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Lontano da casa

David Kherdian
prefazione di Antonia Arslan, Guerini e Associati, Milano, 2010

"'Fin da quando riconoscevo il cielo e le nuvole, abitammo nella nostra casa intonacata di bianco nel quartiere armeno di Azizya , in Turchia; ma quando la grande volta celeste s'infranse e crollò sulle nostre vite, e noi fummo abbandonati dal sole e dispersi nel deserto arabico come semi nel vento, nessuno tornò indietro tranne me'.
È l'incipit della testimonianza di una donna armena, bambina all'epoca del genocidio, le cui traversie si identificano con quelle del suo popolo. La storia inizia nel 1907, con la nascita di Veron, l'io narrante, che racconta la sua vita quotidiana fino al 1914. È il tempo dell'esistenza serena e agiata nella grande famiglia patriarcale dei Dumehjian, ad Azizya, Tradizioni, abitudini, aneddoti, giochi e cibi sono raccontati non con il rimpianto per un mondo affettivo scomparso, ma con la volontà di preservare la memoria di un'identità nazionale dispersa dall'odio etnico. Quando nel 1915 iniziano le deportazioni e le stragi, Veron è obbligata con la famiglia a lasciare la città e iniziare una marcia verso il deserto, dove i turchi confinano gli scampati ai massacri perché muoiano di sete, di fame, di colera. Gli esuli sono decimati e Veron vede tutti i suoi cani perire uno a uno.

Una tenace voglia di vivere e il desiderio di tornare un giorno a casa, dove sopravvivono ancora una nonna e una zia, custodi della memoria familiare, aiutano la bambina a sopravvivere, a imparare a leggere e scrivere nella lingua del suo popolo, a rifiutare un'adozione conveniente, che però la allontanerebbe dalla propria storia. Il ritorno a casa, nel 1919, si rivela una delusione, nulla è più come prima e quando, nel 1921, la guerra greco-turca riaccende l'odio contro i cristiani, Veron, gravemente ferita, deve di nuovo lasciare la casa. A Smirne, nel 1922, riesce ancora una volta a salvarsi dal massacro dei turchi, che spingono verso il mare gli armeni, bruciando tutto, uomini e cose, sotto l'occhio indifferente di inglesi, francesi, e americani che fotografano la strage dalle loro navi.
Solo la fuga in Grecia e poi un matrimonio combinato secondo la tradizione armena portano finalmente Veron al sicuro, in America, ma per sempre lontano da casa.

FINALITA' DIDATTICA
Un romanzo di formazione destinato agli adolescenti e ai giovani lettori, una lettura che si fa emozione e partecipazione e per questo aiuta a crescere. Il valore didattico del racconto di Kherdian consiste, soprattutto, nella possibilità di affrontare con gli studenti i temi di fondo della storia del Novecento: i temi della verità storica, della memoria, del negazionismo, della giustizia, della riconciliazione e, soprattutto, il tema delle testimonianze soggettive, che sono entrate prepotentemente nella storia ponendo nuovi problemi al lavoro dello storico. Non più memorie negate e contrapposte all'oggettività dei fatti, ma ascolto delle testimonianze, per collocare i fatti in una nuova luce, per ampliare il contesto e raggiungere una nuova sensibilità verso il passato. 
Che cosa ci accadrebbe se improvvisamente, vivendo nella dimenticanza e in un tempo sentito come immobile, irrompesse nella nostra esistenza la radicalità di un mutamento? Riusciamo oggi a cogliere i segni del male al loro sorgere? Quali doti sono necessarie per resistere? Quali i valori irrinunciabili? Custodiamo un nucleo di speranza che ci aiuta a guardare al futuro?
Sono domande, insieme a tante altre, che il racconto di Kherdian pone al giovane lettore. Dalla riflessione e discussione su questi temi nascono questioni di ordine etico, di responsabilità individuale e si ricavano strumenti per analizzare il livello di coscienza critica e di maturità nel nostro tempo.

Annamaria Samuelli

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