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L'altra letteratura (1957-1976). La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn

Jurij Mal'cev
La Casa di Matriona, Milano, 1976

C'è un'alta letteratura che nasce e si sviluppa accanto a quella ufficiale: è quella del sottosuolo, clandestina, sotterranea, che per vedere la luce deve passare tra le mani di autori dissidenti, poeti maledetti e perseguitati dalle autorità. Questo fenomeno, diffuso in tutto il mondo, ma ancor più fortemente in Unione Sovietica, è noto con il nome di samizdat. Questa tecnica, che vide la luce dopo la rivoluzione del 1917, si sviluppa soprattutto dopo la morte di Stalin, quando il popolo sovietico si risveglia dal lungo sonno della dittatura e pretende risposte e verità.

Proprio sulla questione delle pubblicazioni clandestine si basa il libro del russo Jurij Mal'cev, pubblicato nel 1976, anno in cui il samizdat era ancora largamente diffuso in Unione Sovietica. Il suo lavoro costituisce il primo studio sistematico della letteratura non ufficiale, che, dal Dottor Živago in poi, decide di manifestarsi oltre i canali ufficiali e libera dalle lame taglienti della censura sovietica. Mal'cev segue tutti gli sviluppi di quella che lui definisce "l'altra letteratura"; dal capolavoro di Boris Pasternak - che più che un libro rappresentò un "evento storico", un segno di vita dopo anni di silenzio della letteratura russa - a scrittori a lui contemporanei, come Georgij Vladimov, autore de Il fedele Ruslan.

La sua analisi è volta, soprattutto, a individuare le componenti estetiche e ideali di questa letteratura: l'influsso che ebbe il romanzo occidentale contemporaneo (Orwell, Sartre, Proust, Joyce, Kafka), il sentimento comune di indignazione e la ricerca della verità, causa principale della maggior parte delle pubblicazioni, prime tra tutte quelle di Solženicyn. Capitolo dopo capitolo, Mal'cev si sofferma sulle opere dei singoli autori, alcuni dei quali conobbe di persona; accanto a nomi famosi in Occidente, come Solženicyn, Sinjavskij e Maksimov, l'autore accosta le storie di personaggi meno noti, come Grossman, Maramzin e moltissimi altri. Artisti e personalità diverse unite dallo stesso desiderio di spezzare le catene, di liberarsi da un regime che logora nel profondo, che costringe a chiudere in un cassetto i manoscritti, così come gli ideali. Uomini arrestati, uccisi o creduti pazzi, uomini imprigionati in manicomi o in campi di concentramento. Uomini con la sola colpa di aver manifestato il proprio ideale. Ma non è forse questo il crimine più grande? Togliere a un uomo il proprio pensiero?

Recensione di Chiara Tasso

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