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A Mosca solo andata

Arrigo Petacco
Mondadori, 2013

Arrigo Petacco è un giornalista che si è molto occupato degli avvenimenti tragici che hanno segnato la storia del Novecento, sempre in riferimento all’Italia o alle ricadute sul nostro Paese.

Tra i drammi e gli intrighi che più hanno segnato la nostra storia, certamente un posto di primo piano riguarda il rapporto tra i comunisti italiani e l’URSS nel periodo fascista, quando i compagni del neonato Partito Comunista d’Italia emigrarono nella nuova patria del socialismo per sfuggire alla persecuzione del pure neonato regime instaurato da Mussolini.
Parliamo quindi degli anni ’20, di Lenin ma soprattutto di Stalin, delle purghe iniziate nel 1936 e proseguite fino alla morte del dittatore georgiano nel 1953, del ritorno in Italia dell’intero gruppo dirigente del PCI sotto la guida di Palmiro Togliatti alla fine della seconda guerra mondiale. Parliamo del clima di terrore che i militanti antifascisti trovarono al loro arrivo a Mosca, dell’ambiente degli emigrati italiani strettamente controllato dai vari Robotti, Roasio, Germanetto, con la vigile “benevolenza” degli agenti dell’NKVD. Parliamo di fucilazioni e di GULag, ma anche della strenua difesa di un rapporto d’amore come quello di Nella Masutti per Emilio Guarnaschelli, della disperazione di Pia Piccioni rimasta con tre bimbe piccole dopo l’arresto del marito Vincenzo Baccalà. Parliamo della loro lotta per la verità e la memoria, infrantasi contro l’ostracismo del partito, che non ha mai avuto il coraggio di rispondere con chiare parole alla loro richiesta di riabilitazione dei familiari ingiustamente accusati.

Petacco racconta di essere stato contattato da Pia Piccioni, ormai novantaduenne, dopo un suo articolo polemico con i vertici del PCI sull’argomento. Pia gli affidò le sue note di diario di quei giorni drammatici e di quelli altrettanto amari del dopoguerra. Ne uscì un libro e un servizio televisivo. Quello che non aveva ottenuto dal partito, la moglie di Baccalà lo raggiunse con altri mezzi: difendere la dignità di suo marito, fucilato senza motivo con accuse inventate.

Il libro di Petacco ripercorre interamente la storia del rapporto tra il gruppo dirigente del PCI, i suoi militanti e la grande madre sovietica, il PCUS, fino al rapporto Kruscev e ai suoi esiti italiani. Vengono riprese tutte le testimonianze dei sopravvissuti, i loro ricordi affidati a volumi rimasti sconosciuti ai più, quasi sempre osteggiati dal partito. Le loro storie, pur con qualche imprecisione, sono riassunte in poche ma efficaci righe, da cui esce un quadro squallido e devastante del significato del termine compagno.

Emerge tra tutte la figura di Togliatti, non a caso soprannominato “il Migliore”, emule del culto della personalità tanto caro a Stalin, figura ambigua e abilissima, tratteggiata giustamente nei suoi  aspetti chiaroscuri in modo problematico, riassumendo i termini di un dibattito storiografico ancora non concluso. Nelle ultime pagine tale dibattito viene rievocato facendo emergere qualcosa di più: pur con tutte le contraddizioni di un periodo terribile, pur con i meriti di un grande dirigente che ha saputo navigare nelle acque perigliose di un secolo traumatico, rimane l’amarezza nei confronti di chi si è rifiutato sempre di ammettere le colpe proprie e altrui, a scapito della verità e del diritto delle vittime alla riconquista dell’onore. È questa la bassa statura dell’uomo e dello statista, una dimensione miserevole, il vero appuntamento mancato con la Storia per chi si illudeva e anche pretendeva di esserne protagonista per l’edificazione di un mondo perfetto, o perlomeno… Migliore.

Ulianova Radice, direttrice di Gariwo

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