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L'uomo che fermò Hitler. La storia di Dimitar Peshev, che salvò gli ebrei di una nazione intera

Gabriele Nissim
Mondadori, Milano, 1998

Il 20 febbraio 1973 Dimitar Peshev si spegneva a Sofia, morendo in povertà e privo di gloria, benchè nel corso della sua vita avesse operato da uomo tutt’altro che banale. Essendo vicepresidente del Parlamento bulgaro aveva infatti compiuto un atto pressoché unico nella storia dell'Olocausto. Nel marzo del 1943, informato dell'imminente deportazione di 48.000 ebrei bulgari, aveva costretto re Boris III e il governo bulgaro a ordinare che i treni per Auschwitz non partissero. Fu allora l'unica personalità di rilievo di una nazione filotedesca a rompere il clima di omertà sulle deportazioni del popolo ebraico. Peshev provò a combattere contro i nazisti e riuscì anche a vincere la sua battaglia: gli ebrei bulgari infatti si salvarono. Scomparso il re quello stesso anno, Peshev riscoprì il valore della democrazia e denunciò i partigiani comunisti che volevano consegnare la Bulgaria ai russi, atto che gli costò, dopo l'invasione dell'Armata Rossa, un duro processo e infine la perdita dell'identità civile. La vicenda di quest'uomo, capace di modificare con un atto di coraggio il corso della storia, viene qui raccontata con l'analisi rigorosa di documenti inediti e con partecipazione. Quasi come un'esemplare "favola moderna", ricca di un intenso significato morale.

approfondimento nel sito Peshev

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