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Una Praga ritrovata alla ricerca dei valori di Charta 77

editoriale di Andreas Pieralli

La conferenza

La conferenza

Per Gabriele Nissim, scrittore e giornalista abituato a girare l’Europa tra conferenze e seminari, questa Praga di inizio febbraio forse avrà trasmesso qualche emozione insolita. Una spessa coltre di neve scricchiolante ha nascosto per qualche giorno gelido i grandi cambiamenti che hanno stravolto quell’atmosfera grigia e mesta che Gabriele ebbe modo di conoscere nell’ormai lontana Praga del 1986. E così, forse, algida e bianca, la città gli sarà sembrata più vicina a quella gabbia di cemento armato e statue dei padri del Marxismo chiamata Repubblica Socialista Cecoslovacca nella quale erano rinchiusi milioni di esseri umani e dove girò di nascosto il documentario “I giovani dell’antipolitica”. 


Come scrittore Orwell aveva un solo difetto: quello di essere troppo intelligente e di aver già previsto, con il suo 1984, dove avrebbe portato l’utopia sovietico-comunista. Due anni dopo il fatidico annus terribilis di Orwell, Gabriele scopriva che, tra l’onnipresente polizia cecoslovacca più o meno segreta, una nuova generazione di giovani, non più gravati dal peso dell’insopportabile delusione del fallimento della Primavera di Praga del 1968 che aveva moralmente annichilito i loro genitori, germogliava vibrando sulle onde elettriche dei suoni ruvidi della jazz section e dei Plastic people of the universe. Ignara degli orrori inflitti ai propri parenti questi giovani dai capelli lunghi e i pantaloni a zampa di elefanti pretendevano gli stessi diritti dei propri coetanei occidentali e la loro lingua era soprattutto la musica moderna diventata strumento immediato e diretto di mediazione dell’aspirazione ai diritti umani ipocritamente riconosciuti anche dal regime cecoslovacco con la convenzione di Helsinki del 1975.


I tempi adesso sono molto diversi da allora. Eppure, sotto la superficie di uno sviluppo tecnologico e ludico a volte anche esasperato, si cela un diffuso disagio giovanile che non trova più risposta nella politica tradizionale. È in questo contesto di disaffezione alla partecipazione attiva alla res publica, a poche settimane dal decesso dell’ex presidente Václav Havel, figura chiave del dissenso cecoslovacco, che torna a farsi forte il messaggio di Charta 77. Grazie a Gabriele Nissim, infatti, alla conferenza “L’eredità di Václav havel, Charta 77 e la Giornata Europea dei Giusti” tenutasi a Praga l’8 febbraio 2012 si sono potuti incontrare alcuni importanti firmatari di Charta 77 come il filosofo Daniel Kroupa o Pavel Bratinka per discutere di fronte a più di 100 persone dell’attualità dell’eredità lasciata dal dissenso che portò alla caduta del regime comunista in Cecoslovacchia.


Un dissenso che oggi può trovare nuova linfa vitale dal messaggio di grandi pensatori come Patočka e Havel studiati e presentati nell’ultima opera di Nissim “La bontà insensata” al fine di fare dell’iniziativa per la Giornata Europea dei Giusti promossa da Gariwo un momento di riflessione sull’eterno tema dei valori morali quale l’opposizione coraggiosa al male e all’ingiustizia. Se un’invasione armata russa non è più un pericolo all’ordine del giorno, non si può negare come oggi, all’ombra di una perdurante crisi economica e finanziaria che impone misure restrittive molto pesanti, il problema della rappresentatività e della legittimità democratica del potere politico sia quanto mai di scottante attualità. Se il regime comunista negava coscientemente ogni istanza di democrazia, oggi, nonostante la libertà di espressione di cui godiamo, la politica odierna sembra parimenti indifferente a queste richieste. Di fronte, allora, ad una politica incapace di trasmettere idee e visioni, ridotta a pura gestione finanziaria delle casse pubbliche, si torna ad avvertire la necessità di costruire, come era nei propositi di Charta 77, una società civile parallela dove dare spazio a questa sete di valori e a questa voglia di futuro. È anche per questo che per me personalmente, come giornalista e scrittore, profondamente deluso dallo stato attuale delle cose, conoscere Gabriele Nissim e lavorare con lui è stato un onore molto grande di cui vado fiero.
 
Infatti, dopo essermi trasferito a Praga sulla scia del boom economico ceco successivo all’adesione all’UE, ho vissuto immerso nel mondo del business italiano votandomi al pragmatismo e alla concretezza. Dentro di me, però, mi rendevo conto che ciò non era sufficiente. Sono bastate poche frasi di Gabriele, appena atterrato a Praga, mentre tra campi innevati e silenti con Monika Burian e Serena Baccaglini, le due istrioniche organizzatrici di ART FOR PUBLIC, ci dirigevamo prudentemente verso la città, per farmi capire che era arrivato il momento di cambiare rotta e di smettere di vergognarsi dell’homo ethicus che c’è in me, che c’è in tutti noi.


Mentre ieri tornavo a casa calpestando la neve sonora grazie ripensavo alle parole di Gabriele, il cui nome significa messaggero. Nella notte fredda mi ha scaldato il pensiero di esser tornato a credere che il bene non solo è possibile, ma che esiste ed è più forte del male perché alla fine è l’unica strada percorribile per la dignità umana. 


Grazie Gabriele.

Andreas Pieralli, giornalista

Analisi di

20 febbraio 2012

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