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1915: Genocidio Armeno

Hasan Cemal
Guerini e Associati, Milano, 2015

Si può avere paura della storia? “La mano della storia indica la strada giusta a chi la vuole vedere”

Il nipote di Cemal Pascià triumviro dei Giovani turchi, Hasan Cemal è un resistente morale, testimone di verità del genocidio armeno. Ha seguito la mano della storia, ha voluto vederla. Combatte la menzogna della riscrittura della storia a fini politici, menzogna costruita nel 1915 che copre sino a oggi la verità dei fatti e ostacola l’avvio di una convivenza libera, dialogica, democratica tra turchi e armeni, ma anche con tutte le minoranze sopravvissute alla distruzione della realtà multiculturale dell’Impero ottomano. Con coraggio ha levato la sua voce e ha dato risalto a tante altre voci della società civile turca, oggi in grande fermento: giornalisti, scrittori, attivisti per i diritti umani, che combattono il negazionismo di Stato in Turchia e difendono i diritti umani, la democrazia, la pace. Ha scritto un libro che vuole anche essere la continuazione dell’ impegno che si era assunto l’amico Hrant Dink, l’armeno di Turchia, assassinato a Istanbul nel 2007 sulla porta del suo giornale, onorato nel 2009 al Giardino dei Giusti del Monte Stella a Milano.

Il libro

Proclamare la verità del genocidio armeno è stato per Hasan Cemal il risultato di un itinerario, di un percorso di conoscenza e di ricerca della giustizia per "restituire" al popolo armeno ciò che gli è stato tolto da un secolo, il diritto alla memoria e la possibilità di curare le sue ferite. “Chissà se gli armeni vogliono condividere il loro dolore con il nipote di Cemal Pascià”, si chiede l’autore accingendosi a porre mano a questo importante libro che sta avendo grande diffusione in Turchia, nonostante divieti e processi.

Un libro in cui l’autore ascolta le voci del passato ma anche le voci della Turchia contemporanea ancora piegata sotto il peso del nazionalismo e del negazionismo riguardo alla questione armena. Un tortuoso cammino verso la democrazia e il rispetto della libertà di pensiero e dei diritti umani alimenta ancora odio e diffidenza.

Il fantasma del nonno Ahmed Cemal Pascià triumviro dei Giovani turchi costituisce una parte pesante dell'eredità famigliare e aleggia sulla vita e sulle scelte del nipote Hasan, fino a quando qualche cosa dentro di lui, prendendo il sopravvento,  gli ha fatto dire: “Venite, prendiamo coscienza dei nostri dolori, rispettiamoli e condividiamoli!".

Giornalista e scrittore, è stato caporedattore del giornale turco Cumhruiyet dal 1981 al 1992, poi di Sabah dal 1992 al 1998 e del Milliyet dal quale si è dimesso nel 2013 su pressione del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan per avere intervistato il leader del PKK Abdullah Ocalan. Nato nel 1944 a Istanbul da genitori di origine turca e circassa, laureato in Scienze Politiche nel 1965 a Ankara, noto in Turchia e all’estero per avere riconosciuto il genocidio armeno perpetrato da suo nonno e dagli altri due triumviri Enver e Talaat. Ha chiesto perdono agli armeni percorrendo un tratto di strada con Hrant Dink che si batteva per la riconciliazione fra turchi e armeni. È consapevole che in Turchia viene trasmessa una storia malata: “Se potessimo fare la pace con la realtà…Se potessimo fare la pace con l’umanità…Se potessimo fare pace con noi stessi… Ma quando?" L’immenso dolore per l’assassinio dell’amico non gli ha fatto dimenticare la grande eredità e il compito che gli ha lasciato: "Lascia stare me, raccontami piuttosto cosa faresti tu dopo di me sulla scia degli ideali per i quali ho lottato".

Che cosa ha ispirato ad Hasan Cemal questo straordinario diario-documento, che risulta anche un invito alla riconciliazione e al dialogo turco-armeno? “Mi sono ricordato di quel mattino a Yerevan” - scrive l’autore – “quando il sole nasceva tra la nebbia colorando di porpora tutt’intorno. Deponendo tre garofani bianchi al monumento del genocidio armeno avevo sussurrato tra me e me: Caro Hrant, mi hanno portato qui i tuoi dolori; cerco di provarli nel mio cuore, di capire i dolori tuoi e dei tuoi antenati e li condivido. Riposa in pace fratello mio”. E così Hasan Cemal ha accettato di confrontarsi sino in fondo con la storia, con la storia vera, non quella malata che si insegna nelle scuole e nelle università della Turchia, ha cercato la “storia smarrita". E in Armenia ha anche accettato di incontrare Armen, il nipote di Artashes Gevorkyan, l’uomo che aveva assassinato suo nonno a Tiflis nel 1922. Un incontro carico di emozione in cui hanno parlato di pace, perché in nome della pace è giusto liberarsi dal rancore e dalle catene della storia, anche di quelle che pesano sulle spalle degli armeni che si facevano giustizia da sè.

Il libro, diventato un bestseller in Turchia, è stato tradotto in molte lingue, oggi anche in italiano per merito della casa editrice Guerini.

Cemal ripercorre la storia della Turchia, dal genocidio armeno alla persecuzione dei curdi e degli aleviti, dai pogrom antiebraici della Tracia al massacro di Dersim, dalla legge ingiusta sui patrimoni dei non islamici alle devastazioni e pogrom a Istanbul in seguito alla questione cipriota, ai numerosi colpi di stato. E non mancano le pagine di denuncia della legislazione turca e in particolare del famigerato articolo 301 del codice penale che punisce con il carcere chiunque attenti all’ "identità turca" e la condanna dell’ondata di inimicizia che cresce in Turchia contro gli stranieri e i valori dell’Occidente. Egli stesso è stato accusato di essere un traditore della patria e ha subito processi, minacce e attacchi personali. Considera quanto sia difficile oggi lottare per realizzare la democrazia e il diritto e di quanto tempo ancora è necessario. Nazionalismo e accentuata “dittatura del pensiero” gli sembrano i mali del suo paese dai quali non si riesce a prendere le distanze. Sono tutti pensieri che si affollano nella sua mente davanti alla finestra del tribunale mentre guarda la neve che scende fitta ovattando gli insulti dei giovani con il cappuccio in testa che lo hanno accolto al suo arrivo con slogan pieni di odio.

Al funerale di Hrant Dink, al quale hanno partecipato 100.000 turchi, “siamo tutti armeni, siamo tutti Hrant Dink”. La vedova Rakel,  riferendosi al criminale che aveva sparato al marito, dichiarava: “il buio in cui è stato istruito questo giovane, lo ha fatto diventare un assassino”. Per Hasan Cemal il genocidio armeno inizia nel 1915 e termina nel 2007 con l’uccisione di Hrant Dink. Ora esprime la speranza che questa data segni un nuovo inizio: si faccia luce sulle tenebre che avvolgono la Turchia e si ponga fine alla menzogna, nella quale nessuno stato può resistere a lungo. "Se lo lasciassero libero, il popolo troverebbe una lingua comune".

Pietro Kuciukian, console onorario d'Armenia in Italia

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