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Oggi avrei preferito non incontrarmi

Herta Mueller
Feltrinelli, Milano, 2011

"Simile a un'infezione che intacca ogni cosa, la città e la campagna, le case e i paesaggi, le strade e le fabbriche, perfino le bevande e il cibo, la dittatura non risparmia nulla lasciando marcire qualsiasi pur piccola felicità. Neppure la testarda protagonista ne è risparmiata, il quotidiano veleno la intacca, la corrode, la incattivisce, tanto che, come ben spiega il titolo, ci sono certi giorni nei quali lei stessa non vorrebbe avere niente a che fare con sé.

La storia si esaurisce tutta nel tempo di un viaggio in autobus sul quale deve salire per raggiungere la sede dei servizi segreti dove - in quanto sospetta, perché, appunto, testarda - è stata convocata l'ennesima volta per un odiato e temuto interrogatorio. Durante il viaggio, in provvisoria compagnia di altri diretti ad altre fermate, ma comunque disgraziati come lei, la protagonista, rievoca persone e avvenimenti, rivede volti, riascolta voci, allinea e mescola in un continuo alternarsi di flashback di fatti accaduti in tempi diversi: il lager stalinista nel quale furono deportati i nonni, l'ammazzamento dell'amica Lilli alla frontiera con l'Ungheria, le angherie del suocero di professione delatore, la morte in ospedale, per eccesso di anestesia, di un suo compagno d'infanzia, il camion grigio della Securitate che ha inseguito il motociclista fino a buttarlo nel fosso, le spiate del collega che l'hanno fatta licenziare, il vino aspro, i cibi orribili, i vestiti di cattivo gusto"

Isabella Bossi Fedrigotti su Corriere.it

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