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Dio dirà l'ultima parola

Fiorenzo Emilio Reati
Arca Edizioni, Lavis, 2003

Dio dirà l’Ultima parola svela la persecuzione subita dalle Chiese Cattolica e Ortodossa in epoca sovietica, con l’intento di “districare la verità dalla menzogna” riesumando documenti d’archivio che per decenni sono stati nascosti con maniacale accortezza. A farlo è padre Fiorenzo Emilio Reati, francescano trapiantato da un decennio in Russia, professore al seminario cattolico di San Pietroburgo, direttore dell’istituto superiore per gli studi filosofici “San Tommaso d’Aquino” e incaricato di corsi di filosofia presso l’Università. Autore di varie opere in lingua russa, ha ricevuto il premio “Casa europea”, onorificenza conferita ogni anno ai professori occidentali di filosofia della città.
Il libro si apre con un quadro statistico recante le dimensioni numeriche del corpo clericale e degli edifici, culturali e amministrativi, gradualmente requisiti dal regime bolscevico dopo la rivoluzione del 1917. La repressione si giustificava con le tesi marxiste che condannavano la religione come paravento sovrastrutturale degli interessi economici della Chiesa, l’eliminazione della quale era possibile, quindi, con la cancellazione delle sue proprietà.
L’autore ci conduce attraverso le aule dei tribunali del popolo da cui vennero emanati decreti e provvedimenti in successione frenetica, a partire da quello del gennaio 1918, che sanciva il divorzio forzato tra Stato e Chiesa e che in poco tempo tolse ai sacerdoti ogni diritto civile e amministrativo.
Padre Reati ci guida poi nella Russia martoriata dalla carestia, che fu presa a pretesto dalle autorità bolsceviche per dare inizio all’azione di sequestro dei beni ecclesiastici. Viene quindi fornita una dettagliata ricostruzione del processo collettivo intentato al clero cattolico nel ’22, primo di una lunga serie. Trojke di giudici popolari condannavano imputati innocenti ai lavori forzati nei lager, dove si “curava” la fede religiosa come “un’anomalia della psiche”, come nel reparto speciale SLONa delle famigerate isole Solovki. Al termine della seconda guerra mondiale, con il concilio di Leopoli del 1946, la chiesa greco-cattolica fu costretta a un “matrimonio di convenienza” con la chiesa ortodossa russa, determinandone di fatto la scomparsa.
Alla morte di Stalin seguirono la gestione del potere da parte di Krushev, prima, e di Breznev più tardi. Questa fu la fase dei luoghi di culto vuoti, delle case abbandonate, delle scuole monastiche non frequentate. Il martirio di Stato fu sostituito dall’isolamento sociale, che privò i credenti anche delle relazioni umane, oltre che del lavoro e della libertà, fino ai cambiamenti introdotti dalla “perestroika” di Gorbacev, salito al potere nel marzo 1985. Il nuovo capo del Cremino riconobbe pubblicamente gli errori e gli orrori del regime, chiese l’appoggio della chiesa ortodossa russa per un’opera di rinnovamento e approvò una nuova legge sulla libertà di coscienza per le organizzazioni religiose. Dopo soli quattro anni cadeva il muro di Berlino e il regime sovietico collassava.
Ciò che emerge dal brutale resoconto degli archivi sovietici è l'umanità muta e inerme di sacerdoti, vescovi, preti e monaci vittime della rivoluzione: come il patriarca Tychon, piegatosi al regime perché “perisca pure il mio nome per la storia, purché la chiesa resti in vita”; i “pastori pellegrini” che “non ebbero né chiesa né parrocchia, e le povere isbe contadine furono il loro tempio”, i quali viaggiavano per esercitare i sacramenti nei più sperduti angoli della sterminata URSS; i podvizniki, gli “eroi della gente”, fedeli che prestavano aiuto ai “preti nomadi”, massacrati coi loro sacerdoti; le comunità femminili, che toglievano l’abito religioso prima di uscire per paura della repressione; gli autori clandestini dei samizdat, autoedizione di libri dattiloscritti, testi a carattere spirituale e religioso proibiti dalla censura brezneviana.
Ora “Dio dirà l’ultima parola”: a noi tocca il dovere di ascoltarla e ripeterla. È il dovere della memoria, unica forma di risarcimento possibile delle vittime, il solo modo per tenerle in vita e non farle morire una seconda volta. Per impedire il disegno degli aguzzini, che è quello di dimenticare e far dimenticare nel tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità, alla colpa dei crimini commessi. Memoria come monito per il futuro, nuovo inalienabile Comandamento perché non siano più scritte le tragedie della Storia di cui si parla nel libro.

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