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His Name Is My Name

Eline Jongsma, Kel O'Neill
documentario, 2022

La regista olandese Eline Jongsma è cresciuta ignara del fatto che il suo bisnonno fosse un sindaco nazista, famoso per la sua propensione alla violenza. Gekke Gerrit, "il pazzo Gerrit", dopo la guerra è stato totalmente cancellato dalla memoria della famiglia. Il segreto Gekke doveva cadere nell'oblio con la morte degli ultimi parenti con cui questo sindaco massacratore aveva vissuto. 

Ma certi segreti non possono rimanere nascosti per sempre. Così dieci anni fa la bis-nipote Eline è venuta a conoscenza della storia nascosta della sua famiglia. Gerrit aveva mandato a morte almeno una famiglia ebrea. Da sindaco di Krommennie, una cittadina a nord di Amsterdam, aveva sottratto fondi alle casse comunali, organizzato spedizioni punitive e, dopo una soffiata, aveva ordinato un'irruzione nel locale di un barbiere, che nascondeva una coppia di ebrei nel soffitto sopra al negozio. Si chiamavano Esther e Benjamin Drilsma e furono arrestati così come la figlia di sei anni Fien, che era nascosta altrove. Esther e Benjamin Drilsma morirono ad Auschwitz nel 1943. Fien a Sobibor poco dopo.

Vivere con un fardello del genere non è facile. Eline Jongsma poteva decidere di non pensarci, invece ha deciso di farci un documentario, intimo e potente allo stesso tempo, e di diffonderlo tramite Instagram, attraverso brevi video di circa un minuto e mezzo ciascuno. 

His Name Is My Name non ricorre a immagini di repertorio, non utilizza i soliti violini con cui vengono solitamente accompagnate le immagini dell'Olocausto, né tantomeno il bianco e nero: l'esplorazione dei crimini della Seconda guerra mondiale e dei legami con le nostre sfere più intime fluiscono attraverso grafiche cupe e dirette e motivi elettronici eterei che scandiscono l'ansia generata dalla conoscenza dei dettagli della storia del "pazzo Gerrit".

"Era un cacciatore di ebrei e un membro delle SS olandesi... ed era anche il mio bisnonno", è il claim del documentario fruibile gratuitamente su Instagram.

Già candidati agli Emmy, Elin Jongsma e il co-regista Kel O'Neill hanno tracciato la vita e i crimini del bisnonno di Jongsma attraverso documenti degli archivi nazionali che si intersecano con i suoi ricordi d'infanzia, che siano felici o dolorosi.

Ma come hanno reagito i parenti? Al Guardian Jongsma ha detto che una parte di sé voleva nascondersi, piuttosto che raccontare questa vicenda e che alcuni parenti hanno palesato disagio, timorosi che il progetto avrebbe rovinato l'immagine della famiglia. Eppure ritiene che la storia andasse raccontata, anche per far vedere con altri occhi che la "normalità" dell'Olanda contemporanea non può dimenticare il passato. Tra i campi visitati da Jongsma per la scrittura del progetto c'è quello olandese di Westerbork, con il quale la regista ha un rapporto personale molto profondo. Durante la Seconda guerra mondiale Westerbork fece da campo di transito per oltre 100.000 ebrei olandesi diretti allo sterminio. Proprio qui Jongsma ha passato l'infanzia, facendo escursioni con la famiglia alla ricerca di funghi tra i boschi.

Un aspetto sorprendente di His Name Is My Name è che trae ispirazione anche dalla storia degli ultimi anni. Entrambi i registi hanno vissuto in America durante l'era Trump: "Abbiamo davvero visto il populismo crescere molto rapidamente", hanno spiegato al Guardian. "Abbiamo vissuto nelle nostre menti quei quattro anni di Trump negli Stati Uniti mentre ci occupavamo di questo progetto".

O'Neill, i cui genitori hanno prestato servizio nella guerra del Vietnam, ha affermato che la sfida era rendere coinvolgente una storia che "iniziava a scomparire": "Questi traumi di guerra durano una generazione. E penso che meno si parli di queste cose, più si deteriorano e si manifestano in modi inaspettati nelle dinamiche familiari".

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Shoah e nazismo

film, documentari

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