Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

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Vegliare, proteggere

di Craig Palmer

Le rare persone riconosciute come Giusti spesso negano di essere eroi e quasi si stizziscono nell’essere descritte in questo modo. Questo è assolutamente in linea con la loro natura umile, come dimostrato dal rifiuto di attirare l'attenzione sulle loro azioni; talvolta omettono infatti i loro atti più eroici nel descrivere le loro esperienze. È vero che i Giusti non sono “supereroi”, perché, dopo tutto, si tratta di esseri umani normali, nel senso che hanno fatto solo ciò che tutti gli esseri umani sono in grado di fare. Tuttavia, è proprio per questo motivo che diventa importante riconoscere il senso in cui i Giusti sono eroi. Gli eroi sono potenziali modelli di comportamento che possiamo tentare d’imitare, e cercare di seguire l'esempio degli altri è uno dei tratti distintivi dell'umanità. Non c'è dubbio sul fatto che le generazioni future imiteranno il comportamento dei loro eroi; la domanda è dunque: chi saranno i loro eroi? Questo è il motivo per cui è così importante riconoscere i Giusti non semplicemente come eroi, ma come l'incarnazione del significato originario di tale termine; ed è anche il motivo per cui è fondamentale tesserne le lodi.

Eroi di guerra

Sebbene Gariwo esista da soli 20 anni, ogniqualvolta piantiamo un albero o commemoriamo simbolicamente la storia dell’altruistica volontà di certe persone di sacrificarsi per il bene degli altri, ci impegniamo a portare avanti una pratica umana diffusa e antica. Ogniqualvolta la commemorazione dei Giusti ci ispira a impegnarci in azioni altruistiche simili, viviamo una sensazione che anche molte generazioni di antenati hanno già vissuto. Gli psicologi hanno definito “elevazione morale” questa sensazione e la conseguente inclinazione a impegnarsi in azioni altruistiche e la fanno rientrare nella cosiddetta “psicologia positiva”.1 Ciononostante, l'elevazione morale si verifica spesso in un contesto più ampio in cui la maggiore propensione al sacrificio per il bene altrui diventa uno strumento volto a promuovere l'uccisione dei nemici. In effetti, il tipo di eroe che è probabilmente più familiare a molti di noi è “l’eroe di guerra”. Le descrizioni etnografiche delle culture tradizionali di tutto il mondo abbondano di descrizioni di leggende su eroi disposti a dare la propria vita per gli altri in battaglie narrate a ogni generazione al fine d’ispirare comportamenti simili.2 Ad esempio, fra i Dogon dell'Africa occidentale, gli esperti di narrazione tradizionale noti come “griot” “conducevano gli uomini alla guerra” raccontando loro “le grandi gesta degli antenati e spingendoli a comportarsi come loro”.3 Così anche la storia e la letteratura delle nazioni moderne pullulano di eroi disposti a morire in battaglia per il proprio Paese e per i propri compagni. Queste storie mirano anche a ispirare chi è ancora in vita a fare sacrifici simili in contesti analoghi, come nel poema sulla Prima Guerra Mondiale di John McCrae “Nei campi di Fiandra”, in cui i caduti esortano chi è ancora in vita dicendo loro: “Riprendete voi la nostra lotta con il nemico!”4 Ciò non significa che siano necessariamente da bandire i memoriali di guerra, le canzoni patriottiche o i racconti tradizionali sugli eroici antenati disposti a dare la propria vita in guerra. È tuttavia importante capire in che modo l'elevazione morale sia stata utilizzata come spada di guerra per comprendere a fondo come possa essere usata come aratro per seminare giardini di pace.

Un tipo diverso di Eroe di guerra

Fogelman ha elegantemente descritto come lo Yad Vashem abbia cambiato in modo fondamentale l’uso dell'elevazione morale nel definire e commemorare “un tipo diverso di eroe di guerra: i salvatori. . .”5 I Giusti tra le Nazioni sono “eroi di guerra”, nel senso che i loro atti sono stati compiuti in un contesto bellico, ma le loro azioni sono sostanzialmente diverse dalle azioni dei tipici eroi di guerra, perché vengono onorati per le loro imprese di salvataggio. La modifica dello Yad Vashem è importante, perché dimostra come l'elevazione morale possa essere evocata da storie di salvataggio che non sono necessariamente collegate in modo diretto all'uccisione dei nemici. Gariwo estende la definizione di questo tipo di eroe dai non ebrei che hanno salvato gli ebrei durante l'Olocausto “. . . a tutti coloro [persone], ovunque nel mondo, che hanno cercato o cercano d’impedire il crimine di genocidio, di difendere i diritti dell’uomo – in primo luogo la dignità umana - nelle situazioni estreme, che si battono per salvaguardare la memoria contro i ricorrenti tentativi di negare la realtà delle persecuzioni”.6

L’essenza di un “Eroe”

Potrebbe sembrare che la concezione dei Giusti di Gariwo si sia discostata dagli esempi più comuni del termine “eroe”. Si potrebbe pensare che l'immagine tipica di un guerriero coraggioso che sconfigge i nemici in una battaglia campale abbia poco in comune con quella di un diplomatico che distribuisce documenti falsi, di colleghi di lavoro che nascondono una famiglia in soffitta, di un'infermiera che fa uscire i bambini di nascosto da un ghetto, di una famiglia che insegna a un bambino come passare per uno dei suoi figli, di una persona che blocca un colpo mortale con il proprio corpo, oppure di un testimone del genocidio che rischia la morte per testimoniare ciò che ha visto al fine di prevenire future atrocità. Ciononostante, tutti questi atti incarnano l'essenza del significato originario del termine “eroe”, come indica la sua etimologia: “originariamente ‘difensore, protettore’, dalla radice PIE [proto-indoeuropea] *ser- ‘vegliare, proteggere’.7 “Non ci sono dubbi sul fatto che i difensori e i protettori di tutto il mondo che hanno vegliato sui vulnerabili dell'umanità siano “eroi” che le generazioni future potrebbero scegliere d’imitare. Tuttavia, difendere e proteggere non è certo più semplice o automatico di qualsiasi altra forma di comportamento eroico. Proprio come i guerrieri eroici sono stati ispirati dalle storie dei guerrieri che li hanno preceduti, è importante tessere le lodi di coloro che difendono e proteggono gli altri, se vogliamo che le generazioni future impediscano atti che possono andare dal bullismo al genocidio. Ecco perché Gariwo sottolinea come: "Le azioni, a volte l'intera vita, dei Giusti sono la riprova che ogni essere umano può assumersi una responsabilità personale per difendere i più deboli…”.8 Assumersi questa responsabilità personale per una vita intera può sembrare un compito spaventoso, che va oltre le capacità nostre e delle generazioni future, ma se le lasciamo ad ambienti ispiratori come i Giardini di Gariwo potranno rendersi conto di come l'affermazione di David Bowie sia alla loro portata: “Possiamo essere Eroi, solo per un giorno”.9

Riferimenti bibliografici

1 Haidt, J. (2003). Elevation and the positive psychology of morality. In C. L. M. Keyes & J. Haidt (Eds.) Flourishing: Positive psychology and the life well-lived. Washington DC: American Psychological Association. (pp. 275-289).

2 Palmer, C. T. Begley, R. O., Coe, K. & L. B. Steadman. (2013) "Moral Elevation and Traditions: Ancestral Encouragement of Altruism through Ritual and Myth." Journal of Ritual Studies 27(2): 83-96.

3 Griaule, M. & G. Dieterlen. (1986) The Pale Fox. Baltimore, MD: Afrikan World Books. (p. 603)

4 McCrae, J. (1915). In Flanders Fields. https://www.poetryfoundation.org/poems/47380/in-flanders-fields . Accessed April 16, 2019.

5 Fogelman, E. (1994). Conscience and courage: Rescuers of Jews during the Holocaust. New York: Anchor Books, Doubleday. (p. 12)

6 https://en.gariwo.net/about-us-4969.htmlAccessed April 15, 2019

7 https://www.dictionary.com/browse/herosAccessed April 15, 2019

8 https://en.gariwo.net/righteous/the-righteous-biographies/Accessed April 15, 2019

9 Bowie, D. & B. Eno (1977). Heroes. https://www.azlyrics.com/lyrics/davidbowie/heroes.htmlAccessed April 15, 2019 

traduzione di Valentina Gianoli 

di Craig Palmer, antropologo

Analisi di di Craig Palmer, antropologo

30 aprile 2019

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