti tra le Nazioni hanno dovuto salvare o cercare di salvare una o più persone. Molti politici e altri personaggi pubblici che esortano ad azioni volte a lottare contro il cambiamento climatico si presentano come salvatori di centinaia di milioni di persone e forse dell’intera vita presente sul pianeta. La seconda somiglianza è che l’azione del salvare è resa necessaria dalle azioni di altri esseri umani. Negli Stati Uniti, i nemici cattivi principalmente responsabili del cambiamento climatico sono considerati in genere conservatori, fautori dell’attuale presidente e sostenitori dei settori legati ai combustibili fossili. Inoltre, chi mostra scetticismo verso la realtà dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo, viene descritto come una persona per lo più simile a un astante. Questa categoria è importante perché in entrambe le situazioni, uno degli obiettivi è quello d’influenzare i potenziali astanti affinché siano disposti ad agire contro i cattivi (ad esempio, coloro che perpetreranno i genocidi futuri o che causano il cambiamento climatico) anche nel caso in cui tale azione richieda di mettere a repentaglio il proprio benessere per il bene altrui.

Questo ci porta alla fondamentale differenza fra i Giusti tra le Nazioni e molti dei personaggi pubblici che sottolineano a gran voce quanto sia necessario salvare il mondo dal cambiamento climatico. Affinché lo Yad Vashem attribuisca il titolo di Giusto Tra le Nazioni, una persona non solo deve cercare di salvare gli altri, ma anche rischiare “la propria vita, liberà e sicurezza… senza esigere una remunerazione monetaria o altre forme di compenso” 6. Inoltre, devono sussistere prove solide a sostegno dei rischi corsi. Al contrario, molti politici e personaggi pubblici che esortano gli altri a intraprendere una guerra al cambiamento climatico non sono riusciti neanche a ridurre di un po’ i comfort del proprio stile di vita. Lungi dall’essere figure moralmente ineccepibili, queste persone diventano simili ai politici che esortano gli altri a combattere una guerra mentre loro stessi si rifiutano persino di osservare il razionamento degli alimenti che impongono agli altri. Questo priva gli aspiranti leader delle azioni volte a fermare il cambiamento climatico della loro capacità d’innalzare moralmente gli altri attraverso il loro esempio. Inoltre, il loro comportamento può essere interpretato come un segnale del fatto che non credono a ciò che essi stessi affermano sulle nefaste conseguenze dei cambiamenti climatici, perché se così fosse, sarebbero sicuramente disposti a intraprendere ogni possibile azione per prevenirlo. 7Questi effetti non possono essere compensati sottolineando l’enorme numero di persone che hanno bisogno di essere salvate. In effetti, il numero quasi inconcepibile di vite potenzialmente perse a causa del cambiamento climatico rende ancora più significativa la recalcitranza ad accettare anche solo dei piccoli disagi volti a prevenirlo. In netto contrasto con le persone che Gariwo ha riconosciuto come Giusti per l’Ambiente, queste figure pubbliche rischiano di essere viste come ambientalisti ipocriti.

Come si può cambiare tutto questo? Ovviamente una persona non può correre i rischi che corrono i Giusti a meno che non se ne presenti l’opportunità, ma può apportare cambiamenti di vita più piccoli che dimostrano la volontà di sopportare diverse difficoltà per raggiungere l’obiettivo di salvare gli altri. Iniziare a camminare o prendere i mezzi pubblici invece di guidare, o utilizzare Skype anziché prendere un aereo per una riunione, potrebbero essere gesti più importanti di quanto non sembri. Sarebbe ancora più efficace unirsi alle migliaia di persone anonime che si offrono volontariamente per aiutare nelle operazioni di soccorso in caso di calamità. Questo sarebbe un segnale particolarmente adatto per comunicare la sincerità della propria preoccupazione nei confronti di chi è minacciato direttamente dagli effetti dei cambiamenti climatici. Questi atti potrebbero non sembrare grandi gesta, ma potrebbero bastare a influenzare almeno uno scettico nei confronti del cambiamento climatico, affinché dedichi del tempo a leggere alcuni degli articoli scientifici che altrimenti non sarebbe neanche disposto a guardare.

C’è un’altra lezione che tutti possiamo imparare dai Giusti. Molti dei Giusti hanno attribuito almeno una parte delle proprie azioni all’ascolto di storie di atti altruistici compiuti da altri, che sono state per loro fonte d’ispirazione.8 Quindi, potremmo tutti trarre beneficio dall’innalzamento morale derivante dalle storie di chi è stato riconosciuto come Giusto per l’Ambiente, ma anche dalle numerose storie di coloro che hanno rischiato o dato la propria vita cercando di salvare qualcuno dalle catastrofi “naturali”. Le storie di questi soccorritori potrebbero non sembrare così drammatiche come ciò che viene richiesto per la guerra al cambiamento climatico volta a salvare l’intero pianeta. Ciononostante, il potere di queste storie non dipende dal numero di vite salvate, o dal fatto che le azioni del soccorritore possano rientrare nella guerra al cambiamento climatico. Queste storie ci commuovono perché illustrano perfettamente due degli aspetti maggiormente legati al concetto di Giusto. L’essenza del comportamento dei Giusti può essere riassunta in questo modo: “Se vedi qualcuno che affoga, devi salvarlo, anche se non sai nuotare”. 9L’importanza di questo comportamento è stata riassunta nell’iscrizione che figura sulla medaglia assegnata ai Giusti tra le Nazioni: “Chiunque salvi una vita, è come se avesse salvato un intero universo”. 10 La storia che segue è stata scelta come esempio semplicemente perché figurante in cima all’elenco risultante dalla ricerca da me svolta in quel momento. Non ho mai incontrato il signor Wilke, ma attraverso il potere del racconto delle storie di salvataggio, ha influenzato la mia vita. Trasmetto ora a voi la sua storia.

Contadino del Nebraska morto mentre cercava di salvare uno sconosciuto dall’inondazione viene onorato come eroe11

James Wilke è stato uno dei migliori uomini che abbia mai conosciuto, ha scritto su Facebook, venerdì, l’amico di famiglia Jodi L. Hefti.

“Non tutti gli EROI indossano mantelli o divise”, ha scritto Hefti. “Conosco un vero EROE che indossava una maglietta, dei jeans, stivali da lavoro e guidava un trattore John Deer”.

Wilke, 50 anni, contadino del Nebraska, ha perso la vita giovedì nel tentativo di salvare uno sconosciuto dall’inondazione che questa settimana ha colpito la parte orientale del Nebraska, la parte occidentale dell’Iowa e altre zone del Midwest.

Giovedì, Wilke, di Columbus, Nebraska, ha ricevuto una telefonata in cui gli è stato chiesto di aiutare i soccorritori nel salvataggio di un automobilista intrappolato a causa dell’inondazione, ha scritto Hefti. Wilke è salito subito sul trattore e si è messo in strada.

“Era sempre il primo ad aiutare gli altri”, ha dichiarato il cugino Paul Wilke all’Omaha World-Herald. “Era una persona che non si limitava a parlare di migliorare le cose. Lo faceva”. 12 Secondo Hefti, i soccorritori hanno portato Wilke su un ponte che si trova in Monastery Road, ma il ponte è ceduto. Wilke e il suo trattore sono finiti nell’acqua.

Il corpo di Wilke è stato poi recuperato lungo il letto del torrente vicino alla loro casa, ha scritto Hefti.

“Chi conosce James sa che quello è stato il suo modo di dire addio alla moglie, alla famiglia e agli amici e che è ‘a casa’”, ha detto Hefti.

Note

1Questo concetto viene illustrato dall’organizzazione benefica “Learning from the Righteous”.https://learningfromtherighteous.org/

2https://en.gariwo.net/righteous/environment-and-climate-change/environment-and-climate-change-19558.html

3Mi riferisco in particolare a molti politici e altri personaggi pubblici negli Stati Uniti che cercano di guidare l’azione volta a lottare contro il cambiamento climatico. Non so dire in che misura questo valga per personaggi simili in Europa e in altre parti del mondo.

4https://en.gariwo.net/editorials/the-message-of-the-righteous-19678.html

5https://www.elevationresearch.org/content/jonathan-haidt

6https://www.yadvashem.org/righteous/how-to-apply.html

7https://dailycaller.com/2019/06/13/if-climate-change-is-our-world-war-ii-who-are-the-real-villains/

8Fogelman, Eva. 1994.Conscience and Courage: Rescuers of Jews During the Holocaust.New York: Anchor books.

9Mayer, Jack. 2011.Life in a Jar: The Irena Sendler Project. Long Trail Press: Middlebury, Vermont, p. 105.

10https://www.yadvashem.org/righteous/about-the-program/honoring-the-righteous.html

11https://www.foxnews.com/weather/nebraska-farmer-died-driving-tractor-to-rescue-stranger-in-dangerous-floods-in-area

12Mia sottolineatura.

Traduzione di Valentina Gianoli 

Craig Palmer, antropologo

Analisi di Craig Palmer, antropologo

26 giugno 2019

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