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Lettere da Char'kov: la carestia in Ucraina e nel Caucaso del Nord nei rapporti dei diplomatici italiani, 1923-33

Andrea Graziosi (a cura di)
Einaudi, Torino, 1991

 All'inizio degli anni Trenta, il governo fascista italiano aveva accreditati in URSS alcuni diplomatici. Attenti e scrupolosi nell'annotare le manifestazioni della politica staliniana così come i gesti semplici e disperati della gente comune, con l'invio di regolari dispacci essi fotografarono con un occhio diretto e ravvicinato gli eventi terribili della guerra civile, della collettivizzazione e della carestia che costarono la vita di milioni di persone.
Rinchiusi discretamente negli Archivi di Stato dopo la lettura personale di Mussolini, quelle testimonianze di una relazione diplomatica fra paesi ufficialmente ostili, ma soprattutto quei documenti eccezionali di un momento cruciale della storia sovietica, sono rimasti per lungo tempo muti e inesplorati. Ora il lavoro di ricerca di Andrea Graziosi li riporta alla luce; e gli echi di quegli avvenimenti, giunti in Italia nel dopoguerra con le memorie di Kravcenco e le pagine di Grossman, appaiono subito meno lontani. Nitidi nei contorni, secchi come una cronaca attuale, fra le pieghe di queste narrazioni spesso avvincenti nella loro drammaticità, si rivedono intricati gli immani sacrifici di tanta gente sconosciuta e i momenti "epici" della grande storia; ma emergono anche elementi inediti per una nuova comprensione degli anni dello stalinismo; dei rapporti fra Stati e dittature tra le due guerre; e ancora si intravede l'anima profonda di tanti conflitti nazionalistici che a tutt'oggi scuotono le fondamenta dell'impero sovietico e minano i già precari equilibri della pace internazionale.

Tra la fine del 1932 e l’estate del 1933, la fame fece in Urss, in meno di metà del tempo, circa sette volte più vittime del Grande terrore del 1937-38 – ha reso noto Graziosi -. Quei mesi furono il picco di una serie di carestie cominciate nel 1931, il punto di svolta del decennio e, insieme, l’evento più importante della storia sovietica prima della guerra. Con i suoi cinque milioni di morti (la cifra non tiene conto delle centinaia di migliaia, forse anche del milione e più, che erano già morti in Kazachstan e altrove a partire dal 1930), la carestia del 1932-33 fu anche la più grave della storia sovietica (tanto nel 1921-22 che nel 1946-47 le vittime furono uno-due milioni), sulla quale ha lasciato un’impronta politica, psicologica e demografica visibile ancor oggi, come è ancora visibile l’impronta che essa ha lasciato nella vita degli Stati successori, Ucraina e Kazachstan in primo luogo”.

Questo libro contiene i rapporti dei diplomatici italiani sulla carestia che ha tolto la vita a quasi 10 milioni di ucraini. “I documenti inviati a Roma dai diplomatici italiani in Urss sulla carestia del 1932-33 costringono a fare i conti con una delle più grandi tragedie del XX secolo europeo. Essi hanno radicalmente mutato la mia comprensione della storia sovietica e il modo in cui guardo al secolo passato” ha detto Andrea Graziosi. “La notizia della loro pubblicazione in Ucraina mi ha riempito di gioia, e credo sarebbe opportuno ne uscissero anche le edizioni inglese e russa, tanto più che queste Lettere, subito rivelatesi tra le migliori fonti a nostra disposizione, sono restate tali anche dopo l’apertura di parte degli ex archivi sovietici, che pure hanno fatto venire alla luce documenti di grande valore”.

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