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Condannati alla follia

AA. VV.
Garzanti, Milano, 1972

Da alcuni anni la stampa occidentale da notizie sempre più frequenti di ricoveri forzati in cliniche psichiatriche di oppositori del regime sovietico. Il metodo della « repressione psichiatrica » non è nuovo. Già al tempo di Stalin s'erano verificati casi di scienziati e di uomini di cultura internati in manicomio per «scarso affidamento politico». Ma nell'ultimo decennio la repressione psichiatrica è stata riesumata e intensificata.
Che cosa ha reso inadeguati i metodi tradizionali: lavori forzati, prigione, confino? Probabilmente la natura stessa del nuovo movimento contestatore che non si dichiara nemico del potere sovietico e non aspira alla conquista del potere. La difficoltà di trovare capi d'imputazione concreti non ha lasciato altra soluzione che dichiarare malate di mente le persone ostili al regime. Così il biologo Jaures Medvedev viene internato come schizofrenico perché si occupa oltre che di biologia anche di problemi politici e sociali, caso evidente di sdoppiamento della personalità; così l'allievo dell'Istituto militare Suvorov viene spedito in manicomio criminale «per mania di marxismo e di ricerca della verità», e il comunista francese, che si fa cittadino sovietico, viene dichiarato pazzo perché organizza gli operai e li spinge a rivendicare migliori condizioni di lavoro.
Contro questo nuovo tipo di contestazione si moltipllcano dunque le «psicocliniche speciali» (SPB) o i reparti speciali dei manicomi — le une e gli altri gestiti dal KOB (Comitato della Sicurezza di Stato) — dove gli oppositori vengono inviati con una semplice decisione del tribunale, rinnovabile di anno in anno su parere del personale del manicomio, e sottoposti a trattamenti terapeutici di cui non hanno nessun bisogno, in compagnia di veri pazzi.
Alcuni casi diventano clamorosi : Jaures Medvedev, Vladimir Bukovskij, la poetessa Natalja Gorbanevskaja, il vecchio generale Petr Grigorenko... ma quanti altri casi esistono che non suscitano nessuno scalpore d'opinione pubblica?
Questo libro contiene la prima documentazione sistematica sulla repressione psichiatrica in Unione Sovietica. I numerosi casi scelti dai curatori parlano di personaggi noti e di figure ignote, attraverso una serie di minuziosi resoconti, di drammatiche testimonianze dei protagonisti, di lettere, di appelli, di racconti d'esperienze. È una documentazione vasta, persuasiva, ordinata in modo da formare un libro di grande interesse.
Completano il volume : le teorie psichiatrico-giudiziarie di D.R. Lune (il colonnello medico che ha firmato la maggior parte delle diagnosi-condanna); gli articoli del codice penale sovietico in materia; un appello di Bukovskij agli psichiatri; un elenco dei medicamenti più frequentemente impiegati nelle cliniche psichiatriche speciali; una lettera aperta di A. Solzenitsyn; altre testimonianze di carattere generale e scritti del Samizdat (l'editoria clandestina o autoeditoria); l'elenco delle persone colpite dalla repressione psichiatrica di cui ha dato notizia « Chronika » negli ultimi tempi."

Tratto da: Libreria incanto

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