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Apartheid

In breve

Apartheid (letteralmente “separazione”) è il termine che definisce la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel secondo dopoguerra, rimasta in vigore fino al 1993. È stata dichiarata crimine internazionale dalla Convenzione internazionale sull’eliminazione e la repressione del crimine di apartheid adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 3068 (XXVIII) del 30 novembre 1973. 

Un regime che discriminava il 90% della popolazione

Per la prima volta il termine apartheid fu usato in accezione politica da Jan Smuts, militare afrikaner durante la seconda guerra boera (1899-1902) e poi politico sudafricano, Primo ministro del Sudafrica dal 1919 al 1924 e dal 1939 al 1948. Nel 1917, convinto della superiorità razziale dei coloni provenienti dall’Olanda e dei loro discendenti, coniò il termine apartheid - che divenne un sistema di governo solo dopo la vittoria del Partito Nazionale nel 1948.

In Sudafrica, fin dai primi insediamenti coloniali, i bianchi hanno costituito non più del 9% della popolazione. Denominati afrikaner, erano discendenti di olandesi o originari dell’Inghilterra, questi ultimi più favorevoli a una conciliazione verso i concittadini neri. I principali ideologi dell’apartheid, che erano stati influenzati dal nazismo, furono Daniel François Malan, Johannes Gerhardus Strijdom e Hendrik Frensch Verwoerd. Formalmente affermavano di voler “far crescere in armonia” i vari gruppi etnici con le relative tradizioni; in realtà completarono una vera e propria “architettura” legislativa e poliziesca dell’apartheid. 

La nascita del movimento contro l’apartheid

La lotta contro questo regime fu guidata dall’African National Congress (ANC), un partito nato nel 1912 per difendere i diritti della maggioranza nera. Dal 1947 questo Partito iniziò la collaborazione con il Natal Indian Congress, il partito indiano fondato da Gandhi nella regione del Natal, e questo gli permise di contrapporsi direttamente al governo razzista del Paese. Dal 1952 al 1967 l’ANC fu presieduto da Albert John Lutuli (1898-1967), predicatore della chiesa congregazionalista, premio Nobel per la pace nel 1960, ispiratore di una lotta non violenta contro il regime dell’apartheid.
Dagli anni ’60 la lotta dell’ANC si focalizzò soprattutto sui passaporti speciali per i neri, con numerose azioni di sabotaggio. Morto in un incidente Lutuli, gli successe Oliver Tambo (1917-1993), amico e collaboratore di Nelson Mandela, con cui aveva condiviso gli studi all’università di Fort Hare nel 1939. Nel 1944, insieme a Mandela e Walter Sisulu, fu uno dei fondatori della Lega Giovanile dell’ANC, nel 1952 fondò con Mandela lo studio legale Tambo e Mandela, a Johannesburg, offrendo assistenza legale a moltissimi africani.
Nel 1956 Mandela fu arrestato con l’accusa di alto tradimento insieme ad altre 150 persone. Al termine del processo, durato quasi 5 anni, tutti gli imputati furono assolti. Il clima, tuttavia, era divenuto molto teso. Il 21 marzo 1960, infatti, nella township nera di Sharpeville, poliziotti Afrikaner avevano sparato a raffica su un gruppo di dimostranti africani disarmati, uccidendo 69 persone e ferendone 180. I manifestanti protestavano contro le restrizioni imposte dal governo sudafricano alla libertà di movimento della popolazione non appartenente alla razza bianca. La strage di Sharpeville sollevò un'ondata di proteste a Città del Capo, e prima che l'ordine fosse ripristinato ci furono più di 10.000 arresti. Mandela rifiuta il metodo di lotta nonviolento e opta per l’ala armata Umkhonto we Sizwe (“spada della nazione”), che cominciò a usare la violenza.

Nel 1962 Mandela fu nuovamente arrestato con l’accusa di alto tradimento insieme ad altri leader ANC, e nel 1964 fu condannato all’ergastolo. Trascorse quindi i successivi 27 anni in carcere, dove completò gli studi di legge e superò la strategia della lotta armata per giungere a progettare un Paese dove non dominassero né i bianchi, né i neri, ma il governo fosse multirazziale e costituzionale.
Nel frattempo, le autorità sudafricane ricorsero a provvedimenti sempre più rigidi contro i manifestanti. Nel 1975 fu sancita l’obbligatorietà di usare l’afrikaans in tutte le scuole; i neri furono privati di tutti i diritti civili e politici e milioni di loro, chiamati “bantu”, vennero sfrattati dalle loro case e deportati nelle “homeland del sud”. I negozi dovevano servire per primi i clienti bianchi, e i neri, per muoversi nelle zone dei bianchi, dovevano avere speciali passaporti.

Le reazioni internazionali

L’esito di questa politica fu l’isolamento internazionale del Sudafrica, espulso dal Commonwealth già nel 1961. Nel 1979, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite invitò gli Stati a interrompere le relazioni con il regime dell’apartheid di compagnie multinazionali, banche e altre istituzioni, e in ambito ONU fu costituito un Comitato speciale contro l’apartheid. Nel 1985 e nel 1986, la Comunità Europea varò l’embargo sul commercio delle armi, la cessazione delle esportazioni di petrolio e degli scambi culturali e sportivi e, in seguito, un embargo sui nuovi investimenti. Dalle Olimpiadi di Tokyo del 1964 il Sudafrica fu inoltre escluso dalle Olimpiadi.

La liberazione di Mandela e la fine dell’apartheid

La situazione venne affrontata dal presidente Frederik Willem De Klerk, leader afrikan del National Party, che il 2 febbraio 1990 riabilitò tutti i gruppi politici di opposizione al regime, compreso l’ANC. Nelson Mandela venne liberato l’11 febbraio 1990.
Nel 1991 iniziò il cammino del dialogo, e nel corso dell’anno vennero abrogate una serie di leggi simbolo dell’apartheid. Le elezioni del 27 aprile 1994 videro la schiacciante vittoria dell'ANC con il 62,65% dei voti, al di sotto però della soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Da allora l'ANC governa ininterrottamente il Paese, prima con Nelson Mandela - che nel 1993 fu insignito del Premio Nobel per la Pace -, poi con i presidenti Thabo Mbeki, Kgalema Motlanthe e Jacob Zuma.

La Commissione di verità e riconciliazione 

Diventato presidente del Sudafrica, Mandela ha dovuto affrontare il difficile passaggio dal regime di apartheid alla democrazia. In questo quadro si inserisce la Commissione per la verità e la riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission), creata del nuovo parlamento democratico nel 1995 - presieduta da Desmond Tutu, arcivescovo anglicano di Città del Capo -, con il compito di ascoltare le testimonianze di entrambe le parti in causa, vittime e carnefici.

La TRC si basava sulla convinzione che la conoscenza della verità su quanto avvenuto durante il periodo dell’apartheid avrebbe favorito, successivamente, la possibilità di una riconciliazione tra i diversi gruppi etnici, razziali e culturali presenti nel Paese.
La Commissione ha articolato il suo lavoro in tre comitati. Il Comitato per le violazioni dei diritti dell'uomo si occupava della ricerca delle vittime, della documentazione sui crimini commessi tra il 1960 e il 1994 nei loro confronti e dell’organizzazione di incontri pubblici durante i quali le vittime raccontano le violenze che hanno subito. Questi incontri venivano ripresi dai media e trasmessi in diretta dalla radio, in tutte le lingue ufficiali parlate nel Paese.
Il Comitato per l'amnistia gestiva i processi, per assicurare i colpevoli alla giustizia. Questo organo aveva anche il compito specifico di esaminare le richieste di amnistia - concessa solo se erano soddisfatte tutte le condizioni previste dalla Commissione, prima tra tutte una confessione piena e totale - per le gravi violazioni dei diritti dell'uomo indicati dalla legge costitutiva della Commissione, ovvero omicidio, tentato omicidio, tortura, rapimento e maltrattamenti gravi.

Il terzo sottocomitato, quello addetto alla riparazione e alla riabilitazione, esaminava i casi valutati dagli altri due organismi e decideva le misure adeguate di risarcimento e riabilitazione. Poteva trattarsi infatti di cure mediche, riparazioni economiche, ma anche di soddisfare richieste come la ripresa degli studi interrotti per il conflitto, la dedica di una strada a un familiare deceduto o una degna sepoltura dei cari scomparsi.
I risultati della Commissione sono stati pubblicati nel 1998. Le indagini hanno portato alla luce crimini commessi dal governo dell'apartheid, dalla polizia e dall'esercito, ma anche dall'ANC e altre organizzazioni che si opponevano al regime. L'amnistia fu concessa a 849 persone e negata a 5392, su un totale di 7.112 richieste totali. La TRC è riuscita a creare una sorta di circolo virtuoso in cui paura ed espiazione, rimorso e pentimento, minaccia e ricompensa si sono intrecciati e rafforzati reciprocamente.