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Il sorriso di Pol Pot

Peter Froberg Idling
Iperborea, 2010

Com’è possibile ritrovarsi nel bel mezzo di uno dei più grandi massacri della storia e non accorgersi di niente? Il giornalista svedese Peter Froberg Idling nel 2002 ripercorre, sia fisicamente sia attraverso testimonianze orali e scritte, il viaggio compiuto nell’agosto del 1978 da una delegazione di quattro suoi connazionali attraverso la Cambogia di Pol Pot. Per tutta la durata della loro spedizione, gli inviati non solo non si accorsero dei massacri in atto, ma descrissero il regime dei khmer rossi come un positivo modello di democrazia.
Per cercare di comprendere come fu possibile un tale inganno, l’autore non si limita alla sola cronaca del viaggio in questione, ma allarga la sua analisi alla vita di Pol Pot, alla storia della Cambogia e alla situazione europea e svedese dal dopoguerra in poi, alla contemporaneità e alle interviste ai protagonisti e testimoni, includendo anche gli slogan dell’epoca. 
L’opera assume così l’aspetto di un racconto avvincente, che procede con un ritmo serrato e incalzante su più piani paralleli: la scrittura è chiara e concisa, ma l’alternarsi continuo dei vari filoni in paragrafi molto brevi rischia a volte di disorientare il lettore più distratto.
Le informazioni e i dati raccolti sono numerosissimi, e vengono analizzati e commentati dall’autore sia relativamente al contesto storico, sia alla luce degli avvenimenti successivi, in modo obiettivo e imparziale. Froberg Idling non giudica, ma vuole comprendere come sia stato possibile che quattro persone colte ed attente siano potute incorrere in un simile errore di valutazione. I parallelismi tra 1984 di Orwell e la Kampuchea di Pol Pot, tra il campo di prigionia cambogiano S-21 e Auschwitz e i Gulag sono pertanto da leggere non come critica a chi non li ha a suo tempo denunciati, ma come descrizione della portata delle atrocità che il regime è riuscito ad occultare.
L’autore stesso, 34 anni dopo, incontra grosse difficoltà non  solo a reperire testimoni, ma soprattutto a farli parlare: raccoglie solo testimonianze frammentarie e racconti slegati, che contribuiscono a mantenere l’alone di mistero e di impenetrabilità nella realtà cambogiana di Pol Pot.
Ogni articolo, scritto o commento sulla Cambogia dell’epoca viene analizzato, valutandone con attenzione le circostanze e le motivazioni, sia dal punto di vista occidentale, sia da quello dei sostenitori della rivoluzione e dei khmer rossi.
Il risultato è pertanto un’opera analitico-descrittiva di un paese e di periodo storico poco conosciuti; non c’è una risposta alla domanda iniziale, o perlomeno, non viene esternata dall’autore. Un simile inganno è avvenuto ed è stato possibile, e chi ha avuto la sfortuna di aver vissuto all’interno di una qualsiasi dittatura, sa bene quanto ciò avvenga ancora oggi di frequente.

Tea Camporesi

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