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La quercia e il vitello

Aleksandr Solzhenicyn
Mondadori, Milano, 1975

"La renna che prende a cornate la quercia...." dice un proverbio russo, per significare un'impresa disperata. È l'immagine che Solzhenicyn ha preso a prestito per il titolo di questo libro, sostituendo però all'irruente renna selvatica il domestico vitello, cresciuto nella soggezione di un chiuso recinto. L'impari lotta adombrata nel titolo è infatti quella dello stesso scrittore russo, contro l'onnipotenza dello stato di cui è suddito; e il libro è l'autobiografia di un uomo, che, solo e inerme in un regime di cui respinge ideologia e la prassi, vuole "vivere senza menzogna". L'arco di tempo compreso nel libro va dal 1953 al 1974: da quando cioè Solzhenicyn, rientrato dalla deportazione, inizia le sue prove letterarie, fino al giorno della sua espulsione dall'URSS. dominato dall'eccezionale destino del protagonista, attraverso un fitto intreccio di situazioni il racconto porta alla ribalta alcuni tra i maggiori personaggi della vita sovietica dell'ultimo ventennio: da Nikita Chruschev al poeta Aleksandr Tvardovskij e alla sua rivista "Novyj mir", dal musicista Mstislav Rostropovich allo scienziato Andrej Sacharov, al matematico Igor Safarevic... si che queste memorie sono ben più che una testimonianza sul dramma dell'intelligencija dissidente. Riferendo quasi giorno per giorno i fatti della cronaca politico-letteraria e le loro più vaste ripercussioni, muovendosi in continua appassionante oscillazione tra la storia individuale e il quadro generale della società, l'autobiografia dello scrittore fornisce al tempo stesso la più ampia e profonda visione interna finora si sia avuta dalla Russia post-staliniana.

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