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Una speranza per l'Egitto

Un'imponente ondata di proteste ha travolto e spazzato via in pochi giorni i vertici politici in Egitto. Le acque che sembravano essersi ritirate dopo la caduta di Mubarak sono tornate a gonfiarsi, per la seconda volta in pochissimo tempo, travolgendo a un anno dall’elezione il presidente Mohamed Morsi e il governo dei Fratelli Musulmani.

I fatti hanno smentito la previsione di quanti - il premier turco Erdogan in testa - credevano che sarebbero stati i partiti islamici moderati ad affermarsi con la Primavera araba. Quanto appena accaduto mostra che il seme di quella stagione germoglia ancora sulle sponde del Nilo. Le agitazioni scoppiate nel gennaio 2011 hanno portato alla luce un processo, non solo culturale, che è ancora all’inizio e che potrebbe sfociare in un cambiamento anche politico nel Paese. Il fenomeno che l’Occidente ha etichettato come Primavera araba forse inizia adesso. Forse oggi siamo di fronte alla Primavera da cui potrebbe prendere avvio lo smantellamento del vecchio regime e la costruzione di una vera democrazia, con una nuova classe di leader politici alla guida del Paese. Nel 2011 non vi era altra opzione politica, se non quella dei Fratelli musulmani, per far cadere Mubarak. Oggi c'è l'occasione per costruire un'alternativa laica e liberale alla Fratellanza.

ll condizionale è il minimo della cautela in un quadro così complesso, incerto e a tratti paradossale. Abbiamo appena visto il popolo egiziano ribaltare, con il pieno accordo dei militari, l’assetto politico scelto dal popolo stesso alle prime elezioni democratiche nella storia del Paese. Un “golpe popolare”, ha scritto Antonio Ferrari sul Corriere della Sera: allo stesso tempo Colpo di Stato e “rivoluzione popolare”. Un fenomeno contraddittorio, ma per certi aspetti inevitabile – e forse anche legittimo - in un Paese che sta cercando a fatica la propria via alla democrazia.

Perché se è vero che Morsi è stato democraticamente eletto, è altrettanto vero che non può dirsi democratico il modo in cui l’ex presidente e i Fratelli Musulmani hanno gestito il potere ricevuto dalle urne. Basti pensare al trattamento riservato alla magistratura e agli illimitati poteri che la Costituzione voluta dalla Fratellanza – oggi sospesa - attribuiva al Capo di Stato.

Le riforme promesse e mai realizzate, l’incapacità di dare risposte concrete alla crisi economica che sta facendo fallire il Paese, la malcelata volontà di imporre una visione autoritaria della politica hanno causato l’imponente rivolta che ha decretato la fine del governo Morsi. In piazza Tahrir hanno protestato milioni di persone esasperate che rivendicano migliori condizioni di vita; i laici e i ribelli di Tamarrod che reclamano un paese più democratico e moderno, capace di garantire giustizia sociale e diritti umani; i rappresentanti delle minoranze spaventate dal fondamentalismo crescente che chiedono maggiori tutele contro l’intolleranza. Con obiettivi diversi, erano presenti anche i sostenitori di Morsi e gli estremisti islamici, sui cui si dovrà vigilare con grandissima attenzione, non solo per proteggere la popolazione, ma anche per evitare di trasformare una possibilità di cambiamento nell’ennesima occasione persa.

Non resta che attendere per capire cosa ne sarà di un’opposizione così ampia e composita. Le violenze delle ultime ore fanno crescere i timori e le incertezze per il futuro. In attesa delle prossime elezioni, il governo di transizione dovrà mantenere l’ordine e la sicurezza e fronteggiare una crisi che non può più aspettare.

Ma esiste una speranza per l’Egitto, ed è racchiusa nei valori e nelle istanze della Primavera araba. L'opposizione ha l'occasione per compattarsi ed esprimere un progetto e una classe politica alternativi a quelli dei Fratelli musulmani. Se saprà tenere aperto il dialogo con tutte le componenti politiche, sociali e religiose del Paese – inclusa la Fratellanza che, oltre ad essere molto radicata tra la popolazione, resta espressione di quell’islam politico con cui tutto il Medio Oriente deve fare i conti; se saprà mettere in pratica gli ideali di democrazia, tolleranza, libertà cui si è ispirata, l’Egitto potrà risollevarsi e diventare un faro per tutta la regione.

Analisi di Valentina De Fazio, redazione Gariwo

7 luglio 2013

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