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Gli aerei servono per bombardare

di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo di seguito la riflessione di Francesco Cataluccio uscita sul Post sul lavoro dell'artista spagnola Cristina Lucas.

Anche i filmati dei massicci bombardamenti turchi di questi giorni contro i curdi, come quelli sauditi nella guerra civile in corso in Yemen, entreranno a far parte dell’installazione video a tre canali dell’artista spagnola Cristina Lucas che, dal 2015, ha ideato un meticoloso catalogo di immagini che mostra tutti i bombardamenti aerei della storia.

La visione di Unending Lightning è impressionante (in Italia è stata possibile durante Documenta 12, a Palermo nel 2018, e più recentemente a Art Rotterdam 2019), anche perché fa vedere una triste e impropria vicenda che furono proprio gli italiani a iniziare.

Cristina Lucas (1973) aggiorna continuamente il suo catalogo video, con l’aiuto di diversi gruppi di ricerca che hanno creato un database con informazioni sulle dinamiche delle stragi civili che avvengono. Un lavoro di documentazione, archiviazione e conservazione della memoria. L’artista spagnola infatti, attraverso performance, happening, video, fotografie, installazioni, disegni e pittura, ama concentrarsi sull’irrazionalità delle azioni umane e contrapporre concetti tradizionalmente antagonisti, come realtà e finzione. Le sue opere, presenti in molti musei europei, si fondano sull’analisi delle principali strutture politiche ed economiche contemporanee, per rivelare le contraddizioni tra storia ufficiale, storia vera e memoria collettiva. Lucas contesta i cliché storici, sociali, politici e culturali e assume una posizione critica su questioni come la questione femminile, il dominio occidentale e l’ambizione dell’umanità di controllare la natura.

L’antico sogno di volare divenne realtà nel 1903. Il primo volo aereo risale al 1909. Il primo bombardamento aereo avvenne, nel 1911, durante la guerra italo-turca. Da quel momento in poi si è assistito a una serie infinita di mortali attacchi dal cielo.

La guerra italo-turca (chiamata nei nostri manuali scolastici come “Guerra di Libia” o “Impresa di Libia e, in turco, come “Trablusgarp Savaşı”: Guerra di Tripolitania) fu combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica e porre le basi del nostro piccolo e tardivo impero. Pure se minore, questo evento bellico fu un importante precursore della Prima guerra mondiale, perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani: osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l’Impero prima del termine del conflitto con l’Italia.

In quella guerra impari, gli italiani si guadagnarono un brutto primato: il primo impiego militare dell’aereo sia come mezzo offensivo che come strumento di ricognizione (furono schierati in totale 9 apparecchi).

Il 23 ottobre 1911 il pilota capitano Carlo Maria Piazza sorvolò le linee turche in missione di ricognizione; il 1º novembre successivo l’aviatore Giulio Gavotti lanciò a mano la prima bomba aerea (grande come un’arancia, si disse) sulle truppe turche di stanza in Libia.

Oggi, noi italiani, ai quali venne per primi la feroce idea di colpire volando la gente dabbasso, osserviamo sgomenti gli aerei delle nostre vittime di allora, i turchi, appartenenti alla nostra stessa alleanza militare, massacrare i curdi (ormai privi della copertura aerea statunitense), per le loro rinnovate ambizioni imperiali.

Francesco M. Cataluccio, saggista e scrittore

Analisi di Francesco M. Cataluccio, saggista e scrittore

14 ottobre 2019

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