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Verso un Giardino dei Giusti a San Patrignano

di Gabriele Nissim

Un'immagine del pranzo a San Patrignano

Un'immagine del pranzo a San Patrignano

Nella comunità di San Patrignano, la splendida struttura che aiuta migliaia di ragazzi e ragazze a uscire dall’inferno della droga e di tutte le dipendenze con un impegnativo percorso di autoeducazione, costruiremo un Giardino dei Giusti.

Quando sono stato invitato per tenere una conferenza, pensavo che mi sarei dovuto sforzare per trasmettere ai ragazzi il senso della memoria dei Giusti e del nostro lavoro. Pensavo che il mio compito fosse quello di trovare le parole adatte per raccontare le grandi questioni della storia del Novecento e spiegare i temi della scelta, il significato del Bene e della prevenzione.
Prima di parlare mi sono chiesto tante volte quale dovesse essere il taglio del mio intervento, perché avevo paura di apparire come un ufo calato dall’alto che arrivava a fare delle ridondanti prediche.
Mi domandavo in che cosa potesse essere utile un Giardino nella comunità. Era possibile fare un collegamento tra la nostra attività e quella dei ragazzi?
La cosa che mi dà sempre fastidio è quando si concepiscono delle iniziative appariscenti, che però non seminano e non lasciano delle tracce.

Poi, discutendo con i ragazzi, ho avuto una sorpresa inaspettata che mi ha dato entusiasmo e mi ha fatto capire che non ero un estraneo: l’idea di un possibile Giardino dei Giusti era già nel DNA della storia della comunità; quel giardino di riferimento ideale lo costruivano già faticosamente, giorno dopo giorno.
Un ragazzo che decide volontariamente di entrare nella struttura si sottopone ad una prova di grande impegno. Per uscire dall’inferno che lo ha ridotto ad una dipendenza totale dalla droga deve accettare di vivere per quattro anni nella comunità, separato dalla famiglia, dai suoi vecchi amici, senza un cellulare e un collegamento internet.
Il contatto con il vecchio mondo ostacolerebbe il suo percorso.

Invece può ritrovare il senso della sua vita soltanto se trova in se stesso la forza di mettere in discussione tutti i presupposti che lo hanno portato alla schiavitù della droga. Per ritornare a vivere nel mondo, deve prima prenderne le distanze per acquisire una nuova prospettiva di vita che gli permetta di affrontare il futuro da un nuovo punto di vista.
Il tossicodipendente vince la sua battaglia quando la ricchezza di una vita umana autentica diventa per lui più forte dell’attrazione dei paradisi artificiali; quando si libera della condizione precedente di insoddisfazione che lo ha portato a scegliere la droga. Il giovane ogni giorno ha una sfida da superare: deve stare bene con se stesso e scoprire dei nuovi valori per ritrovare la speranza e la stessa idea di futuro che la dipendenza gli aveva fatto abbandonare.

Il tramite di questo percorso di autoeducazione è dato dagli operatori di San Patrignano, che inseriscono i ragazzi in strutture di lavoro e che trasmettono loro un significato completamente diverso della condizione umana. Sono loro i maestri di vita che innestano il processo di cambiamento.
Dunque la comunità ottiene il suo risultato ogni volta che i ragazzi trovano il gusto di nuovi comportamenti nella società.
Quando si innesta un meccanismo di emulazione del Bene, diventa più facile per ognuno degli ospiti fare una salto qualitativo nella propria vita.
Ecco perché gli esempi realizzati di una vita ricca e autentica sono funzionali al processo di maturazione.
I ragazzi hanno bisogno costante di avere dei riferimenti ideali per vincere la loro battaglia; possono uscire dall’inferno quando si immedesimano nelle persone migliori.

Ecco perché un Giardino dei Giusti a San Patrignano non è un’operazione artificiosa, ma trova i presupposti nella stessa organizzazione della comunità.
Il Giardino sarebbe inoltre uno straordinario biglietto da visita per l’immagine della comunità. Mostrerebbe ai visitatori il percorso morale dei ragazzi che escono dal loro tunnel ispirandosi a tutti coloro che hanno difeso la dignità umana nelle situazioni più difficili.
Immagino che gli ospiti di San Patrignano possano ogni anno scegliere i Giusti a cui dedicare gli alberi e progettare un lavoro artistico e creativo per raccontare le loro storie. Ogni ragazzo potrebbe adottare il suo Giusto di riferimento e diventare così un suo “testimone” con poesie, racconti, canzoni, rappresentazioni teatrali.

Quando ho preso la parola nel teatro della comunità, ho spiegato che, per certi versi, il loro percorso di trasformazione poteva ricordare le vicende di alcuni Giusti che, dopo avere attraversato il male sono stati capaci di immaginare un mondo senza ingiustizie e senza nemici.
Quale è stata la forza che ha permesso a Denis Mukwege di non arrendersi di fronte agli stupri in Congo o a Etty Hillesum di resistere nel campo di prigionia in Olanda? Cosa ha permesso loro di toccare il punto estremo della condizione umana e di ritrovare la speranza?
Il medico congolese, premio Nobel per la Pace 2018, ha curato migliaia di donne pensando che fosse possibile realizzare un mondo dove la comunità internazionale si facesse carico delle sofferenze di queste donne e creasse un tribunale contro gli stupratori di guerra.
La giovane filosofa ebrea, pur sapendo che la sua sorte era segnata nel campo di concentramento, scrisse un diario magnifico per insegnare alle generazioni future che la vittoria definiva contro il nazismo si sarebbe potuta realizzare con la creazione di una nuova vita comune che bandisse per sempre la cultura dell’odio e del nemico.

Cosa dunque c’era di simile tra i ragazzi che affrontavano la prova in quella struttura e quei personaggi che erano diventati un esempio per l’umanità?
Chi in circostanze diverse attraversa l’inferno può trovare la spinta per uscirne quando immagina un percorso di umanità. È la fede nel genere umano e nella condivisione di un destino comune che libera forze inaspettate in ognuno di noi.
È forse questo l’antidoto più importante per uscire dalla dipendenza della droga.

A San Patrignano ci provano ogni giorno.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

29 maggio 2019

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