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Bullismo Antisemita a Livorno. L’importanza di ricordare la Shoah e combattere l’indifferenza

di Andrea Vitello

Bullismo Antisemita a Livorno. L’importanza di ricordare la Shoah e di combattere l’indifferenza attraverso l’esempio delle figure dei Giusti.

Quanto successo domenica scorsa, in provincia di Livorno, a pochi giorni dalla Giornata della Memoria è sconcertante. L’episodio si è verificato poco dopo le ore 18 al parco Altobelli di Venturina Terme, frazione di Campiglia Marittima, dove un ragazzino di 12 anni, di padre ebreo, è stato circondato da due ragazzine una di 13 e una di 14. Lui frequenta la seconda media «Carducci» a Venturina Terme, mentre loro una scuola superiore di Piombino. Le due ragazze che sono state ribattezzate le «bulle antisemite», a quanto pare erano a conoscenza che il ragazzo era figlio di un ebreo, così dopo averlo circondato gli hanno urlato di stare zitto dicendogli "Ci dà fastidio la tua voce", ma il ragazzo giustamente si difese rispondendogli "Non ci sto zitto". A quel punto le ragazze hanno cominciato a spintonarlo, a riempirlo di botte sulla testa, a prenderlo a calci e ad urlargli: «Zitto te, ebreo di m...brucia nei forni». Il padre del ragazzo, che poi ha denunciato al comune e ai carabinieri l’accaduto, ha dichiarato: «Quando è tornato a casa aveva il cappotto pieno di sputi. Faceva come per nasconderlo. Tremava. Ha ancora paura, è sotto shock. Un ragazzino di 12 anni non può comprendere un'umiliazione così cattiva, così violenta, per il credo dei familiari […]». E quando è stato intervistato dal quotidiano La Nazione, ha riferito: «All’episodio grave si aggiunge un altro aspetto altrettanto grave, cioè il fatto che nessuno dei presenti abbia difeso mio figlio. Sono scioccato, così come lo è mio figlio. Non abbiamo dormito, non riesco a darmi una spiegazione a questo gesto. Non riesco nemmeno a parlarne, mi viene da piangere. Sinceramente non mi era mai accaduto niente di simile». Alcuni episodi di antisemitismo si sono verificati anche mentre il ragazzino frequentava le scuole elementari. Il padre ha spiegato:

Avevo trovato sui messaggi che si scambiavano con i ragazzi un disegno con una svastica e un paio di scarpe con scritto dal 39 al 42. In quell’occasione avevo informato i genitori, avevo fatto presente la gravità del gesto. Ma questa volta non mi fermo. Ho già parlato con la sindaca di Campiglia Alberta Ticciati, con la dirigente scolastica Maria Elena Frongillo, ho informato la Comunità ebraica di Firenze che informerà quella di Livorno. E oggi farò la denuncia alle forze dell’ordine. Non ci si può voltare da un’altra parte, questi episodi vanno condannati e denunciati. Non si può scherzare con una cosa così tragica. Forse anche i genitori devono comprendere cosa è stato fatto da queste due ragazzine.

Dopo questo gravissimo episodio sono arrivati molti messaggi di condanna verso l’episodio e di solidarietà verso il ragazzo, ma non basta perché non si tratta di un episodio isolato. Vittorio Mosseri, capo della Comunità ebraica di Livorno, avverte: «Non parliamo di bravate per favore. Qualche tempo fa il rabbino capo fu chiamato in strada sporco ebreo». Inoltre a Montignoso, in provincia di Massa Carrara, qualche tempo fa è comparsa una scritta, spiega Mosseri, con queste parole: «Gli ebrei sono il vero virus». Senza dimenticare il turista israeliano aggredito a Pisa in autunno e l'albero di Natale deturpato con le facce di Hitler a Montemurlo, Prato. L'Osservatorio antisemitismo di Milano ha dichiarato: «In Toscana il sentimento antiebraico è meno diffuso ma anche qui ora si sente». Inoltre «secondo un rapporto dell’Organizzazione sionista mondiale insieme all’Agenzia ebraica, il 2021 è stato l’anno più antisemita del decennio: il documento rileva “più di 10 incidenti antisemiti al giorno”. 
I maggiori casi registrati hanno compreso vandalismo e distruzione, graffiti e dissacrazione di monumenti e propaganda
. Le aggressioni fisiche o verbali hanno rappresentato meno di un terzo del complesso. Non si sono verificati invece – dice il report – casi di omicidio. E in cima alla lista degli incidenti c’è proprio l’Europa, con circa il 50% del totale. Poco dopo il Nord America, con in testa gli Stati Uniti (30%), e il Canada». Di fronte a questa situazione bisogna agire anche politicamente investendo più risorse sulla scuola per progetti incentrati contro il bullismo e sullo studio della memoria e dei diritti umani. Nelle scuole andrebbero svolti dei percorsi per insegnare agli studenti quanto i pregiudizi, i luoghi comuni e gli stereotipi, venutisi a creare nei confronti degli ebrei nell’arco della storia, siano privi di fondamento. In questo modo si andrebbero anche a smontare tutte quelle teorie cospirazioniste che magari alcuni studenti sentono fuori dalla scuola. Inoltre il popolo italiano, come ha già fatto quello tedesco, dovrebbe imparare a fare i conti col proprio passato. Cosa che non ha fatto nemmeno con la legge sulla memoria, infatti il professor Michele Sarfatti, tra i più grandi studiosi dell’Olocausto, ha spiegato: «La legge del 27 gennaio ha una singolare lacuna: il suo titolo e il suo testo menzionano i "campi nazisti" ma non contengono i vocaboli fascismo, fascisti. Peraltro il suo testo condanna esplicitamente "la persecuzione italiana dei cittadini ebrei". Quindi da un lato è silenziosa sulle responsabilità specifiche del regime di Benito Mussolini, dall'altro addita una responsabilità del paese in generale, concretatasi ad esempio nella sostanziale assenza di dimissioni polemiche o proteste pubbliche contro l'introduzione dell'antisemitismo di stato nel 1938.» La legge da questo punto di vista andrebbe rivista. La politica quindi non è riuscita a fare i conti con la storia, e lo dimostra il fatto che, nonostante la costituzione italiana vieti la ricostituzione del partito fascista, vari partiti in Italia fanno esplicitamente riferimento al fascismo e al Duce Benito Mussolini. Ogni anno folle di militanti si recano alla sua tomba, come dei pellegrini, per inneggiare a lui e al fascismo. Trovo scandaloso che la politica non intervenga mettendo fuori legge questi partiti e impedendo queste adunate alla tomba di Mussolini. Il giorno della memoria nelle edicole italiane si potranno trovare i calendari del Duce, mentre in Germania giustamente il culto di Hitler o la vendita di suoi souvenir è severamente vietata.

Sul triste episodio di Livorno si è anche espresso il parlamentare Emanuele Fiano, che ha detto: «Meditate che questo continua ad accadere. Meditate che perché se sei ebreo, o magari omosessuale o magari nero o magari Rom, puoi essere insultato, aggredito, sputato. L'antisemitismo ha una storia millenaria purtroppo, noi ebrei abbiamo le antenne pronte per cogliere ogni segnale di peggioramento della situazione e questo è uno di quei momenti. Il mio abbraccio fraterno a questo ragazzo di 12 anni aggredito, lo cercherò per incontrarlo». Vittorio Mosseri invece ha detto: «Ora cerchiamo di capire cosa c’è nella testa di queste ragazze, cosa c’è dietro l’aggressione da parte di due 15enni. E non mettiamo la polvere sotto il tappeto. Spero che ci siano conseguenze e che questa cosa non si concluda con due pacche sulle spalle perché sarebbe antieducativo». Non è rimasta sorpresa dell’accaduto la senatrice Liliana Segre che ha commentato: L’aggressione di Livorno? Sono cose che non mi stupiscono, purtroppo sono abituata. Corsi e ricorsi storici…”. Il deputato Fratoianni invece si è detto disposto ad accompagnare le due ragazze a visitare i campi di sterminio. Tuttavia accompagnarle ai campi potrebbe non bastare, perché se le ragazze hanno determinate idee potrebbero non cambiarle anche dopo la visita. Per questo diventa di fondamentale importanza l’insegnamento e i percorsi fatti a scuola. Di tutta questa vicenda però la cosa che dovrebbe sconcertare più di tutti è il fatto che il ragazzo non sia stato aiutato da nessuno dei presenti. Quello che sconvolge è L’INDIFFERENZA di coloro che si sono voltati dall’altra parte pensando che quel male non li riguardasse.

Indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all’ombra di quella parola. Per questo ho voluto che fosse scritta nell’atrio del Memoriale della Shoah di Milano, quel binario 21 della Stazione Centrale da cui partirono tanti treni diretti ai campi di sterminio, incluso il mio. La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. È come assistere a un naufragio da una distanza di sicurezza. Non importa quanto grande sia la nave o quante persone abbia a bordo: il mare la inghiotte e, un attimo dopo, tutto torna uguale a prima. Non un’onda in superficie, non un’increspatura. Solo un’immobile distesa d’acqua salata.
Liliana Segre

Sempre sullo stesso tema in un intervento su Repubblica, del 18 gennaio 2018, Liliana disse: «L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza». Ma come combattere l’indifferenza? Come dimostrare che sia durante la Shoah, sia in altri contesti si può scegliere di alzare la testa e difendere la dignità delle persone? Il modo più efficace è quello di raccontare, anche nelle scuole, le storie dei Giusti: «né santi né eroi, ma persone comuni che a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono stati capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti e di interrompere così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male».

27 gennaio 2022

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