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Un Oscar per il cinema iraniano

"Una separazione" è il miglior film straniero

La locandina

La locandina

Dopo i successi al Festival di Berlino, il film di Asghar Farhadi Una separazione ottiene l'Oscar come miglior film straniero. Nella pellicola una dolorosa storia di famiglia che mostra tutti i vincoli della società iraniana. Nader e Simin hanno ottenuto il visto per lasciare il Paese ma Nader si rifiuta di partire: deve accudire il padre, malato di Alzheimer. Per questo Simin chiede la separazione e si trasferisce da sua madre, cercando di convincere la loro figlia a partire con lei. La ragazzina resta a vivere nella casa paterna. 
Il marito, Nader, ha bisogno di qualcuno che accudisca l'anziano mentre lui è al lavoro. Sceglie una donna che è sposata a un ultra religioso disoccupato e quindi è costretta a lavorare di nascosto. 
Un giorno l'uomo che accudisce si bagna i pantaloni: la badante telefona a un'autorità religiosa per chiedere se sia peccato cambiargli la biancheria. 






Anche Nader si occupa di suo padre, con un'assiduità e una tenerezza commuoventi. 
La situazione precipita quando Nader, rientrando a casa, trova il padre legato al letto e solo. Nasce un violento alterco tra la badante e l'uomo, Nader infuriato la spinge, facendola ruzzolare giù dalle scale. La donna perde il bambino che aspetta, Nader e la sua famiglia vengono coinvolti in un processo infinito e surreale.
Un dramma intimo che svela le contraddizioni e le difficoltà dell'Iran. Le attrici sono costrette a indossare il velo anche se in Iran non è necessario coprirsi il capo se si è in casa.










Il regista ha detto, ricevendo il premio: "In questo momento molti iraniani in ogni parte del mondo ci stanno guardando, e immagino che siano molto felici. Felici non soltanto per un importante premio a un film o a un regista, ma perché nel momento in cui parole di guerra, di intimidazione e di aggressione vengono scambiate tra i politici, il nome del loro Paese, l'Iran, viene evocato grazie alla sua gloriosa tradizione culturale. Una cultura ricca ed antica, che è stata sepolta sotto la pesante polvere della politica. Offro con orgoglio questo premio al popolo del mio Paese, un popolo che rispetta tutte le culture e tutte le civiltà e che ripudia l'ostilità e il risentimento."


Jafar Panahi: "This is not a film"


Jafar Panahi è un altro importante cineasta iraniano. È stato condannato a sei anni di dentezione e non potrà viaggiare o girare film per 20 anni a causa delle sue proteste contro il regime. Dopo un breve periodo in carcere ora è agli arresti domiciliari ed è riuscito a trasformare la sua penosa condizione nel soggetto di un documentario. Da questo nasce This is not a film, portato clandestinamente fuori dall'Iran grazie ad una chiavetta USB. Panahi, con la collaborazione del cineasta iraniano Mojtaba Mirtahmasb, ha descritto una sua giornata.
Nel  settembre 2011 anche Mirtahmasb è stato arrestato, insieme ad altri cinque documentaristi e a una produttrice, accusati dal regime di essere degli agenti al servizio della BBC, il canale inglese che aveva diffuso i film censurati di questi registi.


27 febbraio 2012

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