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La conquista dei diritti. Un'idea della storia

di Emanuele Felice il Mulino, 2022

“La conquista dei diritti. Un'idea della storia” di Emanuele Felice, economista e storico, è il suo nuovo libro edito da Il Mulino a febbraio 2022. Il saggio è una rilettura della Storia attraverso la lente dei diritti che offre una rinnovata prospettiva sulla spinosa domanda filosofica sul senso della Storia.

Per comprendere al meglio l’analisi e la rilettura proposta nel libro è necessaria una premessa chiarificatrice: la storia dell’umanità non è solo storia degli uomini. Rifugge tendenze esclusive antropocentriche ed è invece da intendersi come intreccio di relazioni globali e universali. Il libro affronta la questione inquadrandola in una struttura hegeliana: tesi-antitesi-sintesi, riconoscendo in quest’ultima l’ambientalismo, quale espressione di massima espansione dei diritti dell’umanità.

All’interno di questo scheletro l’autore ripercorre l’evoluzione della Storia fissandone i due estremi -liberalismo e socialismo- e offrendo, alla fine, una via d’uscita per affrontare le sfide della contemporaneità e quindi per la salvezza dell’umanità. I due discorsi che fino ad oggi hanno retto il dibattito sui diritti sono presentati dall'autore come poli antitetici che però sono accomunati dalla tendenza all’esclusione e alla sottomissione come “conseguenza ineluttabile del modo di produzione”: da un lato possiamo riscontrare la “sottomissione” e “l’etica della rassegnazione” alle logiche caotiche/sregolate del mercato libero e dall’altro alla logica totalizzante e quindi alienante della collettività. L’analisi mette luce sulle contraddizioni interne di queste ideologie, che generano inevitabilmente i propri paradossi. L’esempio più lampante è il genocidio, la grande contraddizione del liberalismo: “a un certo punto l’afflato universalistico viene abbandonato per giustificare le disuguaglianze” (p.78) e l’evoluzione più estrema del liberalismo, il liberalismo darwiniano, ha spianato la strada al razzismo.

Ad un primo sguardo, quindi, la Storia parrebbe una storia di disuguaglianze. Tuttavia, non è solo stata storia di oppressioni: “esiste una storia libera che indaga la dignità dell’uomo” (p.36) ed è legata alla libertà. Siamo nella Grecia classica, periodo in cui, seppur alcune categorie erano escluse dal discorso, l’autore riesce a intravedere la chiave per una interpretazione alternativa degli eventi e pone le basi per la sua rilettura della Storia da una prospettiva ambientalista. In primo luogo, nel mondo classico l’ideologia politica che muove la Storia è una certa idea di libertà che ha come soggetto della propria indagine l’uomo-animale politico e come oggetto i suoi diritti e doveri. Qui nasce il pensiero sui diritti dell’uomo; primo tra tutti il giusnaturalismo, secondo cui l’umanità nasce con diritti ‘di natura’ che seguono le ‘leggi di natura’ che non sono in antitesi con il mondo naturale, ma interamente parte di esso. In secondo luogo, sempre nel mondo classico, alcune correnti filosofiche, seppur non dominanti, si sono spinte ancora oltre, ipotizzando che anche gli animali potessero condividere con il cittadino uno spettro di diritti, diventando anch’essi soggetto del discorso e, quindi, della Storia. Forse i primi esponenti di questa corrente marginale sono Empedocle di Agrigento nel V sec a.C. e Pitagora che sostenevano che ogni animale avesse una anima umana, per poi passare al De Rerum Natura di Lucrezio (99-55 a.C) sulla responsabilità giuridica dell’uomo nei confronti degli animali, fino ad arrivare a Virgilio che conferisce agli animali caratura e dignità morale (p.265).

L’autore riprende e rielabora queste suggestioni e propone una visione marxista della Storia, secondo cui gli oppressi non sono vittime, bensì fari che gettano luce sulla Storia che, egli suggerisce, dovrebbe essere interpretata proprio dal punto di vista della categoria che -forse più di tutte- è sempre stata dal lato degli oppressi: gli animali.

L’ambientalismo, quindi, si inserisce nella dialettica tra liberalismo e socialismo come terza via: è la suggestione di una idea di storia alternativa, perché si concentra sulla “dignità come valore di ogni persona umana” (p.35). A differenza della logica escludente su cui si basano liberalismo e socialismo, l’ambientalismo è inclusivo e, per questa ragione, non genera contraddizioni e paradossi: la concezione allargata della maglia dei diritti elude la contraddizione tra umanesimo e ambientalismo e la logica binaria uomo versus natura, perché la incorpora nello discorso stesso (p.338).

In questo quadro, il compito degli esseri umani non è solo impegnarsi per l’emancipazione dell’umanità, estendendo i diritti a ogni categoria sfruttata. L’ambientalismo richiede uno sforzo ulteriore: assumerci la responsabilità di partecipare attivamente al processo di emancipazione soprattuto di tutte quelle categorie che non hanno gli strumenti (principalmente il linguaggio e la capacità di raccontare storie) per conquistare i propri diritti. Esempio emblematico sono gli animali che non possono spezzare le proprie catene in modo strutturale e sistemico. Nel ruolo che questa analisi riserva all’uomo risiede la soluzione proposta per “riscattare l’umanità intera”: la comprensione delle altre specie viventi per raggiungere la massima estensione dei diritti e, quindi, dare senso alla Storia tutti insieme.

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