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"Vietato morire dal ridere"

Parigi vieta lo humour negazionista di Dieudonné

Una corte francese ha stabilito il 9 gennaio 2014 che lo spettacolo potrà andare in scena a Nantes nonostante le raccomandazioni di Hollande ai prefetti di far rispettare il divieto.


Dieudonné M'bala M'bala, classe 1966, è un comico francese di origine camerunese al centro di virulente polemiche per la sua militanza nell'estrema destra francese. Ora si è visto vietare gli spettacoli in tutta la Francia, un provvedimento, questo di François Hollande, che certo non può che rinfocolare le polemiche, dato che per prevenire un potenziale impatto "virale" delle sue uscite antisemite si conculca di fatto il principio generale della libertà d'espressione. Ma vediamo la storia di questo personaggio e delle polemiche che ha scatenato.

Lo sketch della discordia

Dieudonné si è fatto conoscere negli anni '90, quando forma un duo con il comico francese Elie Semoun destinato a calcare le scene fino al 1997. Parallelamente a questi spettacoli si impegna come avversario del Fronte Nazionale in numerose elezioni locali, propugnando soprattutto una veemente denuncia degli orrori del passato coloniale e della tratta degli schiavi. Tuttavia è già presente nel suo discorso politico una pretesa di denunciare le "lobby sioniste" che riecheggia da vicino le tirate ideologiche dei grandi demagoghi del XX secolo. 

Il caso si direbbe di "memorie in concorrenza fra loro", nel momento in cui, a metà degli anni 2000, porta in televisione la macchietta di un ebreo "ultraortodosso" implicato nella tratta degli schiavi neri. Uno sketch chiaramente antisemita, dove si identificava con l'ebreo la figura dello schiavista (esistente peraltro anche nel mondo arabo e cristiano). 


La deriva antisemita

Dieudonné si è già avvicinato all'islamismo radicale e al negazionista Faurisson, ma potrebbe essere ancora ricondotto a meditare il suo risentimento contro un nemico evidentemente fittizio, come cerca di fare il suo vecchio amico Semoun risalendo sul palco ancora una volta con lui. Dopo questa esperienza, Semoun dichiarerà: "È terribile.. avevo nostalgia della mia antica amicizia con Dieudonné, ma adesso è come se fossi stato per anni vicino a uno psicopatico o a un pedofilo senza accorgermene".      

Dieudonné dal canto suo continua a dichiararsi "rappresentante della vera sinistra, anticomunitario e antisionista", ma non fascista. Intorno al 2005 esiste ancora un blog, Vérité sur Dieudonné, di suoi amici non schierati politicamente che cercano di difendere la sua libertà d'espressione e il suo talento di comico. In effetti, sono anni in cui questo controverso artista riempie i teatri. Le denunce dei gruppi ebraici o per i diritti umani non bastano a risolvere il problema del successo che incontrovertibilmente Dieudonné riscuote nella società francese. 

Dieudonné si schiera apertamente

Poco dopo, il blog Vérité sur Dieudonné viene chiuso, verosimilmente perché il comico a questo punto è entrato ufficialmente nel razzista ed estremista Fronte Nazionale di Le Pen, che battezzerà perfino uno dei suoi figli. Questo blog conteneva alcune analisi di come potessero essere talvolta male interpretate certe uscite come le accuse di "pornografia memoriale" che Dieudonné e i suoi avversari si scambiavano. A suo modo, cercando di operare una distinzione tra umorismo "lugubre ma che fa riflettere" e sketch "da bagaglino", andava a fondo del tema del conflitto delle memorie e della difficile tutela della libertà d'espressione, pur inclinando leggermente verso le posizioni del comico. Conteneva in sostanza varie risorse online di comicità irriverente, su temi molto delicati, in grado di suscitare la critica verso Dieudonné, ma rimanendo in una logica non di divieto, bensì di polemica anche feroce nell'ambito di una vivace democrazia.    

Accuse morali e penali

Negli ultimi anni il comico francese ha gestito un teatro parigino, la Main d'Or, da cui però sta per essere cacciato perché la società immobiliare titolare dello stabile non vuole essere coinvolta nelle sue campagne razziste. Ha tra le altre cose inventato il gestaccio detto quenelle, un saluto romano rovesciato che a dicembre 2013 è stato fatto durante una gara anche dal calciatore Nicolas Anelka, che ha così rimediato una squalifica. Oltre a stringere le sue amicizie con Le Pen e diversi gruppi antisemiti, Dieudonné è stato anche ricevuto da Ahmadinejad. Sul suo conto pendono accuse non solo morall, ma anche penali, come quella recentissima di avere riciclato 400.000 euro derivanti da affari illegali. 


Hellen Kaufmann, Presidente dell'Associazione Anonimi, Giusti e Perseguitati durante il Periodo Nazista di Bordeaux (AJPN), ci ha rilasciato il seguente commento. 


Dieudonné M'Bala M'Bala, che era una personalità priva di ogni interesse, ha costruito una piccola impresa dell’odio molto lucrativa. I suoi spettacoli sono diventati degli incontri politici a carattere antisemita e negazionista, che riportano alla ribalta il famoso “complotto ebraico mondiale”, e portano migliaia di euro nelle tasche del signor M'Bala M'Bala.
 
Che cosa pensare di un umorista che si permette di dire nel 2014 in Francia che le camere a gas non hanno gassato abbastanza ebrei, solo per provocare una risata.. E funziona. Lui riempie le sale facendo apologia dei crimini contro l’umanità.
 
Il lavoro che portiamo avanti dal 2008 sui Giusti riconosciuti o che sono rimasti anonimi pone l’accento sugli uomini e le donne che hanno scelto la fraternità e il rispetto degli altri, perseguitati già dalla nascita per via della religione. Queste persone hanno permesso il salvataggio del 75% degli ebrei di Francia.
Sicuramente, è su chi ha messo la propria vita in pericolo per salvare gli altri che noi sensibilizziamo i giovani nelle scuole elementari e superiori e nei licei, educandoli all’amicizia e al rispetto dell’altro, portando ai giovani la testimonianza diretta di persone che da piccole furono cacciate, salvate, e spesso neanche loro ma dei sopravvissuti di intere famiglie uccise...
 

La “quenelle”, gesto clou dello spettacolo di Dieudonné, che sta tra un gesto dell’ombrello e il saluto nazista, utilizzato dal 2009 per la sua lista sionista nell’Île-de-France in occasione delle elezioni europee, è diventata un codice identitario e ha acquisito una vera popolarità presso gli stessi giovani che noi vorremmo incontrare (francesi o figli degli immigrati) in mancanza di punti di riferimento. E raccoglie sempre più consensi a ogni condanna! Come se l’antisemitismo fosse, oggi, il grido di battaglia di coloro che sono antisistema!
 
Dieudonné naviga tra contenuti redditizi per le sue tasche: il FN, la Siria, l’Iran e i palestinesi, e fa il martire perseguitato dalla lobby sionista.
Il suo sito Internet a pagamento, 4,90 € al mese/58,80 € l’anno, recensisce le foto delle migliori quenelle (annuncia di avere 10.000 abbonati). Il concorso delle quenelle d’oro ricompensa dei maestri quenellieri.
 
La sua compagna ha depositato il marchio Quenelle presso l’INPI e una società chiamata e-quenelle si occupa delle pubbliche relazioni e della comunicazione.
Nel suo teatro Main d'or di Parigi, lo spettacolo riempie le sale 5 volte a settimana. In sala sono in vendita prodotti come: T-shirt (20 €), DVD (70€), tazze, portaceneri, carnet, ombrelli... e un autoadesivo "Palestine". Nel mentre, lui si dichiara insolvente per sottrarsi alla giustizia francese...
 
Dieudonné passerà di moda e io voglio credere che la convivenza pacifica prevarrà. 
E senza il nostro carattere multietnico, che resta una delle ricchezze della Francia, Dieudonné, di padre camerunese e di madre bretone, non sarebbe nato. Probabilmente lascerà dietro di sé qualche nostalgico… che si appenderà le foto della quenelle in camera.
 
Io sono fiera di vivere in un Paese dove il Ministro Valles e la Ministra Taubira condannano fermamente e intelligentemente le “oscene buffonate di un antisemita recidivo” e degli eventuali provocatori che lo sostenessero per “interposta quenelle”. Sono fiera di vivere a Bordeaux dove l’umorismo morboso non è il benvenuto.
Per quanto riguarda il saluto nazista, non sarà più possibile far credere a un giudice di averlo compiuto attribuendogli un altro significato o solo per ridere…


La furia mediatica su Dieudonné


Il fenomeno Dieudonné è al centro di una “furia mediatica” che non rende giustizia alle sue molteplici sfaccettature. Oltre a quanto già evidenziato da Hellen Kaufmann, emergono altri fattori decisivi, come le frustrazioni della popolazione araba e nera della Francia, che ammonta a 5 milioni di individui e spesso è soggetta a discriminazioni. Per esempio è sottorappresentata nelle istituzioni e nei posti dirigenziali dell’industria, si concentra solitamente nelle periferie e occupa i posti di lavoro meno qualificati. Questo gruppo, a torto o a ragione, ritiene di soffrire di “islamofobia”. La comunità ebraica ben integrata e molto istruita è spesso oggetto del risentimento di questi gruppi etnico-religiosi. Inoltre i suoi leader “vogliono distruggere con tutti i mezzi Dieudonné, che considerano un antisemita, filoarabo, un nemico di Israele e un personaggio sacrilego che attacca la Shoah e la colonizzazione rampante in Palestina”. Questa contrapposizione frontale si inserisce in un contesto francese di “sensibilità e permeabilità” dell’opinione pubblica ai problemi del Medio Oriente dove la Francia è coinvolta a livello politico, culturale ed economico in Libano, in Maghreb e nei Paesi del Golfo. Inoltre, di fronte al “discredito del governo e dei politici a causa della corruzione e soprattutto della disoccupazione giovanile“, Dieudonné raccoglie ancora più consensi, attaccando violentemente con la sua “quenelle” tutti coloro che dichiarano di spendersi per i diritti umani, senza però denunciare ciò che accade ai giovani profughi soprattutto palestinesi. Inoltre, il comico francese, “per certi versi simile a Grillo”, ha buon gioco a prendersela con figure di estrazione ebraica quali Dominique Strauss-Kahn, Madoff e altri, dalla condotta più che dubbia. E a suo favore gioca anche un talento particolare a servirsi di Internet, dei social network e dei video virali, uno dei quali ha superato i 2 milioni di visite. Paradossalmente, Dieudonné porta a riflettere con dei mezzi sbagliati e talvolta illegali sul dolore seguito non solo alla Shoah, ma anche a gravi altre violazioni dei diritti umani come lo schiavismo, l’apartheid e altre tragedie. Il suo caso potrebbe quindi stimolare una riflessione sul rifiuto della specificità della Shoah e sull’universalità della sofferenza delle vittime (del male e del bene), che è uno dei concetti su cui si basa l’attività di Gariwo.   

8 gennaio 2014

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