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Una scommessa antropologica e pedagogica

di Arianna Tegani

Proponiamo di seguito l'intervento tenuto dalla professoressa Arianna Tegani al Seminario insegnanti di Gariwo 2021 "Il racconto rivela gli eventi. Narrare a scuola le storie dei Giusti: come e perché".

Nell'organizzare il Seminario siamo partiti dalla convinzione che, soprattutto dai momenti di crisi, come quello che stiamo attraversando, non si esce come prima: solo peggiori o migliori.

C’è una sfida cruciale davanti a noi: quale tipo di essere umano vogliamo sviluppare in noi ed educare nei nostri studenti?

Nessuno di noi ha una “ricetta” perché la realtà è complessa: il corso che vi proponiamo è una scommessa, antropologica e pedagogica.

Una scommessa antropologica perché siamo convinti che dentro ciascuno e quindi nell’umanità, il Bene sia il più alto istinto di sviluppo: ci rende vivi, noi stessi e liberi.

Etty Hillesum, nel suo “Diario”, lo chiama la “parte più profonda e migliore di me”, Hannah Arendt ricorda che esiste anche “la tentazione del bene”, cioè la voce della coscienza che ciascuno ha (quell’essere “due in uno” che anche il Presidente Nissim ricordava), Ricoeur parla dell’uomo capace perché l’uomo può anche soffrire, non essere all’altezza delle sue possibilità, può fare il male ma può anche agire il bene, mantenere le promesse, perdonare…

Questa radice di vera umanità non è la “perfezione morale ” ma l’elemento sorgivo dell’autenticità e dell’amore alla vita: nostra, degli altri, del mondo.

Mi permetto di citare le parole della senatrice Segre ai giovani : “A me dispiace da matti avere 90 anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti… mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita. Perché la mia vita mi piace tantissimo. Non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte… Noi scegliemmo la vita... Siete persone libere, dovete pensare con la vostra testa, non con quella che grida più forte.”

Quelli che nella storia hanno cambiato le cose in meglio sono stati, come i Giusti, sempre degli amanti della Vita ma anche dei poeti visionari e al tempo stesso realisti: poeti perché hanno allenato il loro sguardo al Bello e al Buono (Nissim ricordava che l’agire morale nasce dal “giudizio estetico”, citando Arendt, che orienta il desiderio di bellezza in noi; la dott.ssa Benelli parlava di postura nel mondo che ci dona un certo tipo di sguardo); visionari perché guardano lungo e lontano, usano la loro bussola interiore che li orienta a mete alte e coraggiose; realisti perché non sono dei semplici e illusi sognatori ma hanno saputo scegliere, prendere posizione, rischiare nelle situazioni concrete dell’esistenza.

    I ragazzi della Rosa Bianca, i padri fondatori dell’Europa, Lemkin, M. L.King, tutti i Giusti rappresentano il “nostro meglio”, aprono strade possibili si sviluppo, alimentano la fiducia e fecondano il futuro.

    Una scommessa pedagogica perché Gariwo e la LUA non hanno “soluzioni” solo risorse da condividere insieme. E’ un’avventura, quella che abbiamo iniziato, che ci ha fatto intuire delle eccezionali potenzialità: la LUA e Gariwo hanno moltissimo materiale didattico e formativo a disposizione, ma senza il terreno vivo che siete voi, docenti e studenti, i semi non attecchiscono. Altrimenti i nostri Giardini dei Giusti sarebbero un bel cimitero con delle lapidi. Questi luoghi prendono vita se chi li visita dà vita alle loro storie.

    Ecco perché abbiamo scelto di riflettere insieme sulle potenzialità straordinarie della narrazione: perché i racconti hanno sempre un messaggio, la narrazione non è mai neutra, innocente.

    Ricorda David Grossman (in “L’arte di scrivere nelle tenebre della guerra”) che quando non si pensa più o non si spera più, quel vuoto si riempie di apatia, cinismo, disperazione. “E’ la disperazione a impedire che un giorno le cose possano cambiare, che ci sia una redenzione. E la disperazione più profonda è quella nei confronti dell’uomo…”

    Quando raccontiamo le storie dei Giusti, facciamo perciò una scelta educativa precisa, di contrasto alla disperazione e all’indifferenza.
    La narrazione è un processo di costruzione della realtà e il racconto che facciamo di noi stessi e del mondo influisce sul modo di vivere la vita.
    Le storie (anche nella storiografia) non si trovano nel mondo, si creano.
    La narrativa quindi dischiude mondi possibili, le storie sono repertori di possibilità in un mondo imperfetto.

    Le storie dei Giusti, in particolare, forniscono dei modelli del mondo possibili perché danno forma ad azioni nel mondo (i Giusti hanno trovato “fessure” di libertà d’azione e le hanno usate) e descrivono paesaggi di coscienza (i loro pensieri, sentimenti, emozioni, significati, contraddizioni e conflitti, come ricordava Nissim… i Giusti non sono “perfetti!").

    Il narrare, quindi, oltre ad essere un piacere è anche una cosa seria perché è il nostro strumento preferito, come umani, per parlare delle aspirazioni nostre e altrui, e della dialettica conflittuale che viviamo in noi e nella cultura del nostro tempo.
    Con la narrativa ri-costruiamo il nostro passato e il nostro futuro: gli eventi del passato (sia personali che storici) non si cambiano ma l’immobilismo o l’indifferenza si sbloccano quando diamo una nuova interpretazione di quegli eventi che gettano luce anche sull’oggi. Narrare è un processo di guarigione (personale e storico) che ci permette di ri-orientarci al futuro, che ci mette in moto, che ci dà vita.

    Concludo con le parole di Grossman: Gli scrittori lo sanno: quando scriviamo percepiamo il mondo in movimento, elastico, pieno di possibilità. Di certo non congelato. Ovunque vi sia qualcosa di umano, non c’è immobilità né paralisi…il mondo non mi si chiude addosso….Io immagino. L’atto stesso di immaginare mi ridà vita…riesco ad essere un uomo nel senso pieno del termine, un uomo che si sposta con naturalezza tra le varie parti di cui è composto.”

    Questo l’augurio che facciamo a noi come educatori e ai nostri studenti.

    Arianna Tegani, Commissione Didattica di Gariwo

    Analisi di

    2 novembre 2021

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