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Genocidio Armeno

In breve

Nel corso della Prima guerra mondiale si compie, nei territori dell’Impero ottomano, il genocidio del popolo armeno. Il governo ultranazionalista dei Giovani Turchi, emanazione del partito “Unione e Progresso”, sceglie di turchizzare l’area anatolica e decide di deportare e sterminare l’etnia armena presente nel territorio fin dal 7° secolo a.C, integrata ma non assimilabile. Il genocidio degli armeni viene oggi considerato il prototipo dei genocidi successivi.

Le radici del genocidio

I prodromi sono da ricercare nel quadro politico internazionale del XIX secolo e nel declino dell’Impero ottomano, il grande malato d’Europa, che entra in crisi scontrandosi con le aspirazioni dei popoli alle riforme, alla partecipazione politica e all’autodeterminazione.
La Grande Guerra determinerà poi la fine dei tre grandi Imperi, austroungarico, zarista e ottomano. Il genocidio del 1915 fu preceduto dai pogrom del 1894-96, voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da altri massacri, in particolare quello del 1909 in Cilicia, all’indomani della rivoluzione dei Giovani Turchi - che avevano preso il potere nel 1908, paradossalmente in nome della libertà e uguaglianza di tutti i popoli dell’Impero.
Ben presto prese il sopravvento l’ala oltranzista del partito Unione e Progresso e nel 1913 si formò una dittatura militare composta dai triumviri Djemal, Enver, Talaat, gli uomini forti del regime, responsabili della messa in atto del progetto genocidario.

Moventi ideologici

Il movente fondamentale che ispirò l’azione di governo dei Giovani Turchi e del triumvirato fu l’ideologia panturchista, il sogno di un immenso territorio dal Mediterraneo all’altopiano turanico e la determinazione a riformare lo Stato su una base monoetnica, linguisticamente e culturalmente omogenea. Armeni, greci, assiri, ebrei: l’Impero ottomano era costituito di fatto da un mosaico di etnie e religioni. La popolazione armena, la più numerosa, di religione cristiana, che aveva assorbito gli ideali dello stato di diritto di stampo occidentale, con le sue richieste di uguaglianza, costituiva un ostacolo al progetto di omogeneizzazione del regime.

L’obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico. Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni che servì da base economica alla futura repubblica kemalista.

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Il genocidio

La pianificazione avviene tra il dicembre del 1914 e il febbraio del 1915, con l’aiuto di consiglieri tedeschi, data l’alleanza tra Germania e Turchia.
L’ala più intransigente del Comitato Centrale del Partito Unione e Progresso (CUP) ha pianificato il genocidio, realizzato attraverso una struttura criminale paramilitare, l’Organizzazione Speciale (O.S), diretta da due medici, Nazim e Chakir. L’Organizzazione Speciale dipendeva dal Ministero della Guerra e attuò il genocidio con la supervisione del Ministero dell’Interno e la collaborazione del Ministero della Giustizia. La Prima guerra mondiale (1914-1918) offrì al governo dei Giovani Turchi l’occasione per risolvere una volta per tutte la “questione armena”, esplosa già al tempo del trattato di Berlino del 1978 a conclusione della guerra russo-turca.

La notte del 24 aprile 1915, l’élite armena di Costantinopoli venne arrestata, deportata ed eliminata. Si procedette poi al disarmo e al massacro dei militari armeni, costretti ai lavori forzati sulla linea ferroviaria Berlino-Baghdad, e nella primavera fu dato il via alla deportazione sistematica della popolazione armena verso il deserto di Der es Zor.

Pochi vi giunsero vivi. La maggioranza fu sterminata nel corso di vere e proprie marce della morte. La quasi totalità degli armeni scomparve dalla terra abitata da più di duemila anni. I loro beni furono confiscati.

I politici responsabili dell’esecuzione del genocidio furono: Talaat, Enver, Djemal, i triumviri esponenti del partito unico al potere. Emanarono i decreti di abolizione delle riforme, di deportazione e di confisca dei beni degli armeni - decreti mai ratificati dal parlamento - determinando la distruzione del popolo armeno.

Entità dello sterminio

Un milione e mezzo di persone persero la vita, i due terzi degli armeni dell‘Impero ottomano. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem.
Mustafa Kemal, detto Ataturk, nella Turchia sconfitta all’indomani del trattato di Losanna (1923), fonderà la Repubblica turca, conservando il territorio che era stato diviso con il trattato di Sevres (1920) in zone di influenza tra le grandi potenze e assegnato per la parte occidentale ai Greci e all’Italia, per la parte orientale agli Armeni, ai Curdi, alla Francia (Siria) e all’Inghilterra (Palestina, Giordania e Iraq). Mustafa Kemal aveva completato e avallato l’opera dei Giovani Turchi, sia con nuovi massacri ed espulsioni, sia con la negazione delle responsabilità dei crimini commessi, sia accaparrandosi definitivamente i beni degli armeni senza risarcimento.

Responsabilità della Turchia

La storiografia ufficiale turca nega che ci sia stato un piano intenzionale e specifico di sterminio e considera i massacri una dolorosa conseguenza della guerra che ha colpito sia la popolazione armena sia la popolazione turca. Parlare di genocidio in Turchia può costare il carcere e anche il riconoscimento del genocidio da parte di un Paese terzo suscita le proteste di Ankara.

In realtà la Grande Guerra fu un’utile circostanza per risolvere una volta per tutte il problema armeno e anche per mascherare l’intenzionalità del progetto di sterminio.

La montagna sacra, l’Ararat, che oggi appartiene alla Turchia ma che gli armeni della piccola Repubblica Indipendente sorta nel 1992 dalla dissoluzione dell’Impero sovietico possono contemplare oltre la frontiera turca, alimenta quotidianamente un sentimento di perdita. Sulla Collina delle Rondini (Dzidzernagapert), nella capitale Yerevan, il Memoriale del Metz Yeghern, il Grande Male, racchiude ed esprime l’imponenza della tragedia.

Il monte Ararat

Il memoriale del Metz Yeghern