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L'esercito dell'arte siriana

l'opera di Heritage for Peace

Heritage for Peace è un’organizzazione che si occupa di sostenere i siriani negli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale del Paese, gravemente in pericolo a causa del conflitto e degli attacchi dei jihadisti.

Dall’idea che tale patrimonio possa essere usato come terreno comune per sviluppare il dialogo e la pace nel Paese, l’organizzazione ha creato un “esercito di guerrieri dell’arte”, che sorvegliano i monumenti e vanno alla ricerca dei manufatti trafugati dai trafficanti.

“Si tratta di archeologi ed esperti di arte - racconta Isber Sabrine, fondatore di Heritage for Peace - ma anche di architetti, avvocati, studenti e persone comuni che vogliono proteggere la cultura del loro Paese”. E l’idea di conciliazione su cui si basa l’organizzazione sembra funzionare, dal momento che le “reclute” di questo particolare esercito provengono tanto dalle fila di Assad quanto dall’opposizione al regime e dalla comunità islamica.

Sabrine è un giovane archeologo siriano, guida turistica dal 2005 al 2009, che ha costruito una rete di lavoro di circa 200 persone - di cui 150 operative in Siria - da quando, nel 2011, lo scoppio della guerra gli impedì di tornare nel suo Paese dalla Spagna, dove si era recato per terminare gli studi. Heritage for Peace ha quindi sede a Girona, e nasce dal progetto che Sabrine stava sviluppando nel 2011 per la gestione del patrimonio siriano, con il sostegno del Consejo Superior de Investigaciones Cientificas (Consiglio Superiore delle Indagini Scientifiche).

Da questo giovane è nata l’idea di creare un gruppo di "Monuments Men" che proteggano l’arte siriana, saccheggiata e distrutta dopo quattro anni di violenze. Il rischio corso da questi uomini è grande, soprattutto ora che ai trafficanti di opere d’arte si sono aggiunti i miliziani dell’Isis. 


I “guerrieri” di Sabrine si preparano in Libano o in Turchia, e poi in Siria documentano i danni sugli edifici, recuperano e nascondono oggetti preziosi sottratti dai trafficanti, si recano nei luoghi distrutti per cercare di salvare le opere ancora intatte. Solo così, ritiene Sabrine, è possibile contribuire alla ricostruzione dell’identità di un Paese sconvolto da devastazioni che oggi sembrano irreparabili.

31 marzo 2015

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