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Una speranza per i Rohingya

di Regina Catrambone

La Aid Station MOAS a Shamlapur

La Aid Station MOAS a Shamlapur

Cox’s Bazar è una nota meta turistica del Bangladesh grazie alla sua spiaggia, la più lunga al mondo, che si estende per 120km di sabbia immacolata. Mentre ci si avvicina dall’alto, sembra un paradiso incontaminato. Il verde domina il paesaggio, interrotto solo dal cielo blu, dalle nuvole bianche e da edifici e case che sembrano dei puntini. Mi hanno particolarmente colpita le tipiche barche per pescare bengalesi che ricordano una mezzaluna e dalla bellezza della natura.

Il Bangladesh recentemente è stato al centro dell’attenzione mediatica a causa dell’esodo forzato in seguito alle violenze contro la comunità Rohingya nel Myanmar. Dall’inizio degli scontri il 25 Agosto, oltre 600mila persone avrebbero oltrepassato il confine col Bangladesh nel disperato tentativo di cercare riparo e fra loro ci sono 340.000 bambini. La comunità Rohingya è stata vittima di persecuzioni e discriminazioni negli anni, ma le recenti proporzioni delle violenze hanno costretto moltissime persone a fuggire. Allo stesso modo, il numero e il ritmo degli arrivi in Bangladesh ha generato una crisi umanitaria che le Nazioni Unite hanno definito come la crisi che si sviluppa più velocemente a livello mondiale.

La comunità Rohingya adesso forzatamente sfollata in Bangladesh ha dovuto affrontare viaggi pericolosi, via mare o terra. In alcuni casi le persone sono state costrette a attraversare dei fiumi. Ma in tutti i casi ci sono stati decessi, a dimostrazione che chi si trova veramente in pericolo fa tutto il possibile per salvare la propria famiglia e per dare ai propri figli un futuro migliore. Per questo, non possiamo ignorare la violenza e gli abusi ovunque essi si verifichino. Alla luce di ciò, MOAS ha deciso di essere la voce di chi non ha voce e di aiutare i più vulnerabili.

A Settembre MOAS ha spostato le operazioni in Sud Est Asiatico e ha rinnovato il proprio impegno ad assistere la comunità Rohingya in fuga dal Myanmar. Dopo l’appello di Papa Francesco, abbiamo riposizionato la nave Phoenix per la sua nuova e vitale missione: mantenere viva la speranza dove serve di più, garantendo forniture regolari al nostro team sul campo. Dopo essere diventata un simbolo internazionale di speranza per i migranti e i rifugiati che attraversavano il Mar Mediterraneo ed Egeo, la Phoenix adesso è di supporto per la nostra missione in Sud-Est Asiatico portando le forniture di aiuti in Bangladesh e garantendo gli approvvigionamenti di beni estremamente necessari.

Durante la mia permanenza in Bangladesh ho visitato 4 campi nella regione –Shamlapur, Kutupalong, Unichiprang e Balukhali- e sono rimasta profondamente colpita dalle pessime condizioni di vita e dall’enorme percentuale di bambini, la maggior parte sotto i 12 anni, oltre alle moltissime donne incinte o neomamme che hanno urgente bisogno di assistenza medica. I Rohingya in Bangladesh hanno bisogno di tutto dai vestiti ai generi alimentari, dall’assistenza medica al supporto psicologico. La Phoenix ha già completato la sua prima consegna di 20 tonnellate di aiuti e a breve arriverà con la seconda a Chittagong, in Bangladesh.

Il 14 Ottobre abbiamo lanciato ufficialmente la nostra prima MOAS Aid Station a Shamlapur, che farà da struttura satellite semi-permanente per il campo profughi di fortuna e sarà interamente attrezzata con due tende, una farmacia, acqua potabile e servizi igienici. Il nostro staff medico è composto da professionisti bengalesi ed italiani che, con l’aiuto dei mediatori culturali Rohingya, curano sia le ferite fisiche che quelle psicologiche, corpo e anima, oltre a monitorare i pazienti fino alla guarigione. Visto l’elevato tasso di donne incinte, abbiamo loro destinato un’area specifica e in caso di complicanze le trasportiamo con la nostra ambulanza all’ospedale più vicino. Una seconda area è dedicata alla farmacia, dove i pazienti possono ricevere i medicinali prescritti in maniera gratuita.

Il 10 Novembre abbiamo lanciato la nostra seconda Aid Station a Unchiprang, vicino la riserva naturale di Teknaf. Il giorno dopo abbiamo accolto i primi pazienti, mentre a Shamlapur, assistito dal team della Aid Station, è nato il primo bambino che ci ha benedetti col prezioso dono della vita.

Inoltre, dopo aver constatato coi miei stessi occhi le conseguenze di un simile afflusso di persone in una piccola comunità, le Aid Station cureranno sia i Rohingya che la comunità bengalese locale, le cui risorse sono state profondamente colpite dall’arrivo di così tante persone.

Ancora una volta, MOAS ha scelto di stare a fianco degli indesiderati, dei dimenticati e dei poveri che desiderano solo vivere in pace e prendersi cura delle proprie famiglie. Non rimarremo a guardare mentre il resto del mondo rimane indifferente alla sofferenza dei Rohingya. Vogliamo essere al loro fianco, offrendo assistenza e supporto medico.

Per questo motive MOAS si trova in Bangladesh: per mantenere viva la speranza perché solidarietà, misericordia e fratellanza non hanno frontiere. Non è ignorando i problemi che si riesce a risolverli. 

Analisi di Regina Catrambone, Co-Fondatrice e Direttrice MOAS

21 novembre 2017

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