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Yo-Yo Mae i musicisti della Via della Seta

Locandina del documentario

Locandina del documentario http://www.spaziocinema.info/

Morgan Neville
documentario, USA, 2015

Comunicare attraverso la musica mescolando suoni provenienti da culture diverse per superare le barriere linguistiche e geografiche. E’ la missione di Yo-Yo Ma, violoncellista nato a Parigi nel 1955, figlio d’arte (padre cinese violinista e professore di musica, madre cantante lirica di Hong Kong) ed ex bambino prodigio che a sette anni, dopo il trasferimento della famiglia a New York, ha debuttato alla Casa Bianca davanti al Presidente John F. Kennedy e alla moglie Jacqueline in un concerto presentato dal Maestro Leonard Bernstein. Nella sua carriera è stato invitato a suonare per altri capi di stato e leader mondiali e ha partecipato a importanti concerti come quello al World Trade Center nel 2002 per il primo anniversario degli attacchi terroristici alle Torri Gemelle.

Celebre in tutto il mondo come esecutore di brani classici, Yo-Yo Ma ama spaziare su altri generi musicali, moderni e tradizionali, dal folk alle melodie cinesi, dal tango alla musica brasiliana, perché convinto che l'arte non debba avere steccati. Il desiderio di offrire la musica a un pubblico più vasto lo ha spinto ad esibirsi anche fuori dalle sale concerto per raggiungere coloro che non frequentano abitualmente i teatri. Da qui è iniziata l’avventura del Silk Road Ensemble, I Musicisti della Via della Seta, il gruppo di 50 artisti di varie provenienze che dall'anno 2000 si riuniscono periodicamente in luoghi diversi del mondo per suonare combinando strumenti e tradizioni e creando nuovi brani, come racconta il documentario “Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della Seta”, (in originale The Music of Strangers: Yo-Yo Ma and the Silk Road Ensemblediretto dal regista Morgan Neville, uscito a fine novembre nelle sale italiane.

Il film inizialmente ripercorre la biografia di Yo-Yo Ma, i suoi successi nelle tournée internazionali, la passione per la musica e la volontà di mettere il suo straordinario talento e la sua notorietà a disposizione di tante persone ovunque nel mondo per fare della musica un bene da condividere, anche se si vive in nazioni divise da ostilità e conflitti.

"La Via della Seta è il mondo dove esplorando le nostre differenze arricchiamo la nostra umanità" è uno dei princìpi del Silk Road Ensemble, ispirato all'antica Via della Seta che congiungeva l'Asia all'Europa facilitando scambi di merci e culture, così come l'Ensemble vuole facilitare lo scambio di esperienze degli artisti coinvolti. Alcuni di loro hanno vissuto momenti difficili in paesi segnati dal dramma della guerra o di regimi autoritari. Nel documentario il clarinettista siriano Kinan Azmeh, che si è trasferito a New York per completare gli studi musicali, ricorda con nostalgia la madre rimasta a Damasco e va in missione nei campi profughi in Libano per alleviare le dure condizioni di vita dei bambini siriani insegnando loro a suonare il clarinetto e riuscendo a farli sorridere e giocare. La campionessa di liuto cinese Wu Man invece parla dei condizionamenti imposti dalla Rivoluzione culturale alla libertà di espressione artistica in Cina, che l'artista ha cercato di sfuggire emigrando a New York.
Un'altra storia difficile è quella dell’iraniano Kayhan Kalhor, nato nella città curda di Kermanshah, musicista prodigio e virtuoso del “kamancheh”, strumento tradizionale iraniano, che Kalhor ha riscoperto e deciso di insegnare ai giovani per non perdere la memoria della cultura antica iraniana. Un compito a cui il musicista ha dovuto per ora rinunciare, avendo lasciato il Paese e per non subire condizionamenti dal regime.

Il film viaggia da Istanbul a Teheran, da Boston alla Cina e alla Spagna sulla scia dell'Ensemble, diffondendo il suono travolgente e l’entusiasmo di Yo-Yo Ma e degli altri artisti nel costruire un nuovo linguaggio musicale che superi le divisioni politiche.

Il regista Morgan Neville ha realizzato altri documentari musicali ricevendo tre nomination ai Grammy Award  e il premio Oscar 2014 per 20 Feet from Stardom come migliore documentario. 

di Viviana Vestrucci

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