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La nuova intolleranza. Superare la paura dell'Islam e vivere in una società più libera

Martha Nussbaum
Il Saggiatore, 2012

Il saggio parte dalla constatazione che oggi, sia in Europa che negli Stati Uniti, la maggior parte dei casi di intolleranza religiosa ha a che fare con l’Islamismo. L’intolleranza religiosa è strettamente legata alla paura, pertanto dopo l’11 settembre la paura religiosa è diretta soprattutto contro l’Islamismo.

Da queste premesse, che basano la maggior parte dei comportamenti errati in fatto di religione su questa emozione narcisistica, l’autrice fa un’analisi della paura e di come essa opera, arrivando poi ad approfondire il tema della libertà religiosa e del rapporto tra maggioranza e minoranze religiose dal punto di vista storico, filosofico, letterario e giuridico - la parte centrale del testo ruota attorno al problema di come applicare la legge uguale per tutti rispettando le eccezioni imposte dalle varie religioni, analizzando i cinque motivi di incoerenza del divieto a portare il burqa.

L’autrice esorta a vedere con gli occhi interni, a non fermarsi alle apparenze, ma ad usare sempre un atteggiamento curioso e ricettivo, empatico, che permetta di entrare nei panni dell’altro.

Il libro si conclude con una dettagliata analisi del caso di Park51 e della polemica in corso negli Stati Uniti riguardante la costruzione di un centro di preghiera islamico vicino a Ground Zero e questo, oltre al breve accenno al burqa, è l’unico passaggio che  tratta, seppure in modo contingente, di islamismo.

Infatti, nonostante il titolo, la breve premessa e il capitolo conclusivo, il tema del libro riguarda l’intolleranza religiosa in generale, con numerosi accenni all’antisemitismo di ieri, per molti aspetti analogo all’odierno antislamismo, ma anche esempi relativi ai mormoni, alla santeria, agli indiani narragansett, ai testimoni di Geova.

Il messaggio di fondo della Nussbaum, infatti, è universale: sforzarsi sempre di guardare il mondo attraverso gli occhi delle minoranze stigmatizzate. E questo messaggio rappresenta il vero valore dell’opera, che per il resto risulta un po’ dispersiva, ripetitiva – caratteristica,  questa, dell’autrice, che tende ad essere sempre piuttosto martellante nel ribadire le proprie idee - e a tratti irritante nel tono didascalico e nel continuo affermare la superiorità statunitense rispetto all’Europa in fatto di tolleranza multiculturale: concetto su cui si potrebbe avere parecchio da obiettare, ma che comunque stimola la riflessione

Tea Camporesi

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