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Medz Yeghérn, il Grande male

Paolo Cossi
Hazard, Milano, 2007, prefazione di Antonia Arslan

Non è facile trasferire nel fumetto la realtà del primo genocidio del Novecento, quello degli armeni, perpetrato dal governo dei giovani turchi nei deserti dell’Anatolia, nel contesto della prima guerra mondiale, con il silenzio complice degli alleati tedeschi. Una pagina di storia negata e rimossa, riaperta solo in anni recenti. 
La ricostruzione degli eventi storici si intreccia ai percorsi della memoria, percorsi di sofferenza estrema che l’autore fa rivivere attraverso i vissuti personali dei protagonisti da lui creati, i giovani armeni Aram e Sona e l’amico turco Murat. L’acme genocidario si colloca tra il 1915 e il 1916, gli anni che l’autore sceglie per i fatti storici essenziali, ma la struttura narrativa segue le vicende dei protagonisti ben oltre gli eventi genocidari, sino alla loro condizione di esiliati.
“Ci vogliono caratteri vividi”, scrive Antonia Arslan nella prefazione al testo, “personaggi a cui affezionarsi, per compiere insieme il percorso del racconto: ed è quello che ha fatto Paolo Cossi, con grande visionaria forza creativa….con la forza icastica dei suoi disegni essenziali ed efficaci, collocati in paesaggi spogli e potenti che riflettono e moltiplicano le emozioni dei protagonisti”.
Il lettore avverte che il rapporto con la storia, quando si tratta dei crimini contro l’umanità che hanno pesantemente segnato il Novecento, è cambiato; non è più solo conoscitivo, entrano in gioco sentimenti ed emozioni che ci portano a interrogarci sui temi di fondo della convivenza, sull’intreccio di bene e di male, sui valori e sulle scelte dell’uomo nelle situazioni estreme.
L’autore nelle immagini e nei riquadri narrativi procede intrecciando diversi piani, quello storico della pianificazione da parte dei triumviri Talaat, Enver, Djemal del progetto di sterminio della minoranza armena e della esecuzione da parte dei solerti funzionari degli ordini di deportazione di donne, vecchi, bambini (gli uomini e gli esponenti di spicco della cultura, della politica della religione erano stati eliminati per primi) e quello strettamente narrativo delle vicende dei protagonisti: la fuga di Aram, l’incontro e l’amicizia del turco “buono” Murat, capace di dire no e interrompere la catena del male, la vicenda di Sona fortunosamente salvata dal “mercante di uomini” Nicolaj. Paolo Cossi, con differenti registri grafici, tratteggia situazioni, volti, occhi che sono il simbolo di quella umanità dolente che in ogni tempo ha attraversato l’orrore e ne è stata inghiottita. 
“Morirono tutte le morti della terra, le morti di tutti i secoli”, scriverà Armin Wegner nelle sue lettere dall’Anatolia. Le figure dei testimoni Wegner e Johannes Lepsius, del giovane turco Murat, di Djelal bey - il governatore buono di Aleppo - rafforzano la narrazione e vanno a popolare quel mondo di “uomini buoni al tempo del male” la cui esistenza è per noi motivo di speranza, e per i popoli un tramite per il dialogo e la riconciliazione. Qualcuno è stato capace di reagire, di disobbedire agli ordini, di guardare il volto sofferente dell’altro, salvaguardando così la propria umanità.
Non mancano nel testo il racconto dell’epica resistenza degli armeni del Mussa Dagh e l’episodio del processo di Berlino del 1921 al giustiziere armeno Soghomon Tehlirian, che pur essendo reo confesso dell’assassinio di Talaat, era stato assolto. La mano dell’assassino era stata armata da un crimine senza nome, un crimine contro l’umanità che non aveva precedenti nella storia.
I disegni e la narrazione mantengono in tutto il testo un carattere asciutto e scarno che ne aumenta l’efficacia. In un mondo sovraccarico di immagini e messaggi visivi dell’effimero presto rimossi, questa “storia illustrata” lascia in noi una traccia profonda e ci spinge a cercare di saperne di più di questo sfortunato popolo, della sua cultura millenaria, della sua arte, della sua poesia e della sua storia antica e recente.

Anna Maria Samuelli

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Nel mondo della graphic novel, fucina immaginifica del fantastico, la tendenza autobiografica, memorialistica, storica e di reportage del reale trasfigurato è sempre stata presente e spesso connaturata al lavoro dei grandi maestri dell'arte sequenziale.
Il fumetto, nel suo essere comunque stilizzato, antirealistico e interpretativo per natura e tradizione, determina infatti una forma di comunicazione efficacemente distaccata dalla materia trattata, permettendo così la narrazione incisiva di temi crudi e difficile come le storie dei genocidi che hanno caratterizzato il ventesimo secolo.
Anche le figure dei "Giusti" sono sempre più spesso assunte dalla graphic novel come forma artistica di espressione del reale, in cui si può specchiare la Storia per far emergere un messaggio etico rivolto ai giovani, di insegnamento e di speranza per il loro futuro.